Sabato, 15 Marzo 2014 13:00

il primo bancomat di Bitcoin sbarca a Roma

A tutti quelli che credono sia ancora un "giochino per ragazzi al computer" consiglio una visita ad ammirare questo progetto tutto italiano: un ATM, o bancomat come si dice in Italia, per convertire euro in Bitcoin. Proprio come un bancomat tradizionale col proprio conto online o, se volete, una macchinetta di cambio valuta. Fantascienza? No, realtà a un passo da casa. Ed è solo l'inizio.

In Italia c'è gente che crede nel potenziale del Bitcoin. No, non si parla di ragazzini annoiati che minano e poi scambiano le monete come si faceva con le figurine: si parla di giovani aziende che investono e producono oggetti di libero consumo. Come il caso di alcune start-up tutte italiane che stanno producendo ATM per far entrare in modo semplice ed automatico sempre più persone nel mondo delle criptovalute.

Ad oggi gli ATM per i Bitcoin sono una realtà - il primo bancomat bitcoin è stato istallato in Canada alla fine di ottobre del 2013 - in un mercato già affermato e dominato dall'americana Robocoin e dall'islandese Lamassu. Ma in questo panorama, in Italia, compare la nostra Coin Capital, impresa operante nell'ambito della consulenza legata al mondo dei bitcoin che ha accettato la sfida degli ATM, un mercato in cui, soprattutto in Italia, c'è ancora ampio spazio per ineserirsi e rendersi concorrenziali. I parametri per confrontare le soluzioni nostrane con quelle estere sono sul fronte dell'efficienza e della sicurezza.

Coin Capital, in simbiosi con OpenPicus, che ha realizzato la scheda elettronica per l'ATM, usa tecnologie e conoscenze tutte italiane: italiani i materiali usati, italiani i componenti del team, italiano è l'acceleratore di impresa, in questo caso WCAP di Telecom. Ad oggi è un prototipo - la data di entrata in servizio è ancora da stabilire - e c'è ancora lavoro da fare, ma l'entusiasmo è ovviamente altissimo.

Come funziona? Semplice, basta avere il QR-Code (il codice a barre bidimensionale a forma di quadretto pop, tanto per capirci) relativo al proprio indirizzo bitcoin, che indica le coordinate del nostro portafogli ("wallet") di Bitcoin (un po' come l'IBAN del conto in banca). La machina controlla legittima appartenenza del wallet e quindi onsente di inserire le banconote di euro (con un limite di 990 euro, in ottemperanza al DL 201/11). Il gioco è fatto: la macchina cambia da euro a Bitcoin secondo il tasso in vigore in quel momento e "versa" il corrispettivo in bitcoin nel wallet indicato.

Se qualcuno ha ancora dubbi sull'avanzata dei Bitcoin, pensate che a marzo 2014, nel mondo sono registrati 3.500 esercizi fisici che accettano pagamenti in Bitcoin, in netta crescita rispetto a ottobre del 2013, quando ne erano censiti poco meno di 500. Mentre gli shop online, più flessibili a tale tecnologia per ovvi motivi, aumentano in quantità esponenziale: ormai si acquista in Bitcoin anche su Amazon ed Ebay.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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