Lunedì, 27 Aprile 2015 14:00

il duro doppio lavoro dell'onorevole, tra assenze record e conflitti d'interesse

Se sei onorevole puoi continuare la tua attività di professionista - avvocato, imprenditore, medico - al contrario dei "comuni mortali". Così si accumulano le retribuzioni, oltretutto evidenziando pericolosi conflitti di interesse che la legge non sanziona. Poi dicono che la funzione di onorevole la svolgono di notte, o nei weekend...

Per molti onorevoli dal doppio lavoro, tutto a posto anche secondo la Giunta per le elezioni di Montecitorio e Palazzo Madama, secondo le quali non vi è nessuna incompatibilità. Ma guardando le situazioni in dettaglio, i dubbi vengono. E la certezza è che nelle loro tasche arrivano tanti soldi e da più fonti.

Molti di questi signori, infatti, non si accontentano di occupare lo scranno del Parlamento o del Senato, piuttosto continuano a svolgere indisturbati l'attività in cui erano impegnati prima dell'elezione: avvocati, commercialisti, imprenditori e medici dividono quindi le giornate tra i corridoi dei Palazzi e i loro uffici. Mentre chi, come i "normali" dipendenti pubblici (vuoi docenti universitari, magistrati o appartenenti alle forze dell'ordine) per legge deve fare un momentaneo passo indietro e quindi scegliere una sola attività professionale.

Qualche esempio tra i più evidenti. Cominciamo dal viticoltore Massimo D’Alema, che a dirla tutta non ha più incarichi pubblici né di partito. Più dubbiose sono invece le posizioni di onorevoli in carica: per legge possono farlo, ma come giustificare logicamente un imprenditore o professionista di categoria che, di fatto a tempo perso, viene pagato con fondi pubblici per legiferare anche su materie che li riguardano direttamente? Come il caso di Niccolò Ghedini o Piero Longo, i ben noti "storici" avvocati di Silvio Berlusconi: per chi li cercasse, invece che in Parlamento meglio andare presso lo studio a Padova o le aule di tribunale. D'altronde, parlano chiaro le percentuali di assenza al momento delle votazioni, secondo Openpolis calcolate al 99% per Ghedini e l’86% per Longo. Oppure si guardino le loro dichiarazioni dei redditi: nel 2014 Ghedini ha guadagnato oltre 2 milioni di euro, il "povero" Longo appena più di 900 mila.

Stesso discorso per Giulio Tremonti, che si è assentato per l’85% delle votazioni ma, al reddito, segna quasi 3 milioni e mezzo di euro. Oltretutto, l’ex ministro dell'Economia risulta socio dello studio legale "Tremonti Vitali Romagnoli Piccardi e Associati" con sedi a Milano e Roma. E poi, ricordiamo che su Tremonti pende tuttora una richiesta di autorizzazione a procedere dalla Procura di Milano al Senato, in relazione alle indagini contro l'ex ministro per corruzione riguardo il presunto versamento di 2,4 milioni di euro al suo studio da parte di Finmeccanica, nell'ambito dell'acquisto della statunitense DRD, azienda produttrice di supporti militari, appunto nel periodo in cui era ministro.

Ancora, parliamo di Gregorio Gitti, passato da Scelta civica al Partito democratico che, nel frattempo, è rimasto costantemente impegnato a svolgere la professione di avvocato nello studio legale "Pavesi Gitti Verzoni". L'onorevole, genero di Giovanni Bazoli di Intesa Sanpaolo, spiega a ilfattoquotidiano.it che da dopo l'elezione "Gli impegni professionali variano a seconda di quelli parlamentari. Di solito dal martedì al giovedì sono a Montecitorio". E contro le ipotesi di conflitto di interessi afferma: “trovo vantaggioso il fatto che oggi in Parlamento ci siano figure con una loro indipendenza professionale”. E soprattutto un reddito di 3,9 milioni di euro, grazie anche a numerose partecipazioni e cariche ricoperte nei consigli di amministrazione di diverse società, che lo rendono il secondo parlamentare più ricco di tutti. Al riguardo il presidente del Gruppo Misto, Pino Pisicchio, si esprime così: "Pur avendo da sempre un peso specifico molto forte in Parlamento, soprattutto in commissione Giustizia, gli avvocati non hanno alcun tipo di incompatibilità.". Ed ancora, "Gli avvocati sono un elemento della giurisdizione al pari dei magistrati, ma mentre questi ultimi sono obbligati ad andare in aspettativa per legge, come è giusto che sia, i primi non hanno nessuna costrizione". Altrettanto strano, vero?

