Mercoledì, 28 Novembre 2012 23:32

cartella esattoriale nulla se non è riportato il calcolo degli interessi

Una cartella esattoriale compilata in modo incompleto o con difetti di forma non è valida. Ad esempio, se non è indicato chiaramente il metodo di calcolo degli interessi. Lo afferma una sentenza della commissione tributaria regionale del Piemonte.

Aumentano le sentenze della Corte di Cassazione piuttosto che delle commissioni tributarie regionali che, per vizi di forma, invalidano cartelle esattoriali compilate troppo alla buona o con scarsa trasparenza verso il cittadino vessato.

Vediamo in dettaglio il caso. In linea con quanto affermato dalla giurisprudenza tributaria di merito e dalla Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 92/36/12 depositata lo scorso 1° ottobre la commissione tributaria regionale del Piemonte ha chiarito che la trasparenza della cartella esattoriale costituisce un elemento essenziale per la legittimità dell’atto di riscossione, poiché il contribuente deve essere messo in condizione di verificare la correttezza dei calcoli effettuati dall'agenzia deputato alla riscossione, il più delle volte la famigerata EQUITALIA.

Quindi, se dall'esame della cartella esattoriale il cittadino non può comprendere chiaramente il tasso degli interessi imposto piuttosto che il metodo di calcolo applicato (ad esempio, se viene applicata la capitalizzazione semplice degli interessi o quella composta - o, qualora si applichi quest’ultima, qual è il periodo di riferimento) in virtù della sentenza citata, la cartella esattoriale è da considerarsi nulla. Insomma, non va pagata. Questo perché, detto in altre parole, riportare solo la cifra globale degli interessi dovuti senza indicare le specifiche modalità di calcolo degli interessi non è sufficiente per scongiurare pratiche non in linea con la legislazione vigente e, alla fine, pretendere un pagamento dell'imposta gravato da mora.

La commissione piemontese non ha certo sconvolto l'ordinamento giurisprudenziale in merito, ma ha soltanto confermato l’orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione che con la sentenza n. 4516/2012 ha affermato che tutte le cartelle di pagamento notificate dopo giugno 2008 prive dell’indicazione della base di calcolo degli interessi, dovranno considerarsi illegittime, sia a prescindere dalla circostanza che l’accertamento si sia concluso e che il cittadino ne sia già stato messo a conoscenza.

Ormai il fatto che lo Stato possa pretendere un pagamento senza neanche doverne giustificate la natura è un mito che si sfata sempre più. Certo, occorre un legale per vedere riconosciuto il proprio diritto, ma in questi casi sicuramente una class action può aiutare i cittadini ad abbattere i costi.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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