Lunedì, 30 Luglio 2012 14:11

il referendum anticasta: funziona davvero?

In questi roventi giorni di luglio, tramite i tam-tam di Facebook e social network in genere in tanti abbiamo appreso dell'esistenza di questa iniziativa e dell'urgenza del nostro voto. Pian piano che si avvicina la scadenza (secondo alcune voci 26 luglio, 31 luglio secondo altri) arrivano all'orecchio anche i dubbi sulla sua efficacia: pare che, indipendentemente dalle firme raccolte con il referendum, non ci siano i termini formali per applicare la volontà popolare. Tanto rumore per nulla?

L'iniziativa è promossa dall'Unione Popolare, che dal proprio sito promette di non intascarci nulla in termini di rimborsi elettorali.

Il popolo sovrano è quindi chiamato a votare entro il 30 luglio (il 31 luglio i risultati sono presentati al Comitato Promotore) recandosi in Comune ove dovrebbero aver allestito un'apposita struttura elettorale, e firmare sottoscrivendo la proposta di referendum. Proprio così: il referendum vero e proprio parte solo se in tutta Italia si raccolgono almeno 500 mila firme che lo propongono. Se le firme arrivano, ecco che si lo Stato procede al vero e proprio referendum per tagliare parte delle indennità parlamentari (un "piccolo" tesoretto pari a 48.000 euro all’anno per ciascun deputato e senatore) e quindi  limitare gli stipendi favolosi che, ricordiamolo, negli anni si sono autoattribuiti.

Tutti sanno che la stampa, la televisione, i sindacati ed ogni altro canale pubblico hanno taciuto sin dall'inizio: nessuno di oro ne parla, evidentemente schierato dalla parte della casta dei parlamentari presumibilmente intimoriti dall'iniziativa. Ma il popolo di internet si è dato un gran da fare per portare la voce.

Saranno raggiunte le 500 mila firme? L'Unione Popolare dice che ad inizio luglio ne avevano raccolte già 200 mila, quindi circa la metà. Stando alle parole della coordinatrice nazionale di Unione Popolare, Maria Di Prato, i cittadini italiani stanno partecipando con molto entusiasmo. Indipendente dalla quantità di sottoscrizioni raccolte, intendono lanciare un chiaro segnale alla casta politica: in tempo di crisi i tagli devono coinvolgere tutte le classi. E anzi, il passo indietro dovrebbero farlo per primi i più privilegiati.

Ma ecco i dubbi che si agitano intorno alla efficacia dell'azione promossa dall'Unione Popolare. Infatti, se fosse raggiunto il tetto necessario per chiederne l’indizione, c’è chi mette in dubbio la validità della proposta. I motivi? Sono tanti e ruotano attorno alla legge 352 del 25 maggio 1970 secondo cui non può essere indetto un referendum in contemporanea con le elezioni politiche. Nel caso di voto, le procedure sono sospese e spostate di un anno. Non è possibile depositare le firme raccolte nell’anno solare precedente a quello delle elezioni politiche. Le sottoscrizioni vanno depositate dal primo gennaio ed entro tre mesi dall’inizio della raccolta.

Per aggirare questo problema, il comitato promotore sta pensando di depositare le firme in Corte di Cassazione a gennaio 2013. Ma sarà possibile? Alcuni fra i più noti costituzionali italiani hanno già pubblicamente espresso le proprie perplessità rispetto a questa eventuale procedura. Ce la fananno?

Come al solito, tanti dubbi e poche certezze: la casta potrebbe resistere anche stavolta all' "attacco" popolare. A ogni modo, spero che il popolo sovrano abbia almeno votato: provarci è sempre metà di riuscirci...

 

FONTE: http://www.webmasterpoint.org

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