Venerdì, 10 Ottobre 2014 14:00

Il Bitcoin sbarca in Venezuela?

Il Bolivar è ormai in crisi: il cambio ufficiale col dollaro non è che un numero inutile, il vero cambio che riflette la terribile inflazione del Venezuela è quello sul mercato nero, dove il Bolivar non vale un cent. E mentre i consumi interni sono allo sbando, qualcuno pensa di investire nell'utilizzo alternativo del Bitcoin, per quanto volatile sicuramente più saldo. E, soprattutto, meno controllabile dal governo di Maduro.

Il Bitcoin ci ha abituato a forti scossoni al suo valore: in un anno la moneta digitale, nata dal nulla 5 anni fa e rapidamente diffusa in tutto il mondo, ha perso più del 75%, scendendo sotto i 300 dollari per unità, dal novembre 2013 quando era arrivato a valere ben oltre i 1.000 dollari. Il Bitcoin è stato sempre molto volatile, sin dall'inizio, ma non per questo è meno solido di alcune monete a corso forzoso.

Come il Bolivar del Venezuela, appunto. Ancorato a un tasso di cambio di 6,3 dollari, il bolivar in realtà vale meno di 16 volte tanto sul mercato nero, dove per un dollaro danno ben 102,75 bolivar. Altrimenti detto, in un solo anno la moneta venezuelana ha perso il 60% del suo valore.

Gli esperti dicono che è stato lo stesso governo che ha di fatto contribuito alla svalutazione della propria moneta, adottando due diversi cambi alternativi a quello ufficiale (aste SICAD) per distribuire dollari alle imprese nazionali importatrici di beni dall'estero. Fatto sta che in Venezuela non ci sono più dollari per acquistare beni di importazione, e quindi milioni di venezuelani non hanno la possibilità di vivere un'esistenza ordinaria ossia trovare sugli scaffali dei negozi e dei supermercati i beni fondamentali: dal latte al caffè, dalla pasta alla carta igienica.

Parentesi triste chiusa. Il punto che interessa gli esperti di criptomonete è che nel Paese sta crescendo l'interesse per i Bitcoin, un modo efficace per aggirare i controlli sui capitali e la detenzione di dollari. Ed ecco il nome, John Villar, un giovane software developer di 32 anni, il quale ha odorato l'importanza della criptomoneta da tempo, quando voleva comprare una batteria per cellulare su Amazon: impossibilitato a farlo in dollari, ha acquistato Bitcoin da un amico in bolivar e poi li ha convertiti in un voucher per l'acquisto della batteria.

Da allora, oggi è diventato un trader di Bitcoin. A detta di un professore di economia dell'Università di Tachira, Gerardo Mogollon, 42 anni, autodefinitosi "Dr. Bitcoin Venezuela", la moneta virtuale è assolutamente efficace per aggirare i controlli imposti dal presidente Nicolas Maduro, proprio i blocchi che stanno rendendo difficilissima la vita dei venezuelani. Ecco che, quindi, Mogollon tiene conferenze di persona ed in video online, proprio per sensibilizzare il popolo venezuelano all'uso dei Bitcoin.

Nel mentre due fratelli, Kevin e Victor Charles, che vivono attualmente a New York, hanno aperto il sito SurBitcoin, una piattaforma online per fare incontrare domanda e offerta. Mentre Kevin, 22 anni, spiega che, per quanto il Bitcoin sia volatile, è sempre meglio tenersi in tasca questa valuta che tanti inutili bolivar. E pare che centinaia di venezuelani inizino a pensarla come lui, facendo dei Bitcoin un atto di rivolta contro il "paradiso socialista" decantato da Maduro.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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