Mercoledì, 07 Gennaio 2015 17:26

il prezzo del petrolio cala, quello della benzina no

I prezzi del petrolio, al barile, crollano a livelli incredibilmente bassi, a tutto danno dei produttori. Peccato che quelli della benzina non seguono lo stesso andamento, se non per minime quantità. Cerchiamo di capire come e perchè.

Ormai è crisi per i Paesi produttori del petrolio: il prezzo è arrivato a 51 dollari, la metà rispetto appena a sei mesi fa. E' quindi allarme mondiale perché la maggior parte dei produttori di petrolio, Arabia Saudita, Iraq, Iran e Kuwait in primis, dovrebbero ridurre gli investimenti per l'estrazione, e parimenti dovrebbero agire le maggiori aziende multinazionali di distribuzione del prodotto raffinato: ExxonMobil, Shell e Total.

Spiace per loro, ma guardiamola dal punto di vista del consumatore: minori prezzi alla pompa. Invece no: vediamo cosa succede veramente.

Primo aspetto, ed evidente: il prezzo alla pompa in Italia, a parte minime frazioni in centesimi, non accenna a diminuire. Vero è che il calo del petrolio di questi ultimi mesi non può avere un riflesso immediato sui prezzi finali - è ragionevole attendere un minimo di adeguamento del mercato - ma chi crede che un parallelo crollo avvenga nei prossimi mesi, quando il prodotto raffinato sarà tale dopo aver usufruito della materia prima a prezzi dimezzati? Anche perché non è la prima volta che, dopo un calo del prezzo del petrolio, nei mesi successivi non é successo praticamene nulla ai prezzi al dettaglio della benzina.

Il distributore si difenderebbe dicendo che la componente fiscale italiana del prezzo al dettaglio è circa il 70%, quindi anche se diminuisse l'imponibile fiscale, cioè il prezzo del distributore al netto delle tasse, il prezzo finale ne sentirebbe vantaggi irrisori. Siamo condannati, insomma, più dalla mannaia fiscale che da quella del prezzo del prodotto vero e proprio. E visto il nostro modello di vita, non possiamo fare a meno della benzina.

Secondo aspetto, gli scenari delle grandi banche sul calo di investimenti sono addirittura apocalittici. La Deutsche Bank, ad esempio, dice che se il barile non è più a livelli alti, il budget dei Paesi OPEC è nell'immediato chiaramente compromesso, in quanto la loro disponibilità ne risentirebbe fortemente - il loro budget dipende quasi esclusivamente dall'"oro nero".

Per dire, le logiche del mercato del petrolio potrebbero compromettere gravemente la stabilità economica di Paesi in difficoltà come la Libia, che avrebbe bisogno di un prezzo del barile almeno triplo rispetto a quello attuale per poter far fronte ai propri creditori. Un po' come il Venezuela, altro Paese che è piegato in due dalla crisi del petrolio. Beninteso, qui l'analisi è meramente economica, non si parla degli aspetti politici e democratici dei Paesi in questione.

Infatti, la considerazione triste è questa: può il mero assecondamento della stabilità economica garantire una certa serenità e benessere ai Paesi produttori ed a noi consumatori - noi che oltre tutto ne subiamo le conseguenze con gli emigrati che fuggono, tipo dalla Libia, non certo per turismo in Italia o in Europa? E ricordiamo che stiamo parlando di uso massiccio di materie prime energetiche che non solo hanno un limite oggettivo - primo o poi le scorte finiranno - ma che provocano inquinamento sempre più mortale per tutti?

Per quanto sopra, è chiaro che l'approvvigionamento energetico che stiamo vivendo non è un sistema in equilibrio, ma un regime dove sfruttatori e sfruttati sono sempre i soliti: padroni dell'oro nero ed sudditi con le auto e le centrali a petrolio. E non solo: i padroni del petrolio sono foraggiati dai magnati del capitale internazionale per continuare ad essere tali, anche in nome di una loro stabilità economica  - poco importa che, in genere, i Paesi produttori non conoscano molto la democrazia, il rispetto dell'individuo, la libertà di pensiero e di informazione. Dall'altra parte, d'altronde, ci siamo noi cosiddetti ricchi, in realtà sudditi allo stremo per deficit di qualità della vita - con molta difficoltà possono scegliere di non usare un mezzo pubblico o un riscaldamento non inquinante.

In fondo, come poter scegliere tra un regime mondiale a 51 dollari al barile o a 118? Scegliere tra morire di fame, tra mancanza di democrazia, giustizia e libertà, tra inquinamento, tra mancanza di lavoro... alla fine gli scenari sono sempre dannosi, dovunque si vada a parare.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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