Lunedì, 20 Maggio 2013 14:00

IMU e TARES, nuove puntate di una storia infinita

Ad oggi, le varie tasse sull'abitazione ad uso abitativo sono essenzialmente tre: canone RAI, TARES ed IMU (più o meno in ordine di importo crescente). Ed ogni giorno che passa sembra palesarsi sempre più l'idea che stiano confluendo tutte verso un'unica tassa patrimoniale che possa (ri)pagare il comune per i servizi erogati, o meglio per i soldi spesi. Ma davvero si può fare conto unico?

Pensiamo ad una riforma fiscale degli immobili - abitazioni in primo luogo - concepita come una tassa locale unica destinata a pagare tutti i servizi che il comune sostiene. Una sorta di chimera dei palazzi di governo che, tra federalismi e riforme, è spuntata (come ipotesi) tante volte ma non ha mai visto la luce. Già, come mai.

Punto primo, chi paga. IMU e TARES, i due principali tributi, sono pagati da soggetti diversi: l'IMU è a carico del proprietario, mentre la TARES deve essere pagata da chi occupa l'immobile a qualsiasi titolo (tipico esempio gli inquilini, ma anche i comodatari e via dicendo). Si potrebbe imporre il pagamento della tassa "unica" al solo proprietario, che poi si rivale sull'inquilino, ma ovviamente ci sono tantissimi sottocasi da affrontare prima di applicare una norma potenzialmente iniqua.

Punto secondo, la prima casa è da considerare "sacra" come dicono i pidiellini, o no? In realtà, se la logica è di compensare il Comune per i servi erogati, evidentemente le prime case sono incluse nella tassa. Ma molte, troppe correnti politiche non sono d'accordo su questo punto: in ogni Comune i servizi locali sono utilizzati prima di tutto da chi ci abita, come fu ribadito durante l'ipotesi di decollo della cosiddetta service tax all'epoca del federalismo fiscale dopo la cancellazione dell'ICI sulla prima casa.

Punto tre, le abitazioni non principali. Sempre tenendo a mente la logica della service tax, la tassa che ripaga il Comune per i servizi erogati, dobbiamo considerare che una casa sfitta, come tante seconde case magari per parecchi mesi all'anno (caso tipico, la casa vacanze), non consuma praticamente alcun servizio locale. E allora, deve pagare tutta la tassa, meno o nulla? Perché se l'abitazione principale viene esclusa, allora per compensazione la seconda casa diviene un bene di lusso che paga una tassa di importo eccessivo per il "consumo": nel caso dell'IMU, la casa al mare / in montagna è un indice di ricchezza su cui ovviamente si esercita la patrimoniale nella sua espressione più vessatoria.

Punto quarto, il ruolo dell'Europa. Quante volte ci dicono che la tassa va pagata perché "ce lo chiede l'Europa". Peccato però che per la tassa ambientale, quindi la TIA/TARSU/TARES, l'Europa chiede che si paghi in proporzione ai rifiuti prodotti, secondo il principio che "tanto inquini, tanto paghi". Infatti, nel 1997 col decreto Ronchi nacque la TIA, calcolata con un metodo statistico che serve a calcolare i rifiuti prodotti e su questa base misurare la tassa. TIA che, ricorderete, doveva sostituire la TARSU, calcolata a metro quadrato, ma fu poi abbandonata dal legislatore nazionale: in 16 anni solo un Comune su sei l'ha adottata!

In finale, oggi la TARES dovrebbe estendere a tutti il metodo statistico della TIA, ma come si fa a trovare un principio di pagamento unico se la si fonde con l'IMU?

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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