Domenica, 29 Giugno 2014 14:00

il costoso universo delle società partecipate dallo Stato

Ufficialmente, le società partecipate dallo Stato mantengono saldi gli interessi pubblici e garantiscono una guida uniforme e corretta ad imprese altrimenti indipendenti e forse più spregiudicate. In teoria: in pratica, si tratta di un carrozzone di poltrone date agli "amici di" che allo Stato costano tantissimo.

Parliamo di una galassia di piccole o grandi società, nazionali o di impatto solo locale, che alle casse dello Stato costano una tombola. Si tratta delle cosiddette "partecipate pubbliche", imprese di interesse statale che si muovono in un contesto spesso poco visibile e dalle regole ancora poco conosciute e soprattutto dalla gestione ben poco trasparenti. Tutto un mondo che necessita al più presto di "un disegno di ristrutturazione organico e complessivo".

Non lo dice chi scrive questo articolo, ma è il messaggio che arriva dritto dalle Corte dei Conti. La quale, nell'ultima sua rilevazione, conta ben 7.500 società partecipate. Ossia, 50 società partecipate direttamente dallo Stato, tipicamente attraverso i Ministeri, altre 5.258 cosietà partecipate dagli enti locali ed infine altre 2.214 società od organismi di varia natura - consorzi, fondazioni e via dicendo.

Si tratta solo di stime: il numero esatto di queste società è assolutamente "variabile, in quanto le società sono soggette a frequenti modifiche dell'assetto societario". La Corte dei Conti ovviamente glissa sulla possibilità che la flessibilità delle loro strutture, e soprattutto i nominativi delle persone di Stato coinvolte in esse, siano variabili in ragione delle mutevoli esigenze di sistemare questo o quell' "amico di", in genere politici che non trovano più collocazione o dirigenti statali in fase di parcheggio in attesa di tempi migliori: gli esempi si sprecano.

Fatto sta che il peso finanziario di questi carrozzoni e la dimensione economica degli enti partecipati, come sentenzia il procuratore generale Salvatore Nottola nel suo giudizio sul rendiconto generale dello Stato, è molto rilevante: ciò ha "un forte impatto sui conti pubblici, sui quali si ripercuotono i risultati della gestione, quando i costi non gravano sulla collettività, attraverso i meccanismi tariffari". Come dire, il carrozzone costa una tombola che viene pagata, direttamente tramite tariffe di esercizio o servizio, oppure tramite finanziamenti pubblici, dai soliti contribuenti.

Infatti, l'ammontare finanziario indotto dalle società partecipate dallo Stato, che spesso si traduce in pagamenti erogati direttamente dai Ministeri nei loro confronti, nel 2011 - per memoria, è l'epoca di transizione tra il governo di Silvio Berlusconi e quello di Mario Monti - ammontava a 30,55 miliardi di euro. Che divennero 26,11 miliardi di euro nel 2012 - sempre per memoria, in pieno periodo Monti - e poi divenuti 25,93 miliardi di euro nel 2013 - e qui è la transizione tra il governo Monti e quello di Enrico Letta.

Guardando ai bilanci diretti dei Ministreri, il peso di queste società è stato nel 2011 di 785,9 milioni di euro, poi nel 2012 aumentati a 844,61 milioni di euro ed infine 574,91 milioni di euro nel 2013. Il tutto, come sottolinea la Corte, "richiederebbe una assoluta trasparenza del fenomeno ma la realtà è diversa".

Anche qui, sulle ragioni della "diversità" della gestione delle società partecipate dallo Stato la Corte glissa: l'assetto di esse è mutevole e soggetto a vicende che i magistrati contabili elegantemente definiscono "complesse", con aspetti contabili che sono "spesso oscuri". Da qui nasce quindi il monito, la proposta o il mero suggerimento della Corte dei Conti a metter mano "ad un disegno di ristrutturazione organico e complessivo, che preveda regole chiare e cogenti, forme organizzative omogenee, criteri razionali di partecipazione, imprescindibili ed effettivi controlli da parte degli enti conferenti e dia a questi ultimi la responsabilità dell'effettivo governo degli enti partecipati".

Ottima e circostanziata analisi, elegante e pertinente proposta. Il punto è: chi, e quando, la raccoglierà e la tradurrà in una misura correttiva di questa situazione a dir poco nebulosa?

 

FONTE: http://www.ansa.it

Letto 594 volte