Sabato, 25 Giugno 2016 12:00

il dopo BREXIT: cosa dobbiamo davvero aspettarci

Sappiamo come hanno votato gli Inglesi: vogliono che il proprio Paese esca dall'Unione Europea. Ma adesso la domanda è d'obbligo: la Gran Bretagna uscirà veramente dall’Europa o servirà un ulteriore confronto, magari un altro referendum per dare applicazione alla decisione popolare?

Si sa, tante volte - soprattutto nel nostro Belpaese - la democrazia ed il potere al popolo sono un inganno della politica, che in realtà gestisce e plasma come vuole gli esiti dei referendum dandoci solo l'illusione di partecipare al governo del Paese.

Non è quindi una domanda scontata chiedersi se, il giorno dopo la votazione per la BREXIT, la Gran Bretagna uscirà veramente, adilà dei tempi, dalla Unione Europea. Se lo chiedono in molti già a breve distanza dall’esito del referendum, anche perché le procedure farraginose di uscita dalla Europa, in base al trattato di Lisbona del 2009, non sono automatiche e immediate ma tanto per cominciare richiedono tempo, almeno due anni. Addirittura, c'è chi dice anche cinque o sette anni, salvo rinvii di sorta ed in funzione di adempimenti burocratici che tanto per cominciare non possono essere svolti dal governo Cameron (che è dimissionario).

Insomma, c'è il rischio che nel 2025 la Gran Bretagna sia ancora membro dell'Unione, e quindi l’esito del referendum possa rimanere solo sulla carta, come un ricordo per le vecchie generazioni che hanno votato la BREXIT e soprattutto per gli investitori e i traders che invece hanno scommesso per il "remain".

Nel mentre, il governo del premier Cameron si appresta a lasciare Downing Street - col sorriso di Junker e della Regina, notano i maliziosi - ed accanto molti parlamentari cominciano la raccolta di firme per indire un nuovo referendum.

Il punto infatti è che, ammesso che la Gran Bretagna uscisse davvero dall'Europa, a livello commerciale ed economico non cambierà nulla: visti gli ingenti interessi in gioco, i burocrati di Bruxelles si dichiarano già pronti a stipulare trattati bilaterali appositamente con l’Inghilterra per mantenere le stesse, vantaggiose relazioni economiche e finanziarie già in vigore da decenni.

D'altronde, un esempio di trattamento "speciale" da parte dell'Europa è rappresentato dalla Svizzera: non fa parte della Unione ed ha una propria moneta, ma ha stipulato diversi trattati bilaterali con i Paesi membri per la libera circolazione delle merci e degli scambi, proprio allo scopo di superare ostacoli e barriere doganali. Divenendo, ai fini delle agevolazioni di libero mercato, come un Paese membro.

E quindi, è lecito pensare che sulla carta la volontà del popolo inglese sarà rispettata, anche se non è ancora chiaro come e quando. Ma nella pratica, e specialmente per gli aspetti di interesse dei mercati di scambio, verosimilmente tutto rimarrà così, potremmo dire all’italiana maniera. In tutto ciò, il terrorismo mediatico è già al lavoro e gli speculatori internazionali picchiano duro sulle Borse, per quanto detto senza alcun fondamento o criterio di sorta: pure speculazione.

Proprio in virtù di questa iniziale speculazione, Milano è stata la Borsa che ci ha rimesso più di tutte in Europa: -12,45%, un record assoluto. Strano, perché l’Italia è il Paese in Europa che si stima verrebbe meno penalizzato da una uscita della Gran Bretagna dal club. Altrettanto strano è il fatto che lo Stock Exchange di Londra ha perso solo il 4%: doveva invece essere il Paese più penalizzato. E quindi facciamoci la domanda: è tutta una grande montatura, oppure gli interessi in gioco stanno ben al di fuori o al di sopra di quelli comunitari?

Lo dicono in molti: con la sterlina debole la Gran Bretagna ci guadagna. L’indebolimento della sterlina inglese, infatti, ormai ai valori minimi degli ultimi 31 anni contro il dollaro USA, farà i favori delle aziende britanniche le cui merci esportate saranno certamente più competitive sul mercato globale. Ancora, una Gran Bretagna non più legata dai vincoli di Bruxelles sarà più appetibile per le aziende cinesi, specialmente per gli aspetti legati al mercato dello shipping e il controllo delle rotte mercantili. E che pensare dei capitali che viaggiano da Londra a Hong Kong con un semplice clic del mouse: adesso, senza che l'Europa chieda spiegazioni o imponga balzelli come il progetto di tobin tax europea, diventerà una vera manna.

E non è finita: anche l'Euro si indebolisce. Ed un Euro indebolito nei confronti del dollaro diventerebbe più conveniente per le esportazioni, a tutto vantaggio di una ripresa economica che finora hanno visto solo gli occhi poco obiettivi dei politici al governo. In questo contesto, il Regno Unito separato dalla UE, ma non ancora "divorziato", farà certamente comodo a molti interessi economici.

Ad oggi l'Inghilterra vive una posizione di stallo, ma lasciamo tutto in attesa che si chiariscano molti aspetti ad esempio a livello politico, guardando a chi governerà il Paese dal prossimo mese di ottobre e, in parallelo, da chi prenderà il potere in Francia e Germania il prossimo anno, dopo le rispettive elezioni. Intanto, l’egemonia della Germania si presume che andrà indebolendosi: il segnale di protesta lanciato dalla BREXIT è forte e chiaro, e Bruxelles non può certo ignorarlo.

In tutto questo, la Banca Centrale Europea continuerà a pompare enormi quantità di denaro col collaudatissimo metodo del "quantitative easing" nel sistema di credito europeo, al solito scopo di alleggerire le banche dal peso enorme di titoli di Stato ormai a rendita zero: siamo in piena deflazione, lo dicono tutti. Mentre i piccoli investitori, bombardati dalle continue paure create ed alimentate da un sistema mediatico efficientissimo allo scopo, come pecore vengono tosati bene e silenziosamente da spregiudicati gestori di fondi e da banche mezze fallite, che cavalcano la speculazione al ribasso grazie alla notizia del BREXIT e le leggende metropolitane attorno ad essa. In finale, potremmo arrivare a vedere chi ha votato "leave" lavorare di più per mantenere gli alimenti per l'indipendenza.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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