Lunedì, 20 Luglio 2015 14:03

il prezzo dell'oro crolla. perché?

Il prezzo dell'oro sono in calo, in particolare stamani sono crollate fino a 1.073 dollari l'oncia. Un record in negativo. Vediamo di capire le cause.

Brutta giornata per le quotazioni dell'oro, che hanno perso il 4,6% scendendo a 1.073 dollari l'oncia, come non se ne vedevano dagli inizi del 2010. Bei tempi quando, quasi 4 anni fa, il prezzo del metallo giallo superò i 1.920 dollari.

Intanto, il problema è del calo della domanda: almeno in teoria, ad oggi non vi è alcuna ragione per acquistare oro in questa fase storica. Da un lato è sempre vero che l'oro è considerato un bene-rifugio che tutela dalla perdita di valore della moneta e da quella del potere di acquisto, in altre parole dall'inflazione. Ma è altrettanto vero che l'inflazione è appena sopra lo zero in Europa, come anche nel Regno Unito e, in sostanza, negli USA. Persino in Cina ed in GIappone l'inflazione è quasi piatta: in tutte le principali economie del mondo i prezzi sono "freddi", congelati. E quindi, se i prezzi non salgono, perché si dovrebbe comprare l'oro?

Ma c'è dell'altro: il fattore "super-dollaro" Il Wall Street Dollar Index, che misura le variazioni ponderate del cambio tra il biglietto verde e le altre monete principali, indica che si è apprezzato del 18,5% su base annua e del 6% dall'inizio dell'anno. Un dollaro più forte, insomma, che rende più caro il prezzo dell'oro per gli acquirenti non americani - sì, perché l'oro è quotato innanzitutto nella divisa USA. Le prospettive, poi, non sono affatto positive per il metallo: l'attesa di un prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve oltretutto rafforzerebbe ancora di più il biglietto verde, a discapito ancora una volta delle quotazioni dell'oro.

Ricordiamo che Cina e India sono i due maggiori consumatori di oro nel mondo, quindi quelli che con la loro azione di domanda "dettano legge". E, come detto, l'economia indiana come le altre si sta disinflazionando: così il governo del premier Narendra Modi ha potuto eliminare le restrizioni alle importazioni, proprio quelle che il suo precedessore aveva introdotto nel 2013 per frenare la corsa al metallo. Gli indiani restano attaccatissimi all'oro, comunque, anche per via delle festività a sfondo religioso, ma sicuramente viene meno rispetto al passato il bisogno di acquistarlo per proteggersi dal rialzo dei prezzi.

In Cina, stesso film: la domanda istituzionale è bassa: oggi ammonta a 1.658 tonnellate, il 57% in più di quelle dell'aprile 2009 ma certo molto meno delle attese: gli esperti erano arrivati a ipotizzare anche il raggiungimento delle 5.000 tonnellate. Magari, direbbe qualcuno.

E poi c'è la Grecia: ad avere scatenato le vendite dell'oro era stata la voce che un importante fondo abbia iniziato ad alleggerire le posizioni sul metallo, complice da un lato l'evitata uscita della Grecia dall'euro - che sicuramente avrebbe scombussolato gli equilibri dell'Europa - e dall'altro l'accordo nucleare delle principali potenze con l'Iran: entrambi i fatti hanno sgonfiato in pochi giorni i timori che gli investitori avevano maggiormente nutrito sulla stabilità finanziaria e politica del pianeta e sulle ricadute di ciò sul prezzo dell'oro. Pericolo scampato, diciamo.

ancora, è da citare anche il crollo della Borsa di Shanghai: le perdite a carico degli investitori - per lo più cinesi - che in solo tre settimane hanno perso circa 3.500 miliardi di dollari ha sicuramente dato un duro colpo alla liquidità disponibile per gli investimenti nelle commodities come l'oro.

Chiarito quindi il perché della situazione attuale, La domanda è: a questi prezzi, il mercato dell'oro è in equilibrio o siamo vicini ad una svolta?

Per rispondere, si consideri che il solo Sud Africa estrae il 15% del prodotto mondiale, e che si annuncia a breve uno sciopero dei minatori che potrebbe rallentare l'offerta disponibile - a livello globale mediamente intorno alle 2.500 tonnellate. Oltretutto, sotto i 1.100 dollari l'oncia l'estrazione dell'oro non sarebbe più remunerativa, ed è chiaro che nessuna compagnia produrrebbe sotto costo.

Però, come visto ad esempio per il petrolio, questo non vuol dire che le quotazioni non possano scendere per un breve momento anche al di sotto del prezzo minimo necessario per coprire i costi. Certo, sarebbe un momento brutto per le economie che si reggono su tale mercato.

Quindi, tutto considerato, ecco il pronostico: il prezzo potrebbe scendere fino ad un massimo (minimo) di 1.050 dollari l'oncia, ma poco dopo sarebbe inevitabile un rimbalzo sopra i 1.100 dollari. Altrimenti alcune economie, soprattutto tra i Paesi più deboli, soffrirebbe assai.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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