Sabato, 12 Agosto 2017 12:00

immigrazione ed economia italiana: quanti errori

Riflettiamo in modo obiettivo ed asettico sulla situazione degli sbarchi in Italia, partendo dalle parole - vere, parzialente vere piuttosto che mere illazioni propagandistiche - del capo dell'INPS, per poi valutare le ripercussioni sulla nostra economia e politica internazionale.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, sul fenomeno ormai incontrollato dei migranti che giungono in Italia.

Sulla emergenza immigrazione in Italia pensiamo si sia detto tutto e di tutto, tra giornali, web e canali televisivi. Alla fine, prevaricano come sempre due sentimenti estremi: c'è chi invoca la chiusura dei porti ed il respingimento dei migranti, e c'è chi invece implora l’apertura indiscriminata di porti e frontiere. Insomma, chi fa "catenaccio" e chi invece dice di aprire tutto a tutti.

In mezzo, c'è la maggioranza degli italiani che non ha interessi diretti nella materia, come li avrebbe un operatore di turismo nelle zone degli sbarchi o un poliziotto che tutti i giorni deve controllare gli immigrati. Costoro, appunto nel mezzo tra le due posizioni urlate come fossimo in uno stadio, hanno bisogno di capire come, invece, il problema riguardi tutti noi italiani (e non solo).

Ricordiamo le affermazioni del presidente dell’INPS, Tito Boeri, il quale in piena emergenza sbarchi ha affermato che gli immigrati servono a pagarci le pensioni. Una 'sparata' verosimilmente più politica che tecnica, verrebbe da dire, che a dir poco generalizza come quelli che dicono che gli immigrati ci rubano il lavoro.

I fatti sono i seguenti: se un immigrato arriva in Italia regolarmente, trova un lavoro e paga i contributi all’INPS, sta contribuendo al sistema previdenziale - come qualunque altro lavoratore italian - per finanziare le pensioni pagate oggi. Ma allo stesso tempo e per tutti, i contributi versati oggi sono un debito per l’INPS di domani: diventeranno a loro volta assegni di pensione per chi oggi paga i contributi.

Oltretutto, di solito l'immigrato regolare in Italia tende ad uniformarsi al comportamento demografico della famiglia tipica italiana, ossia a generare un pari numero di figli. In finale, gestire una famiglia di immigrati regolari o di italiani per ll'INPS non fa alcuna differenza: oggi pagano le pensioni ai pensionati, domani saranno loro pensionati e qualcuno dovrà analogamente sostenerne la pensione.

Andiamo sui numeri: Tito Boeri ha detto che i migranti - regolari, insistiamo - hanno contribuito per 38 miliardi di euro in 22 anni, ovvero la media di 1,7 miliardi all’anno. Sembra tanto? E' una minuzia: l'INPS ha raccolto nel 2016 complessivamente circa 220 miliardi di euro: la quota media degli immigrati regolari è quindi sotto lo 0,8 percento: praticamente nulla.

E poi, il problema in Italia non sono gli immigrati, ma la (dis)occupazione: più di un giovane su tre nel Belpaese non lavora, nel sud addirittura oltre la metà dei giovani è disoccupato: evidentemente per la polica è meglio discutere dei pochi numeri degli immigrati invece dei ben più gravi numeri dei connazionali.

Anche perché finora abbiamo parlato degli immigrati regolari - ad esempio, l'esercito delle colf - ma quanti immigrati che arrivano con i barconi poi diventano regolari e pagano la cassa di Boeri? Pressoché nessuno: meglio non chiedersi cosa fanno tutti questi disperati una volta sbarcati in Italia.

Altra domanda: i miliardi che l’Italia puntualmente spende, tra centri di accoglienza, sussidi e costi della Marina per raccogliere i migranti, da dove vengono? Paga l’Europa o, alla fine, paga sempre 'pantalone'? Per rispondere, basti ricordare che la spesa in questione viene solo in parte sovvenzionata da fondi europei. E, soprattutto, occorre rammentare che l’Italia è un contribuente importante di tali fondi in quanto membro dell'Unione Europea: sono alla fine sempre soldi nostri.

Il problema, in realtà, non è di chi paga - ovviamente, sempre 'pantalone' - ma se tale spesa è veramente efficace. Ossia, qual'è la percentuale di spesa persa e non utile all'accoglienza dei migranti? Parliamo di abusi locali, di gestione mafiosa degli appalti, di inutile burocrazia e via dicendo. E' questo il punto: gli scandali emersi e le indagini a tutto campo ci hanno fatto chiaramente capire che i tanti miliardi arrivano in buona parte nelle mani sbagliate e per ingrassare le vacche di cooperative e signorotti politici locali, attraverso una gestione a dir poco clientelare delle risorse.

