Giovedì, 17 Settembre 2015 19:02

il testamento: tutto quello che c'è da sapere

Parliamo di testamento: le regole in gioco, le normative che si applicano e le modalità per esercitare i propri diritti.

Il testamento è un atto giuridico, col quale ciascuno può manifestare il proprio volere sull'attribuzione dei propri beni e diritti dopo aver cessato di vivere. Insomma, con il testamento si attribuisce rilevanza alla volontà del defunto nella successione, ed in tal modo si può decidere a chi attribuire i propri beni entro i vincoli che la legge riconosce.

Attraverso la successione, infatti, ed il testamento vengono trasferiti agli eredi secondo volontà i rapporti giuridici di carattere patrimoniale, ovvero che possono essere valutati economicamente. Al contrario, non si trasferiscono i rapporti giuridici di carattere personale, che per l'appunto si estinguono con la morte del titolare.

Un po' di nomenclatura: la successione legittima. Ovvero, nel caso in cui non sia presente un testamento, i diritti degli eredi del defunto sono individuati attraverso la legge, che quindi individua un caso cosiddetto "standard": il Codice Civile, in dettaglio, indica quali sono gli eredi legittimi che subentreranno nell'eredità del defunto.

Già, ma chi sono? I più ovvi: il coniuge, i figli e i parenti più stretti del defunto a partire da quelli di grado più stretto fino ad arrivare ai parenti più remoti in mancanza di quelli stretti, fino al sesto grado di parentela (in casi evidentemente di totale assenza di parenti stretti).

Mettiamo il caso poi, se non ci sono neanche i parenti di sesto grado? Il "parente" in tal caso è lo Stato: se non vi sono parenti entro il sesto grado l'eredità, in mancanza di testamento, è devoluta allo Stato italiano.

Ma facciamo casi più probabili: a spartirsi l'eredità solitamente sono i parenti di linea retta, coloro che, anche in presenza di un testamento, hanno comunque diritto a una quota del patrimonio che quindi non può essere loro sottratta neanche per esplicita volontà del defunto. Poi ci sono i parenti collaterali, coloro che hanno diritto all'eredità solo in mancanza di un coniuge e di parenti di linea retta.

Riassumendo, si può fare testamento e decidere a chi lasciare i propri beni, ma va fatta salva la norma che stabilisce che una parte dei beni del defunto devono essere riservati ai parenti di linea retta. Di fatto quindi, nel testamento il defunto può disporre soltanto di quella che viene definita "la quota disponibile".

Procediamo per ordine: quali quote si possono destinare, ovvero cosa rimane tolta la quota per i parenti in linea retta?

Ebbene, la legge italiana ha per obiettivo proteggere i congiunti, e quindi limita la libertà di disporre la successione testamentaria poiché una parte del patrimonio deve essere destinata a determinate persone, anche se questo non è espresso nella volontà del defunto.

Le persone che hanno diritto inalienabile ad una quota del patrimonio sono coniuge e figli, ed in assenza di figli anche i genitori del defunto. Valgono le seguenti regole:

- se il defunto lascia un solo figlio, metà del patrimonio spetta a lui e l'altra metà diventa quota disponibile.

- se il defunto lascia due o più figli, a loro sono globalmente riservati due terzi  del patrimonio e il restante terzo è quota disponibile.

- in mancanza di figli, al coniuge del defunto è riservata metà del patrimonio e i diritti di abitazione nella casa di residenza familiare, mentre l'altra metà del patrimonio è quota disponibile

- se il defunto lascia un coniuge e un figlio, un terzo del patrimonio è del coniuge, un terzo del figlio e il restante terzo è quota disponibile

- se il defunto lascia coniuge e 2 o più figli, un quarto del patrimonio spetta al coniuge, la metà del patrimonio spetta ai figli che devono dividerselo in parti uguali mentre il restante quarto è quota disponibile.

- se il coniuge deve dividere il patrimonio con gli ascendenti - cioè i genitori del defunto - la metà del patrimonio spetta al coniuge, un quarto agli ascendenti e il restante quarto è quota disponibile.

Tutto chiaro? Facciamo l'esempio della classica "famiglia del Mulino Bianco", moglie marito e due figli. Se babbo tramonta e non fa testamento, moglie e figli dividono un arti uguali. Se invece fa testamento, comunque un terzo a moglie e stessa quota a ciascun figlio non gliela può negare nessuno.

