Martedì, 29 Ottobre 2013 12:14

il paradosso: stage per i laureandi e non per i laureati

La legge Fornero obbliga le industrie a pagare il laureato durante lo stage. Quindi, il laureato non è "conveniente": meglio prendere un laurenado, dove la legge Fornero non può agire. Col risultato paradossale che, per inserirsi in azienda, avere la laurea diventa un elemento negativo.

Secondo la riforma varata dalla indimenticata Elsa Fornero, che disciplina tra l'altro gli stage ed i tirocini, si impone alle aziende un tetto minimo per il rimborso delle spese agli stage per i neolaureati. Mentre nel caso di laurenadi, la norma non si applica.

Alla fine, il problema è presto risolto: le imprese devono scegliere se assumere un laureato e pagarlo, o assumere un laureando e non pagarlo. Facile intuire dove vada la decisione.

Già, ma perchè se ne parla solo ora? Perchè la legge Fornero, almeno per quanto riguarda gli stage, ha finora vissuto in uno stato di attesa: il legislatore aveva rimandato alla Conferenza Stato-Regioni il completamento del quadro normativa e la scelta, nello specifico, del "minimo salariale". Ora l'iter è concluso, e quindi la legge può essere applicata appieno.

In dettaglio, al passaggio per la Conferenza si stabilì che uno stagista appena uscito dall'univesità dovesse percepire almeno 300 euro, e che le singole Regioni avessero sei mesi di tempo per recepire la norma nazionale  e stabilire i propri tetti minimi, comunque mai inferiori alla cifra suddetta.

Ed ecco il problema: alcune regioni hanno recepito immediatamente la normativa: stage retribuiti per i neolaureati e - dove la norma non si applica - stage gratuiti per i laureandi. Ad esempio, in Piemonte il tetto minimo è stabilito a 600 euro, in Toscana di 500 euro, nel Lazio a 400. Non poco, vi pare?

E proprio a Roma e dintorni, l'università La Sapienza, in attesa del recepimento della norma, aveva proposto stage curriculari - cioè funzionali all'acquisizione di crediti formativi - e non per i laureandi, retribuiti. Già, retribuiti: subito bloccati perché non è chiaro se possono essere non retribuiti tutti i stage per laureandi o solo a quelli curriculari.

Alla fine, nell'ateneo domina il pessimismo: si può prevedere che i neolaureati, nel caso in cui venisse stabilita la gratuità pero ogni tipo di stage riservato ai laureandi, avranno meno opportunità di lavoro perché le aziende avranno meno convenienza a prenderli con sè, visti i tetti minimi: meglio un laurendo, cioè un lavoratore gratis.

A dirla tutta, la norma della Fornero - che riprendeva le fila della norma di Treju, era tesa ad evitare lo sfruttamento dei laureati, ossia si voleva eliminare la figura dello "stagista perenne": oggi lo stage può essere attivato solo entro un anno dalla laurea, per soli 6 mesi rinnovo compreso (12 mesi per i tirocini professionalizzanti, 24 mesi per i disabili). Insomma, niente più tappabuchi "truccati" da stagisti, che risolvono i problemi di organico delle aziende.

E niente più mansioni di basso profilo: gli stagisti non possono essere più costretti a coprire mansioni poco specializzanti, tipo lo "stage per benzinaio" o per fare le fotocopie. Oltretutto, ogni azienda ha un limite numerico di stagisti: uno stagista per le imprese fino a cinque dipendenti, due stagisti per le imprese fino a 20 dipendenti, uno ogni dieci per le imprese maggiori.

Ma questa è la teoria: bisogna vedere come e quanto le imprese rispetteranno queste norme e chi sarà attento a controllare.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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