Andiamo avanti: ci dicono che l’Europa non deve lasciare sola l’Italia, che Bruxelles non vuole sostenere l'Italia nel salvataggio dei migranti in mare. La verità è che l'Europa spende solo belle parole e, al massimo, propaga le stese belle parole verso i vari governi che potrebbero darci una mano. Alla fine, però, il peso degli sbarchi è tutto nelle mani delle Nazioni di approdo - Italia e Grecia. Gli altri, soprattutto i Paesi dell'Europa dell'est, prendono ingenti finanziamenti UE all’anno ma non vogliono condividere i nostri sacrifici. Ossia, l'Italia finanzia l'Europa ma tali finanziamenti finiscono in mano a Nazioni che neanche ci danno una mano a reggere un problema comune.

Oltretutto, dobbiamo pure dare ragione alla Francia di Emmanuel Macron, a parole europeista ma nella pratica avverso al supporto dell'Italia per l'immigrazione: come giustamente dice il presidente francese, la stragrande maggioranza di chi sbarca in Italia è un immigrato per ragioni economiche, non un profugo con diritto di asilo. E quindi formalmente non è un problema europeo, è un problema locale (cioè italiano). Mentre l’Austria ci minaccia di chiuderci le frontiere del Brennero laddove concedessimo ai migranti un permesso di soggiorno provvisorio: altro che integrazione politica europea.

La verità è che la libera circolazione riguarda solo le merci - per ora, in futuro vedremo - e soprattutto i prodotti finanziari: ai politici europeisti interessa solo questo, interessa solo la globalizzazione commerciale. Nulla a che vedere con le masse di profughi che si spostano di continente, doloranti ed affamate: l’accoglienza è un problema di chi riceve il migrante.

Aggiungiamo ora un elemento non certo edificante per l'Italia: negli ultimi 6 anni abbiamo visto la Francia, da Nicolas Sarkozy ad Emmanuel Macron, sempre più interessata a riaffermare la sua forza geo - politica nel Nord Africa, anche attraverso i bombardamenti e la messa 'fuori campo' del dittatore Mu'ammar Gheddafi. E l’Italia, in cambio, si è presa gli immigrati: prima, attraverso il controllo della situazione da parte del rais, era sufficiente stanziare qualche fondo a favore del regime libico per tener serrato il coperchio di questa pentola a pressione che, invece, ora è completamente esplosa.

E la colpa di chi è? Ce la dice lunga il rimpallo di responsabilità di questi giorni tra l’ex premier Silvio Berlusconi, e l'ex presidente Giorgio Napolitano. Aldilà di chi ricordi bene e chi no, emerge un devastante quadro: non siamo stati capaci o lungimiranti nel difendere un nostro interesse nazionale da impatti facilmente prevedibili, anzi diciamo pure certi. E non siamo neanche bravi ad imparare dai nostri errori: mentre ci siamo disinteressati della Libia - era meglio far finta di essere grandi statisti in Europa - l’appena eletto presidente Macron si precipita a colmare il vuoto politico apertosi a Tripoli, mediando tra le varie fazioni in lotta per il potere in modo da garantire alla Francia un posto di rilievo nella gestione futura dell’area. Alla Francia i meriti della mediazione ed soprattutto i proventi: tanto, i migranti arrivano da noi e sono un problema italiano, quindi non un problema per i francesi che lo hanno eletto.

Parliamo ancora di risvolti internazionali: c'è chi dice che in Italia non avvengono attentati terroristici perché siamo loro 'utili' come porta per l'accesso in Europa. Il che è vero e ci accomuna alla Grecia, altro Paese 'risparmiato' dalla vile efferatezza degli atti terroristici. Ma non è questo il motivo: i richiedenti asilo fonora sbarcati in Italia non sono neanche parenti dei terroristi che abbiamo - purtroppo - conosciuto in Francia o in Belgio: si trattava di cittadini locali, francesi e belgi, che, in seconda generazione erano africani o medio orientali.

Ma c'è un altro fattore da tenere in considerazione: il Vaticano. Immaginate se un atto terroristico - Dio non voglia - avviene in Italia, diciamo a Roma: l'ISIS otterrebbe come risultato una reazione furente della Chiesa Cattolica, che può oggi influenzare oltre un miliardo di fedeli e soprattutto muovere le coscienze di parecchi potenti cattolici della Terra, a cominciare da Donald Trump ed i 'big' europei. Fa paura solo pensarlo, ma ricordiamo solo che le cosiddette 'guerre sante' sono nate per motivi molto meno importanti di un attacco terroristico subìto.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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