Andiamo avanti: quali somme non rientrano nell'asse ereditario, quindi non vanno inserite nelle quote disponibili ma quindi spettano soltanto agli eredi legittimi?

Tali somme sono il trattamento di fine rapporto di lavoro e le assicurazioni sulla vita. Quest'ultime, oltretutto, vengono corrisposte solo al beneficiario. e comunque, in entrambi i casi le somme non cadono nella successione poiché maturano per effetto della morte del titolare, quindi il rapporto di parentela o matrimonio fanno sorgere il credito nei confronti del datore di lavoro. Ancora, tali somme non sono neanche soggette a imposte.

A tal riguardo però c'è un "ma", sancito dalla Corte Costituzionale: in caso di assenza di coniuge o figli o parenti entro i terzo grado, è stabilito che si possa disporre del TFR nel testamento a favore di enti, associazioni o fondazioni.

Riassumendo, con il testamento si può disporre a chi lasciare la sola quota disponibile del proprio patrimonio. Tranne il caso in cui all'atto di scrivere testamento, il defunto era dichiarato incapace di intendere e di volere: in tal caso, per evitare che i beni vengano devoluti a Peppa Pig o al commissario Rex, il testamento è dichiarato nullo e quindi si procede come se non esistesse.

Ed arriviamo alla stesura del testamento. Il quale può essere pubblico od olografo.

Il testamento olografo è redatto interamente di proprio pugno, quindi non può essere scritto da altre persone o con macchine da scrivere e computer, neanche in parte pena l'annullamento. Evidentemente una perizia calligrafica può essere utile in casi di dubbio. Ancora, per essere valido deve riportare la firma, con leggibile nome e cognome, e la data che specifichi giorno, mese ed anno in cui è stato redatto. Per evitare che il testamento olografo venga smarrito, è sicuramente opportuno stenderne due copie, una da depositare presso un notaio e l'altra da dare ad una persona di fiducia. Nessun problema per la scelta della carta: il testamento olografo può essere redatto su qualsiasi tipo di foglio.

Se invece si parla di aggiornare un testamento già esistente, evidentemente annullando e riscrivendo le proprie volontà, è sempre bene specificare che si revocano tutti i testamenti precedenti apponendo la dicitura del tipo "il presente atto sostituisce ed annulla i precedenti".

Poi c'è il testamento pubblico, che va redatto in presenza di due testimoni presso un notaio al quale si dichiara la propria volontà. Pertanto, a scrivere il testamento in tal caso sarà proprio il notaio, che si occuperà anche della sua conservazione fino alla morte del testatore o fino a che quest'ultimo non decida di annullarlo ad esempio per redigerne uno nuovo, come detto sopra.

Massima libertà per le modifiche: è possibile in qualsiasi momento, basti sapere che resta valido sempre e solo quello redatto nella data più recente, quindi quelli più vecchi sono di fatto annullati in automatico. Si può anche cambiare forma: il testamento originariamente olografo può essere sostituito da uno pubblico e viceversa, oltretutto se si vogliono aggiungere solo modifiche marginali si può apporre un codicillo al testamento già esistente ed il risultato è ancora valido. Ma attenzione: per modificare un testamento olografo è sempre indispensabile che anche le modifiche siano scritte di proprio pugno, pena l'invalidità del testamento. Ed ogni modifica va datata e sottoscritta, ovviamente.

Altra precisazione: al decesso di uno dei due coniugi, i beni acquistati durante il matrimonio rientrano nella comunione e quindi vanno in successione, mentre ne sono esclusi tutti quelli di proprietà di ciascun coniuge prima del matrimonio analogamente a quelli ricevuti in eredità o in donazione da uno dei due coniugi. Ancora, in caso di regime di separazione dei beni entrano nell'asse ereditario solo i beni intestati esclusivamente al deceduto.

Infine, in caso il decesso avviene quando il coniuge è in regime di separazione legale, il coniuge vivente mantiene tutti i diritti alla successione, mentre se prima del decesso subentra la sentenza di divorzio il coniuge perde tutti i diritti alla successione.

A conti fatti, la normativa che regola la successione stabilisce ferree regole per scrivere il testamento, che di fatto permettano con certezza di verificare chi l'ha scritto e quando. Ed in ogni caso, il dichiarante può solo disporre della quota disponibile: la legge protegge in tutti i casi il diritto di eredità dei figli e del consorte, che quindi non possono in nessun caso essere diseredati.

 

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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