Lunedì, 27 Luglio 2015 11:12

IMU sulle scuole della Chiesa: cosa succede dopo il caso Livorno?

Riaffiora l'antica disputa allora iniziata tra Papa Benedetto ed il premier Mario Monti. Il caso stavolta è agitato da una sentenza della Corte di Cassazione, che riconosce l'obbligo delle scuole religiose di pagare l'IMU, con tanto di conteggio degli arretrati fino ad oggi. Ed ecco fatto: chi gestisce gli istituti insorge. Cerchiamo ora di prevedere gli effetti della clamorosa sentenza.

l'IMU alle scuole religiose, ed in generale agli immobili della Chiesa non adibiti a luoghi di culto, è una questione che viene agitata secondo occorrenza sin dai tempi in cui è stata istituita, tra il ministro Tremonti ed il premier Monti, quando era Papa Benedetto XVI.

A rispolverare la questione è stavolta una sentenza a dir poco controtendenza della Corte di Cassazione, la quale ha accolto un ricorso del comune di Livorno dichiarando legittima la richiesta di versamento dell'imposta municipale sugli immobili avanzata nel 2010 nei confronti di due istituti paritari locali. Una decisione che ha fatto velocemente il giro del web, soprattutto in quanto risulta controtendenza rispetto all'orientamento del governo Renzi.

Come ovvio, la sentenza potrebbe rappresentare un precedente giurisprudenziale importante per altri casi simili, diffusi in tutta Italia, e la cosa spaventa non poco le casse della Chiesa cattolica, che da sola gestisce il 63% degli istituti paritari in Italia: una specie di monopolio. Guarda un po', l'esenzione IMU per le scuole religiose fino ad adesso ha permesso agli istituti paritari di risparmiare 500 milioni di tasse l'anno. Tasse che, vediamola anche così, lo Stato ha recuperato da tutti gli altri contribuenti.

Il Comune di Livorno, orgogliosamente, ha reso noto il dispositivo delle sentenze depositate lo scorso 8 luglio: la motivazione non lascia spazio a dubbi interpretativi. Infatti, partendo dal fatto che per gli alunni iscritti alle scuola paritaria è previsto il pagamento di una retta annuale, il servizio è evidentemente un'attività commerciale, a reddito insomma, e non gratuita o di beneficenza. Il fatto che poi venga dichiarata in perdita potrebbe non essere un elemento che giustifichi l'esenzione dal pagamento della tassa. In altre parole, comunque è visibile l'idoneità potenziale ad ottenere ricavi, a prescindere dal bilancio effettivo.

E quindi, adesso i due istituti paritari livornesi, "Santo Spirito" ed "Immacolata", sono chiamati al pagamento di 422 mila euro tra imposte e sanzioni corrispondenti, per il periodo 2004-2009. E, come detto, potrebbe essere solo il primo caso.

Ovviamente, le scuole paritarie si ribellano. Don Francesco Macrì, presidente della FIDAE (Federazione Istituti di Attività Educative) addirittura prevede la catastrofe, cioè la chiusura degli istituti religiosi - visti i bilanci pesantemente in rosso. E quindi una perdita grave per i cittadini a cui offrono il servizio didattico a fronte di un costo quasi nullo per lo Stato. Anzi, un risparmio rispetto alle scuole pubbliche, dato che quelle religiose si autofinanziano per molti servizi. Secondo lui, le scuole paritarie sarebbero da supportare con stanziamenti ad hoc, invece che da vessare con tasse.

In effetti Edoardo Patriarca, quota PD e componente della commissione affari sociali, ha confermato il ruolo sociale di questi istituti che, spesso, compensano le evidenti carenze del sistema scolastico pubblico (e pagato con le nostre tasse). Sempre secondo il politico, se le scuola paritarie chiudessero veramente lo Stato dovrebbe finanziare la creazione di nuovi istituti scolastici pubblici per ospitare il milione e 300 mila studenti circa che oggi frequenta le scuole paritarie.

D'accordo tutti, ma ricordiamo che le scuole pubbliche sono pagate con le tasse che tutti versiamo - a parte la Chiesa finora e nel caso specifico, ben distinta dall'illecito popolo degli evasori fiscali. Quindi, un primo tentativo dovrebbe essere quello che ottimizzare l'impiego delle tasse per la scuola pubblica, dove gli sprechi sono davanti agli occhi di tutti, invece che sostenere economicamente soluzioni private o, peggio ancora, spendere soldi pubblici per aprire nuove scuole pubbliche. E poi, dov'è finito il motto di Renzi che "paghiamo tutti, paghiamo meno"?

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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