Venerdì, 08 Aprile 2016 18:50

il prezzo dei diamanti cala: il mercato è in crisi

La produzione e vendita dei diamanti è sofferente, nonostante qualche recente pallido segno di ripresa. I clienti hanno cambiato gusti, sembrerebbe.

Cominciamo con una buona notizia per gli investitori in gemme: dopo oltre un anno, l’ex monopolista del mercato De Beers ha aumentato i prezzi fino al 2% in occasione di una vendita di diamanti della settimana in corso. E' un piccolo ma significativo segnale di ripresa, dopo che nel 2015 i prezzi erano diminuiti del 15% e a gennaio scorso restavano ancora in calo del 7%.

Il prezzo dei diamanti è inferiore rispetto a quello del 2006. Come dire, in un decennio le pietre preziose hanno fatto marcia indietro a dispetto dell'avanzata dei prezzi dei beni di lusso, aumentati di mercato mediamente oltre i tassi d’inflazione. E per non parlare del metallo prezioso per antonomasia, l’oro, le cui quotazioni sono di fatto raddoppiate nello stesso tempo.

Ma ritorniamo a De Beers. E' stato nel 2014 che l'unità di Anglo American Plc riuscì ad aumentare i prezzi dei diamanti all'asta. Ed ancora più lontani sono i tempi floridi del monopolio del marchio: con una serie di campagne pubblicitarie azzeccate, che tutti ricordiamo ancora oggi, De Beers riusciva a chiedere ai clienti qualsivoglia cifra. "Un diamante è per sempre", diceva lo slogan. E come dimenticare Marilyn Monroe con il suo adagio sui diamanti, definiti "i miei migliori amici". Col nuovo millennio, invece, i tempi ed i clienti sono cambiati. Intanto, una maggiore offerta sul mercato ha ridotto il potere di fissazione dei prezzi da parte delle compagnie attive nel settore, ma non solo: sembra proprio che qualcosa è cambiato nei gusti dei consumatori.

E pensate a giugno, a Las Vegas, l'Associazione Produttori di Diamanti avvierà la sua prima campagna pubblicitaria non sponsorizzata da De Beers: è un evento di portata storica. Tutto da rifare, insomma, nelle analisi della clientela: si parte dallo studio dei gusti dei cosiddetti "millenials", i giovani nati dal 2000 in poi. Già, perché se fino a non molti anni fa era normale esaltare il proprio status indossando un diamante, adesso i produttori arrivano alla conclusione che cosa risulterebbe addirittura ridicola ai giorni d’oggi: tra i giovani c'è sia un minore interesse nello spendere il proprio denaro per acquistare un gioiello, oltre al fatto che è minore la capacità di spesa.

Ecco quindi il profilo dei giovani, americani e non solo: più indebitati, con minori possibilità di potersi permettere una casa di proprietà o semplicemente una macchina. Figuriamoci se riescono ad investire in un diamante. E poi, preferiscono spendere i loro pochi averi in vacanze o altri tipi di spesa di tipo più edonistico. Ancora, la nuova generazione è attraversata da un più spiccato senso di uguaglianza: in pochi si sognerebbero di indossare un gioiello per mettere in vista sfacciatamente il loro status sociale elevato.

Brutte notizie per l'industria dei diamanti. Che però non dispera, anzi si pone l'obiettivo di rendere interessante l'acquisto delle pietre puntando sul rinnovo dell'immagine, più in linea coi tempi. Magari con una strategia mediatica diversa, possibilmente anche più economica delle cifre degli anni Duemila, quando il budget per le campagne pubblicitarie era di circa 100 milioni di dollari l'anno.

GLobalmente, serve un diverso approccio al mercato, dato che il tentativo di trasferire i maggiori costi ai grossisti alle aste in India (Paese in cui si taglia il 90% dei diamanti del mondo) è esaurito con la minaccia di questi di disertare le vendite (e col conseguente crollo dei prezzi).

Finale, né grossisti né consumatori vogliono acquistare diamanti a qualsiasi prezzo. Mentre De Beers, comunque leader del mercato mondiale, con le prime due di dieci aste annuali di gemme preziose ha incassato 540 milioni a gennaio e 610 milioni a febbraio. L'altro competitor, Alrosa, segue con 780 milioni complessivi per entrambe le offerte.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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