Domenica, 03 Gennaio 2016 10:24

informatici italiani in Irlanda

Ultimamente tante grandi multinazionali dell'informatica hanno trasferito o aperto dal nulla le sedi europee in Irlanda, Paese in cui emigrano parechi nostri connazionali. La verità è che i programmatori e informatici, sottopagati in Italia, vengono valorizzati all'estero.

Gigantesche società come Apple, Facebook o Google, IBM, Oracle o Microsoft hanno sedi in Irlanda, nuovo cuore del settore informatico. Il motivo è di tale scelta è semplice: il regime fiscale che offre alle aziende l’isola è uno dei più favorevoli al mondo, con un'imposta sul reddito delle società bloccata al 12,5%, contro il 25,5% della media europea. E con una forte ripresa economica in corso: nel 2014 il PIL è cresciuto del 5,2%.

Altro che le chiacchiere dei governanti in Italia: spiega Giovanni Adorni Braccesi Chiassi, ambasciatore d'Italia a Dublino, "Quando l'Irlanda è arrivata sull'orlo del fallimento, il governo ha fatto riforme importanti, senza tagliare ricerca e sviluppo". Ed ecco i risultati: "Le imprese crescono in maniera stabile, e questo spiega perché tre anni fa la disoccupazione era al 15% e ora siamo al 9%", aggiunge.

E gli italiani arrivano a frotte a Dublino: secondo i dati dell'ambasciata italiana, sono 12mila i cittadini che hanno registrato la loro residenza in Irlanda, il 40% in più rispetto al 2012, anno in cui erano poco più di 8mila. E la stima è per difetto, perché molti trascurano il passaggio all'anagrafe: "La presenza italiana in Irlanda è superiore. Gli italiani sono circa 20mila, ma molti non si iscrivono all’AIRE perché preferiscono mantenere l'assistenza sanitaria in Italia", continua l'ambasciatore. Infatti secondo LinkedIn per il secondo trimestre consecutivo l'Italia si conferma il Paese con più professionisti in entrata in Irlanda (13% di lavoratori negli ultimi sei mesi), al pari con il Sud America e seguita dalla Francia (11%) e la Spagna (9%).

Addirittura, tutti questi emigranti creano un'emergenza abitativa: quasi 700mila vivono in case affittate, mentre nel 2013 il numero era limitato a 455mila. "La popolazione di Dublino cresce a vista d’occhio, per cui i proprietari degli stabili se ne stanno approfittando e hanno alzato gli affitti quasi del 15%", aggiunge l'ambasciatore.

L'Italia non investe più sui nostri laureati, che quindi continuano a partire. E nel frattempo l'Italia resta a guardare.: "Negli anni '90 il nostro Paese ospitava i laboratori delle maggiori aziende informatiche, da IBM a Microsoft", ammette Roberto Baldoni, docente di Ingegneria dell'Informazione della Sapienza, "Poi le cose sono cambiate: Nel decennio successivo abbiamo perso il treno dell’informatica. Come pensiamo di sopravvivere come Paese nel futuro? Solo con il cibo e le borse?"

Gli investimenti in Italia nel settore sono ridotti all'osso, con prospettive lavorative tutt'altro che rosee: Le iscrizioni all'università resistono, perché comunque il lavoro si trova,ma è un tipo di impiego sottopagato. Già superando le Alpi gli stipendi triplicano , insieme alle reali possibilità.

Daniele Nardi, anche lui docente della facoltà di Ingegneria informatica della Sapienza, aggiunge: "Ultimamente anche le aziende italiane offrono contratti a tempo indeterminato, ma comunque non si investe mai sulla persona, si tende a sfruttarla. Questo è il motivo per cui quelli che restano in Italia preferiscono aprire delle loro start-up anziché lavorare per le grandi imprese".

Ancora, racconta Luca, nato a Vigevano 27 anni fa, con una quasi-laurea in matematica e una passione per l'informatica, "Non sempre serve la laurea, qui tanti sono autodidatti: io sono stato contattato tramite LinkedIn da un cacciatore di teste". Insomma, non serve neanche un curriculum. Dopo aver ricevuto la proposta di un'azienda che si occupa di scommesse, Luca ha subito accettato: "Ho lavorato alcuni mesi a Gibilterra e poi sono venuto a Cork. Dopo tre anni ricopro un ruolo medio - alto e posso decidere quanto voglio guadagnare: nel nostro Paese, dove ho lavorato per varie aziende, sono arrivato massimo a guadagnare 1.500 euro al mese, qui arrivo a 3.400".

Ed è vero: stando ai dati forniti da Payscale, database dedicato al lavoro globale, il salario medio di un manager informatico in Irlanda supera i 4.500 euro, mentre un ingegnere informatico ne guadagna almeno 3.200. Numeri sconosciuti in Italia.

Altra testimonianza da Fabrizio Di Carlo, 28 anni, security engineer a Dublino per una multinazionale: "Ho studiato Ingegneria informatica, ma dopo l’Erasmus a Varsavia ho capito che da noi siamo troppo legati allo studio teorico, così ho lasciato". Dopo l’esperienza in Polonia, è giunto quindi in Irlanda: "Avevo mandato diversi curricula, ma per questo lavoro è stata l'azienda a cercarmi: qui non cercano ingegneri informatici, ma gente competente. La laurea è un surplus".

Oppure Luca Iannario, nato 28 anni fa a Pescara: laurea specialistica in Ingegneria Informatica, poi un incarico da software engineer a Roma: "Ero un neolaureato fortunato, ma in Italia per accedere a ruoli più importanti devi avere per forza alle spalle molti anni di esperienza". Quindi decide di accettare un'offerta di una multinazionale farmaceutica. "Sono a Dublino da gennaio e mi occupo dello sviluppo di piattaforme di hosting per il sito. A nessuno interessa quanti anni ho, contano solo le mie capacità. E in 10 mesi ho già avuto un avanzamento di carriera".

Infine, Alessandro, dopo anni fermo sulla stessa sedia italiana, in Irlanda ha avuto la possibilità di ritagliarsi uno spazio tutto suo: "Ora sono senior system administrator per un gruppo assicurativo multinazionale. Qui quando rispondi a un'inserzione c'è sempre un piccolo margine di trattativa sullo stipendio". Ma un domani spera di tornare nell'Italia che finora l'ha deluso: "Ho due bambini e a Dublino è più facile crescerli, ma il nostro Paese mi manca molto. Però, guardando ai miei coetanei, penso di essere uno dei pochi fortunati ad aver trasformato una passione in una professione".

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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