Lunedì, 02 Febbraio 2015 14:15

il decreto salva-Berlusconi, riparte la polemica

Per difendere il proprio decreto, la Boschi invoca i tanti altri coinvolti negli effetti della misura ed il fatto che in Francia la soglia di impunità è ben più alta. Informazione quantomeno imprecisa: oltralpe il limite oltre il quale l'evasione è considerata reato è di 153 euro.

Ormai l'articolo 19 bis del decreto attuativo di delega fiscale è noto come il "salva-Berlusconi". Invece no: il ministro per le riforme, Maria Elena Boschi, difende il decreto ricordando come non sia una norma pensata per salvare l’ex Cavaliere, ma una misura che riguarda tutti i 60 milioni di italiani.

Certo che a pensare all'incontro "carbonaro" del Nazareno del premier Renzi con Silvio Berlusconi, viene da pensare subito a chi sarebbe il primo e più illustre beneficiario della norma. Ma la Boschi alla trasmissione "L'Arena" su RAI Uno condotta da Massimo Giletti aggiunge un esempio su cui riflettere: "In Francia hanno una norma uguale, con una soglia più alta, non del 3% ma del 10% di non punibilità. Non credo che possiamo fare o non fare una norma, che riguarda 60 milioni di italiani, perché c’entra o meno Berlusconi. Così si resta fermi agli ultimi 20 anni”.

Caro ministro, le cose però non stanno così, o per lo meno ha "dimenticato" la parte più delicata nel suo "parallelo forzato". Dando infatti un'occhiata al "Code général des impôts", il codice generale del fisco francese, ci si accorge che i vincoli per considerare l'evasione un reato sono due: il primo, come giustamente ricorda la Boschi, prevede un soglia del 10%, ma il secondo prevede una soglia pari alla misera somma di 153 euro. In tal caso, evidentemente, la norma non diventa certo non indirizzata a quelli come Berlusconi, anzi diviene più chiaro il suo scopo di alleggerire la burocrazia sfoltendo azioni dal misero importo.

LeEggiamo infatti la norma - articolo 1.741 - nella formulazione entrata in vigore nel 2013, e magari sussurriamola anche a chi la sventola senza mostrare di conoscerla bene: "Chiunque si sia fraudolentemente sottratto o abbia tentato di sottrarsi al pagamento totale o parziale delle imposte previste in questo codice – recita sia che abbia volontariamente omesso di presentare la dichiarazione nei tempi prescritti, o abbia deliberatamente nascosto parte degli importi soggetti a imposta, sia che abbia organizzato la propria insolvenza o abbia ostacolato in altri modi la riscossione, o abbia messo in atto qualsiasi altro tipo di condotta fraudolenta, è passibile, indipendentemente dalle sanzioni fiscali applicabili, di una multa di 500.000 euro e del carcere per cinque anni. (…) Questa disposizione si applica nel caso in cui l'occultamento superi un decimo della base imponibile o la cifra di 153 euro". Insomma, chissenefrega delle microevasioni, guardiamo (giustamente) le cose serie.

La norma francese è chiarissima, ma a fugare ogni dubbio interviene anche la posizione dell'ordine degli avvocati di Parigi, in merito ad una risposta che l'esecutivo transalpino ha fornito al Parlamento che chiedeva - per voce del socialista Girard Joel - di alzare la soglia perché sembrava troppo bassa. Ebbene, il punto in Francia è che oltre la soglia di legge si presume che si possa, con buona pace di tutti i "furbetti", scartare la buona fede del contribuente. Quindi, in teoria si può parlare di aumentarla ma in pratica la sostanza - cioè l'ordine di grandezza della soglia - non cambierà di certo.

Tornando alla fantasiosa e smemorata Italia, invece, ricordiamo che il putiferio era scoppiato ad inizio gennaio, quando l'articolo 19 bis cominciò a comparire sulle prime pagine dei quotidiani complice una sconosciuta "manina" che l'aveva aggiunta nel decreto di attuazione della delega fiscale che modificava il decreto legislativo n. 74 del 2000.

La norma recitava che i reati fiscali di evasione e frode vengono depenalizzati quando l'IVA o l'imposta sul reddito evasa non supera il 3% rispettivamente dell'imposta sul valore aggiunto o dell'imponibile dichiarato. Risultato immediato: l'evasione fiscale per la quale Berlusconi venne a suo tempo condannato il 1° agosto 2013 oggi, dopo quattro anni, risulta molto al di sotto della soglia del 3% di non punibilità. E quindi ecco la "grazia" al condannato. E magari anche il reintegro tra le file degli Onorevoli.

Renzi, ricorderete ancora, disse che "Se qualcuno immagina che in questo provvedimento ci sia non si sa quale scambio, non c’è problema: noi ci fermiamo, questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l'elezione del Quirinale". Bene, finalmente ci siamo. Solo che Renzi, ormai da mesi, dice che ascolta tutti ma poi va avanti da solo. Buon per Berlusconi, sarebbe in questo caso.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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