Venerdì, 21 Settembre 2012 14:00

il governo alza le tasse sulle barche. E le barche prendono il largo

Una delle tante misure del celeberrimo decreto Salva Italia riguarda le tasse per il possesso delle imbarcazioni. Si è inasprita e va a colpire i proprietari (o riconducibili tali), non tutti quelli che stazionano in arche nazionali. Reazione dei paganti? Sparite le barche, hanno preso il largo. La tassa non la pagano più, e l'Italia chi la salva?

Stavolta il "mea culpa" viene dal sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Vieri Ceriani, nel corso di un question time alla Camera del 20 settembre 2012. Ma andiamo per ordine.

Prima era una tassa di stazionamento in acque pubbliche nazionali, ma ora il governo tecnico l'ha reintrodotta come tassa di lusso per le barche: si tassa il possesso delle imbarcazioni. Debbono quindi pagare tutti i proprietari, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio, o dagli utilizzatori a titolo di locazione anche finanziaria, per la durata della stessa, residenti nel territorio dello Stato, nonché dalle stabili organizzazioni in Italia dei soggetti non residenti, che posseggano, o ai quali sia attribuibile, il possesso dell’unità da diporto. Ovviamente, fuori tutto, sono aumentati gli importi a carico dei paganti, importi che sono rapportati alla lunghezza dello scafo, per cui si va dagli 800 euro per le unità con scafo di lunghezza compresa tra i 10,01 e i 12 metri, ai 1.160 euro per le unità con scafo di lunghezza compresa tra i 12,01 e i 14 metri, fino ai 25.000 euro per le unità con scafo di lunghezza superiore ai 64 metri. Obiettivo del governo: incassare di più, avere quindi un maggior gettito fiscale.

Risultato dell'introduzione della nuova tassa? La stessa domanda è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare di fronte alla Camera, svoltasi il 20 settembre 2012 in cui gli Onorevoli interroganti chiedevano di conoscere il saldo differenziale tra le entrate fiscali versate a titolo di tassa sulle barche e le mancate entrate dovute all’abbandono dei porti italiani da parte di numerose imbarcazioni. La risposta è deludente: un flop della tassa barche in relazione al recupero di maggiori entrate possibili per il fisco. Infatti, gli uffici dell’amministrazione finanziaria riferiscono che, a fronte della previsione di un importo pari a 155 milioni di euro per il 2012, i versamenti affluiti, direttamente o tramite modello F24, al capitolo n. 1222 dello stato di previsione dell’entrata del bilancio dello Stato ammontano a circa 24 milioni di euro. Insomma, 155 milioni stimati, solo 24 recuperati. Motivo? E' plausibile è che molte imbarcazioni hanno preso il largo, abbandonando i porti italiani.

Ma allora, per salvare il Belpaese è davvero utile il metodo dell'aumento delle tasse? Stando ai risultati in questo caso, evidentemente gli utenti non hanno visto in questa misura margini di crescita - pare evidente - quindi il risultato è stata una perdita fuori tutto per lo Stato, oltreché una maggiore pressione per i pochi paganti che non possono evitare il balzello.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 742 volte