Ma il parlamentare con la dichiarazione dei redditi più importante è un imprenditore: Antonio Angelucci, con oltre 5,3 milioni di euro. Detto il "re delle cliniche", legato a Forza Italia, detiene anche un altro record: è il deputato più assente, con sole 86 presenze sulle quasi 9mila votazioni. In percentuale, le presenze si attestano al 0,99%. Non è quindi un mistero capire quanto le sue aziende abbiano la precedenza rispetto alla cosa pubblica.

Chi si sacrifica per il bene pubblico è invece il forzista Bernabò Bocca, numero uno di Federalberghi e presidente di Sina Hotels, un gruppo di hotel di lusso. Secondo lui, “Sommando tutti gli impegni, le ore della giornata e della settimana che restano per i miei due figli, di 4 e 6 anni, sono poche: cerco di ritagliarmi la domenica per stare con loro". Chissà che dicono i figli: l'attività principale, dice il senatore, resta quella imprenditoriale: "Rappresenta il mio futuro e quindi non potevo permettermi di abbandonarla. Dedico alle aziende due giorni e mezzo a settimana, spesso anche il sabato e la sera al termine dell'attività parlamentare". Ovviamente anche per lui il conflitto di interesse non esiste, "E' solo di tipo temporale perché non ho incarichi di governo. Cerco di mettere il mio know-how di imprenditore al servizio del mondo delle imprese in genere, sicuramente non la mia". Figurarsi.

Paolo Vitelli invece, ha intelligentemente delegato la gestione di Azimut Benetti, il più grande gruppo privato del settore nautico al mondo che egli stesso ha fondato 40 anni fa, a un manager scelto opportunamente. Il deputato di Scelta civica se ne interessa comunque: “Seguire il CEO, fornire il mio know-how e garantire un briciolo di rappresentanza mi porta ad essere in ufficio il sabato e la domenica; il lunedì e il venerdì gli dedico un terzo della giornata, mentre ogni sera, finita l'attività parlamentare, leggo e rispondo alle e-mail". Che stakanovista.

Altro esponente montiano, Gianfranco Librandi, a cui "Piace tantissimo essere parlamentare, forse più che fare l’imprenditore”. Peccato che non ha lasciato del tutto la TCI srl, azienda che ha fondato nel 1987 e che opera nel campo dell'illuminazione. Dice lui stesso, "Sto in azienda il sabato, il lunedì e quando ci sono dei clienti troppo importanti". Per conciliare le due attività l'onorevole ha preso in affitto un ufficio privato a Roma dove invita spesso i suoi clienti. Oltretutto, è anche il tesoriere del partito, ulteriore impegno che “A volte non mi permette di essere presente alle votazioni". Pensa un po'.

C’è anche chi per lavorare non dorme più. Paolo Galimberti, oggi senatore di Forza Italia e prima presidente dei giovani di CONFCOMMERCIO, afferma: "Da quando sono parlamentare ho scoperto purtroppo che di notte si può fare anche altro oltre che dormire". Quindi, per prepararsi al meglio sui temi da trattare in aula e in commissione, ha ridotto le ore di sonno fino a quattro a a notte. Ricordiamo che Galimberti è anche vicepresidente dell'azienda che porta il suo nome, specializzata nella vendita al dettaglio e all'ingrosso di elettrodomestici e di elettronica di consumo. Pensate, era così sicuro dell'elezione da nominare prima del voto del 2013 un direttore generale a cui affidare la gestione ordinaria dell'azienda, a cui comunque dedica il lunedì per occuparsi della parte strategica. Attenzione però: "Non lavoro con il pubblico, non partecipo ad appalti, non ho mai avuto rapporti con lo Stato, quindi non c’è nessun conflitto di interessi". Dice lui.

Per par condicio citiamo anche Pasquale Maietta (Fratelli d'Italia) e Giuseppe Marinello (Nuovo Centrodestra): per loro l'attività parlamentare è il loro primo impegno, pensate. Maietta, commercialista e al tempo stesso presidente del Latina Calcio: "La nomina a deputato ha sottratto la quasi totalità della mia presenza presso lo studio del quale sono titolare, ma ciò non ha minimamente compromesso l'andamento delle sue attività in quanto sin dai tempi della mia entrata in politica ho provveduto a circondarmi di uno staff in grado di gestirne le funzioni in piena autonomia". Che lungimiranza. Mentre Marinello, medico e socio di uno studio dentistico a Menfi, racconta che "fino al 2012 ero direttamente coinvolto, mentre nel 2013 e 2014 ho svolto prevalentemente attività di consulenza, cosa che farò probabilmente anche nel 2015. Sono un libero professionista, quindi devo mantenere la professione". Ci mancherebbe altro.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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