Giovedì, 18 Dicembre 2014 17:59

il disgelo tra USA e Cuba: buonismo natalizio o interessi economici?

Gli USA hanno compiuto il primo passo per l'allentamento dell'embargo contro Cuba. Il motivo potrebbe essere oltre la "bontà natalizia", piuttosto potrebbe essere legato al crollo dell'economia del Venezuela che finora ha supportato Cuba con il petrolio a prezzi bassissimi. E non solo...

E' notizia di questi giorni, proprio sotto l'albero di Natale, che dopo 55 anni di silenzi e tensioni reciproche Cuba e USA tornano ad riallacciare relazioni diplomatiche, con il presidente Barack Obama che ha annunciato l'allentamento delle condizioni di embargo.

I rapporti tra il regime di Raoul Castro, fratello del "lider maximo" Fidel Castro, e Washington potrebbero sensibilmente migliorare, tanto che Obama non ha escluso una sua futura - sarebbe a dir poco storica - visita all'isola caraibica. Manca però, e non sarà facile averlo, il via libera del Congresso USA alla fine dell'embargo con il Paese inserito nel 1982 dall'amministrazione Reagan nella lista dei paesi "terroristi". I Repubblicani, infatti, oggi controllano Camera e Senato, ed hanno già annunciato battaglia strenua contro le dichiarazioni della Casa Bianca. Addirittura, qualche Democratico di origini cubane ha storto il naso all'idea: il senatore Robert Menendez, del New Jersey, di solito vicino alle posizione del presidente - ma non stavolta.

Se questo processo di "riappacificazione" si avverasse fino in fondo, l'allentamento dell'embargo comporterebbe conseguenze finora ritenute clamorose:

- le imprese USA potrebbero esportare sull'isola materiale per le costruzioni e costruire infrastrutture per le telecomunicazioni

- le banche americane potrebbero aprire conti con le banche cubane, mentre i cubani residenti in America potrebbero inviare a Cuba rimesse fino a 8.000 dollari l'anno - dal limite dei 2.000 di oggi

- gli americani potrebbero anche usare sull'isola carte di credito e bancomat, e portarsi a casa i famosi sigari fino a un valore di 100 dollari, cosa fino ad oggi vietata

- il settore privato cubano potrebbe esportare verso gli USA materiali per l'agricoltura e per le piccole imprese.

A dirla tutta, a beneficiare da questa nuova situazione sarà essenzialmente la piccola Cuba, che potrà sperare di aumentare le esportazioni, seppure limitatamente ad alcuni beni, verso la prima economia mondiale. Allo stesso tempo, potrà fare più affari con i turisti americani, e molte famiglie potranno ricevere legalmente rimesse maggiori dai loro cari negli USA.

La domanda nasce spontanea: aria di Natale in questo atto dell'amministrazione Obama? Ovvero, cosa si nasconde dietro questa mossa? E' noto come il presidente Castro, Raoul e certo non Fidel, stia cercando di modernizzare l'economia cubana e sdoganarla dal socialismo vecchio stampo, quello che nega la libera iniziativa, la proprietà privata dei mezzi di produzione, di una casa o di un'auto. Grazie all'utopia sociale finora in voga, l'isola è oggi al collasso, e per giunta rischia la catastrofe se il Venezuela smette di venderle il petrolio a prezzo bassissimo, quasi gratis.

Già, ecco scovato l'arcano: è imminente, per i noti problemi in Venezuela, lo stop ai sussidi a Cuba di benzina a prezzi stracciati. Il cosiddetto piano "Petrocaribe" era l'essenza della politica estera di Hugo Chavez prima e di Nicolas Maduro dopo, cioè creare una rete estesa di paesi amici del socialismo bolivariano attraverso fornitura di petrolio a basso costo: ogni anno Caracas ha esportato verso una dozzina di paesi dell'America Latina petrolio a prezzi politici, ed ovviamente l'onere dell'offerta "low cost" ricade sul bilancio statale venezuelano. I cui effetti li vediamo oggi: ben 44 miliardi di dollari di debito nel solo 2013, pari al 10% del PIL del Venezuela.

E, beninteso, Cuba è il maggiore beneficiario di questa politica, usufruendo di petrolio gratuito corrispondente a circa 5 miliardi di dollari l'anno. In cambio, L'Avana invia nel Venezuela 50.000 funzionari tra militari e personale medico. Peccato che il mantenimento di questo personale è assolutamente meno oneroso e non compensa i mancati introiti di Caracas.

Ecco, la politica di Chavez per gli aiuti generosi ai paesi amici è giunta al capolinea: visto il crollo delle quotazioni del greggio di questi ultimi giorni e settimane, il Venezuela vive una fase ancora più tragica della sua crisi economica e finanziaria. Contro il suo bilancio grava un deficit del 16% del PIL, dato che potrebbe facilmente salire dato che il petrolio rappresenta il 95% delle esportazioni venezuelane - e nel paese mancano del tutto i dollari per importare qualunque bene anche di prima necessità.

In finale, addio Petrocaribe: senza l'oro nero di Caracas, Cuba è in grande difficoltà, ancor più perchè nemmeno la Russia finanzia la sua economia - il crollo del rublo dimostra che da Mosca non ci saranno di certo aiuti economici. E quindi la mossa di Obama, arrivata assolutamente al momento opportuno e mirata ad approfittare della debolezza di Venezuela e Russia ad aiutare l'amica Nazione caraibica. Per forza di cose, Castro dovrà piegarsi agli USA e rassegnarsi a uno sviluppo trainato dagli investimenti americani. Ma come... non dicevano "hasta la victoria siempre"?

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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