Lunedì, 08 Ottobre 2012 14:53

IMU per la Chiesa: ipotesi bocciata

Tra gli annunci del governo tecnico c'era anche quello di far pagare, con svariati distinguo ed attenuanti, l'IMU alla Chiesa per gli immobili posseduti in territorio italiano ed usati a scopo non strettamente di culto. Ipotesi definitivamente bocciata dal Consiglio di Stato: la Chiesa, come altre categorie "protette", è esclusa quindi dalla imposta.

Il Consiglio di Stato ha dato parere negativo al decreto del Ministero dell'Economia e Finanze, secondo cui alcune categorie di enti non commerciali, tra cui la Chiesa, avrebbero dovuto essere sottoposte al pagamento dell'Imposta Municipale Unica.

Nel testo si deduce la motivazione del Consiglio: "Non è demandato al Ministero di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell'esenzione IMU per gli immobili degli enti non commerciali. Sulla base di tali considerazioni deve essere rilevato che parte dello schema in esame è diretto a definire i requisiti, generali e di settore, per qualificare le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Tale aspetto esula dalla definizione degli elementi rilevanti ai fini dell'individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell'immobile mista 'c.d. indistinta' e mira a delimitare, o comunque a dare una interpretazione, in ordine al carattere non commerciale di determinate attività".

Ed ancora: "l'amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative che non solo esulano dall'oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività. Basti fare riferimento al criterio dell'accreditamento o convenzionamento con lo Stato per le attività assistenziali e sanitarie o ai diversi criteri stabiliti per la compatibilità del versamento di rette con la natura non commerciale dell'attività".

Infatti, nel decreto è utilizzato il criterio della gratuità o del carattere simbolico della retta per attività culturali, ricreative o sportive. mentre in altri casi si usa il criterio dell'importo non superiore alla metà di quello medio previsto per le stesse attività svolte nello stesso ambito territoriale con modalità commerciali - è il caso di attività ricettiva e in parte assistenziali e sanitarie. Ancora, in altri casi il criterio utilizzato è quello della non copertura integrale del costo effettivo del servizio - per esempio per attività didattiche.

In finale, per i giudici del Consiglio di Stato "la diversità ed eterogeneità di ciascuno dei criteri rispetto alla questione dell'utilizzo misto conferma che si è in presenza di profili, che esulano dal potere regolamentare in concreto attribuito. Questi profili potranno essere oggetto di un diverso tipo di intervento normativo o essere lasciati all'attuazione in sede amministrativa sulla base dei principi generali dell'ordinamento interno e di quello dell'Unione europea in tema di attività non commerciali".

Morale: il decreto è morto quasi sul nascere di fatto per motivazioni formali e procedurali, nonostante fosse stato positivamente acclamato come una riforma epocale del sistema fiscale che potesse portare ad un alleggerimento del carico fiscale per il cittadino medio. Invece, prima l'attivazione del decreto è stata rinviata, ed ora definitivamente bocciato. Tanto lavoro per nulla, addio speranze di equità.

 

FONTE: http://www.italiaoggi.it

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