Sabato, 11 Maggio 2013 14:00

i risparmi degli italiani... non in banca!

Sembra strano, ma nel nostro Paese, con il più alto numero di istituti bancari e con una ricchezza personale insolitamente alta (se rapportata al debito pubblico), un cittadino su quattro non custodisce i propri averi in banca. Vediamo perché, e cosa vuol dire.

L'Italia ha una presenza di istituti di credito per abitante sul territorio superiore a qualsiasi stato europeo. Ed anche una concentrazione di ricchezza personale che supera quella delle ricca e industrializzata Germania. Quindi, ci si aspetta che i tanti soldi vengano custoditi nelle tante banche. Invece no.

Infatti, sono circa 15 milioni le persone (pari al 29% degli italiani sopra i 15 anni) che non lasciano i propri risparmi in banca ma li custodiscono in modo proprio. Almeno questo rivela uno studio della CGIA - l'associazione di artigiani e piccole imprese di Mestre - basato su dati della Commissione Europea che ha monitorato quanti cittadini europei con più di 15 anni di età non dispongono di un contro corrente bancario: a livello europeo siamo l'unico Paese con così tanti cittadini senza conto corrente.

Secondo l'associazione, ciò è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese: tante persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca. Oltretutto, non sono irrisori i costi di tenuta di conto corrente in Italia, più alti della media dei paesi dell'eurozona. Costi cui oltretutto si aggiungono le imposte di bollo.

In Europa, Paesi con tali numeri di "unbanked" sono la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% dei romeni sopra i 15 anni) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30% dei polacchi sopra i 15 anni). Ma guardando i Paesi a noi più omologhi, emerge che ad esempio in Francia e nel Regno Unito gli unbanked sono in entrambi i casi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, anche meno.

E allora, è solo una questione di età e di livello di scolarizzazione? Non solo: la mancanza di fiducia verso le banche si è andata acuendo con la crisi finanziaria e in particolare per colpa della politica di lotta all'evasione fiscale fortemente voluta dal governo Monti, il cui risultato è stato l'eliminazione del segreto bancario. Insomma, i rapporti bancari sono aperti all'occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate,un "Grande Fratello" che può legittimamente analizzare e valutare non solo le spese ingiustificate, ma anche lo stile di vita e le abitudini di ciascun contribuente. In finale, ogni cittadino si sente spiato. E quindi preferisce spesso il pagamento in contanti e comunque transazioni poco tracciate. Oppure - misura in voga tra i pensionati - si tengono i propri soldi nei libretti di risparmio postale o presso il conto corrente di un familiare.

Dulcis in fundo, da un paio di anni a questa parte si è incrementata anche la chiusura di conti correnti italiani a favore dell'apertura di conti all'estero, non solo per distogliere i propri soldi dall'occhio vigile del fisco, ma anche nel timore che prima o poi lo Stato italiano possa effettuare un prelievo forzoso sui risparmi affidati alle banche. Del resto, è già successo, e questo ce lo ricordiamo bene.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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