Martedì, 14 Maggio 2013 12:00

impugnare un testamento presunto falso: come e quando

Purtroppo succede molto frequentemente: un parente ricco muore, magari senza parenti diretti che abbiano per legge diritto alla parte legittima. E spunta un testamento olografo che evidentemente assegna tutto ad un parente, un amico, un assistente o un badante. Spesso, però, il documento è falso. Cerchiamo di capire cosa succede in questi casi.

Avevamo accennato all'argomento in questo articolo, riservandoci di approfondire la casistica del testamento olografo (presunto) falso. Ne approfittiamo ora.

Perdere una persona cara è un dolore straziante. Ma per qualcuno è anche l'occasione per guardare con avidità all'eredità del defunto, innescando per ciò una vera e propria guerra tra familiari e congiunti per mere questioni ereditarie. E lo sappiamo, in tutte le guerre vincono le migliori strategie, spesso con l'uso di qualunque mezzo purché efficace allo scopo. Compresa la comparsa di testamenti olografi di indubbia provenienza.

Se quindi noi siamo ragionevolmente dubbiosi sull'attendibilità di un documento siffatto, come possiamo dimostrare che il presunto testamento olografo è falso? Sulla questione la Suprema Corte di Cassazione si esprime in modo diversamente interpretabili.

Con la sentenza n.8272 del 24 maggio 2012, la Cassazione ha affermato che nel contestare l'autenticità del documento si debba procedere con la querela di falso, "data l'incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata che connota il testamento, che, quindi, non può essere assimilato ad una scrittura privata proveniente da un terzo estraneo alla lite". Badate bene, la stessa corte riconosce l'elevata incidenza di casi di questo tipo.

Ma la stessa fonte, con la sentenza n. 28637 del 2011, sostiene che "chi è stato istituito erede con un precedente testamento è legittimato, a norma dell'art. 214 c.p.c., a disconoscere un successivo testamento contro di lui prodotto e con il quale è stato istituito altro erede". Tradotto, l'erede testamentario che vuole far valere i propri diritti deve accollarsi l'onere di dar corso al procedimento di verificazione della scrittura.

Insomma, quale è la modalità più corretta per impugnare un testamento olografo che si presuppone sia falso?

Certo, il testamento olografo è una sorta di una scrittura proveniente da terzi. Ma è altrettanto vero che gode di una peculiare disciplina legale, in ragione della sua attitudine probatoria: ciò si riflette sullo strumento processuale da utilizzare ai fini dell'accertamento negativo della sua autenticità. Ancora, mentre le scritture private devono essere autenticate prima di essere opposte ai terzi devono essere autenticate o accertate giudizialmente e trascritte, il testamento produce effetti nella sfera giuridica degli eredi con la semplice pubblicazione, senza alcuna necessità di un accertamento della sua autenticità o trascrizione.

Ad ogni buon conto, sono vigenti i principi generali del codice penale secondo i quali l'onere della prova è in capo a colui che contesta la validità del testamento olografo, e non tocca diversamente all'erede nominato dal testamento provare che il documento è valido: questo principio è in linea con l'art 456 del codice civile, secondo il quale non si procede alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, la successione testamentaria. Ossia, fino a prova contraria - che deve produrre l'accusatore - si dà luogo a procedere secondo testamento. E quindi, chi si afferma successore per legge (cioè in assenza di testamento, in quanto ritenuto falso) dovrà esercitare un'azione di accertamento negativo volta a far valere la nullità del testamento, con ogni onere di tale azione a suo esclusivo carico, oltretutto in conformità ai principi generali secondo cui si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza 1545/51.

Riassumendo: nel confronto tra erede per legge ed erede testamentario, il primo non potrà limitarsi al mero disconoscimento del testamento - perché ciò riverserebbe sul secondo l'onere di contestare l'asserita falsità del testamento, in altre parole di dimostrarne positivamente l'autenticità. Cosa che invece avverrebbe se si applicasse alla materia di successione la disciplina inerente il disconoscimento di una qualunque scrittura privata.

Chiarito chi ha l'onere dell'azione, vediamo come agire. Se una delle due parti dovesse dovesse provare (o disconoscere) non solo l'autografia della sottoscrizione, ma l'intero testo, sarebbe quantomeno necessario avere a disposizione scritture manoscritte riconosciute, oppure accertate per sentenza del giudice o per atto pubblico. Cosa normalmente difficile da reperire: spesso si trovano solo lettere o scritture private che potrebbero avere la stessa dubbia attendibilità di origine del documento da disconoscere: potrebbero essere state collocate a casa del defunto proprio dalla stessa persona che ha prodotto il testamento falso.

Occorre però considerare anche che semmai si accertasse che un documento siffatto è un falso, intenzionalmente prodotto per appropriarsi indebitamente dell'eredità, i rischi non sono solo di falso in scrittura privata: la falsificazione del testamento olografo, al contrario del falso in scrittura privata, è perseguibile d'ufficio ai sensi dell'art.493 bis, comma secondo del codice penale e soggetto alle pene di cui all'491 del medesimo codice: tutto ciò indica la considerazione che l'ordinamento attribuisce al documento.

 

FONTE: http://dirittoefamiglia.it

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