Venerdì, 19 Luglio 2013 19:35

il presidente PD sardo si dimette. la credibilità della politica vacilla

Mentre nei palazzi di potere ognuno rinforza il serraggio dei bulloni alla propria poltrona, negando ogni responsabilità politica di un'Italia sempre più nel baratro della crisi, in periferia la contestazione cresce anche all'interno dei partiti. Valentina Sanna, presidentessa sarda del PD, non ce la fa più, si dimette dalla sua carica politica e sui social network vomita i motivi della sua sofferta decisione.

Valentina Sanna, fino a ieri presidentessa del partito democratico in Sardegna, ha evidentemente accumulato una serie di motivi di insoddisfazione ed in fondo una profonda vergogna di appartenere ad un partito in cui i dirigenti del partito hanno, a suo dire, tradito la fiducia dell'elettorato pur di tener stretta la propria fetta di potere, pur di conservare la propria poltrona. Ecco il suo punto di vista, espresso in una lettera aperta pubblicata sul suo profilo su Facebook.

”Vergogna. Nella vasta gamma di sentimenti che ho provato in questi ultimi anni, e in special modo da quando ricopro un ruolo di primo piano nel Partito Democratico, questo mi mancava. Rabbia, delusione, sgomento, sfiducia, sì. E a tratti rassegnazione. Poi tornavano la determinazione e la speranza, ora ammetto irragionevole, di riuscire a cambiare questo partito dall’interno. Quello che provo oggi, però, è un sentimento nuovo che non trova più una giustificazione proporzionata al danno morale che il Pd sta infliggendo ai suoi elettori, ai militanti, agli iscritti. A me.”

Delusione e vergogna, quindi, tanto da non poter più stare a capo di un partito allo sbando e quindi decidere per le dimissioni, per un sequenza di gravi accadimenti da lei riepilogati: ”Dalle primarie ritoccate per la scelta dei parlamentari, alla drammatica vicenda dell’elezione del Capo dello Stato come anticamera al calice ben più amaro del governo 'di scopo' con il PDL di Berlusconi; ai 101 parlamentari del partito democratico che, uccidendo politicamente Prodi, hanno gettato una prima pietra tombale sulla speranza di una qualsiasi decente prospettiva che si fondi sulla fiducia, la tensione ideale e i bisogni veri di un popolo tenuto e guardato a distanza. Un patrimonio di migliaia di militanti e iscritti che ne costituiscono la vera ossatura e che stiamo disperdendo con un'apparente, ostinata premeditazione. L'amarezza e il sentimento di sfiducia che abbiamo lasciato loro dopo questi mesi assurdi ci stanno inchiodando a un destino fatale, per il PD e tutto il centrosinistra. Sì, perché se gli eventi gravissimi che si sono succeduti dal giorno dopo le elezioni meritavano un forte e aperto dissenso verso il partito e questo governo, quelli di oggi ci consegnano il ritratto di una classe politica alla bancarotta morale e civile. Il mancato ridimensionamento dell’acquisto degli F35, promesso da Bersani e dal PD, è il penultimo atto di arrogante noncuranza di fronte alle vere emergenze delle aziende che falliscono, di chi ha perso il lavoro, degli esodati, della scuola e dell'università che affondano sotto la scure dei tagli di bilancio. I nostri parlamentari sardi non si sono distinti per dissenso. Come sul resto."

La sua amarezza non trasura neanche gli ultimi eventi, fino al recente caso Ablyazov: "L'ultimo, è stato recapitare nelle mani di un dittatore al potere la moglie e la figlia di sei anni del suo principale oppositore derubricandolo a imbarazzante incidente internazionale da risolversi con il prepensionamento di un opaco funzionario. Non è solo Alfano a doversene andare a casa, sia chiaro, ma tutto questo improbabile governo e una bella quantità di parlamentari che, equamente distribuiti tra la Camera e il Senato, sono stati nominati esclusivamente per garantire la sopravvivenza di un dannoso, pervasivo sistema di potere."

E la legge elettorale, la cui riforma doveva avvenire subito con la nomina di Letta ed invece ancora è al suo posto, intonsa ed illibata. "Si cancelli il Porcellum, anche con decreto. Sono certa che SEL e M5S non farebbero mancare il loro appoggio. In mancanza di una nuova legge elettorale si torni almeno al Mattarellum. E poi, scioglimento delle Camere. Perché, come diceva Berlinguer: 'Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.'"

La politica non attraversa certo un momento d'oro, l'opinione pubblica nutre poca, pochissima fiducia nella ripresa per mano dei prodi al governo. Ma che tristezza quando è la voce dall'interno ad esprimere la deluzione della politica dei propri dirigenti, la vergogna per appartenere ad un club privo di ogni nobile valore: "Da qualunque lato la vogliamo guardare, per quante giustificazioni vogliamo trovare, penso che il governo con questo centrodestra sia un danno collaterale inaccettabile e che un gruppo dirigente che ha condotto (per imperizia o per oscuro calcolo) il nostro partito a uno stato di così grave necessità difficilmente possa recuperare la fiducia di chi oggi pensa che il suo voto non serva a cambiare niente."

Anche le scissioni interne, le 'parrocchiette' sono fortemente criticate: "Le primarie possono essere, se le lasciamo aperte alla partecipazione di tutti, una straordinaria occasione di rilancio, non solo per chi ne avrà in capo la leadership ma per tutto il centrosinistra. A patto che si abbiano lungimiranza e coraggio nel proporre ai sardi persone e programmi credibili, che segnino una forte discontinuità con quella parte di classe dirigente che ancora oggi occupa, a vari livelli, le istituzioni, i consigli di amministrazione, gli enti regionali, le organizzazioni sindacali e, nonostante gli scandali e l'inopportunità di evidenti contiguità con i partiti, le fondazioni bancarie. Invece, tutto scorre, come se niente fosse."

Addio alla guida del democratici sardi, quindi: "Come Presidente del PD sardo, vivo la contraddizione tra il sentimento calpestato del militante e la responsabilità del dirigente di partito. E l'equivoco, alimentato da chi pretende il silenzio di fronte a colpevoli mancanze, che io debba rappresentare chi governa e rovina il PD piuttosto che i suoi elettori e la base. Lascio questo PD perché, pur con il rispetto verso le tante persone che ho cercato di rappresentare con dignità e onestà e verso le quali resta immutata la vicinanza, la stima e la disponibilità a un lavoro comune, non mi riconosco affatto in chi lo governa realmente a livello nazionale e regionale. Ma le energie che ho profuso in tutti questi anni nella speranza di poter incidere positivamente sul cambiamento, pur con i miei errori che certamente non sono mancati, non si esauriranno con la rinuncia al mio ruolo di rappresentanza. Proseguirò, con rinnovata passione e determinazione, l’impegno politico. Solo, proverò a seguire una strada più coerente con il mio sentire. Perché torniamo a dire, come Berlinguer: 'Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati insieme.'"

 

FONTE:  http://www.investireoggi.it

Letto 2078 volte