Venerdì, 05 Dicembre 2014 13:00

i lavori d'oro dei pensionati statali

Il ministro Marianna Madia si è finalmente decisa a dare un colpo alle infinite serie di pensionati della Pubblica Amministrazione con ricchi incarichi anche dopo la pensione. La circolare di attuazione del decreto punta ad "assicurare il ricambio di personale nelle amministrazioni", sbandiera lei: niente poltrone pubbliche per chi ha lasciato il lavoro. Solo che la norma vale per i prossimi: è legge solo a partire da fine giugno. Chi si salva?

Finalmente qualcuno ha pensato a varare una norma per sancire lo stop agli incarichi di consulenza e alle cariche nelle controllate pubbliche per chi è già in pensione. Inutile aggiungere che l'andazzo finora era una "gallina dalle uova d'oro" per ex ministri, presidenti e dirigenti della PA che, ben oltre i settanta anni, continuavano ad aggiungere sulle pensioni altri, nuovi stipendi d'oro.

Il ministro Marianna Madia, invece, ha recentemente firmato la circolare che dettaglia i numerosi paletti contro gli incarichi ai pensionati previsti dal decreto di riforma della Pubblica Amministrazione della scorsa estate. Un esempio, sarà vietato affidare ad ex lavoratori pubblici o privati in quiescenza "incarichi di studio e di consulenza, incarichi dirigenziali o direttivi, cariche di governo nelle amministrazioni e negli enti e società controllati". Inoltre, coloro che sono usciti dal lavoro non potranno certo essere scelti come commissari straordinari per "l'amministrazione temporanea di enti pubblici" o "lo svolgimento di compiti specifici".

Bella norma, pare, vero? Vediamo però i dettagli: la nuova disciplina si applichi solo agli incarichi conferiti dopo l'entrata in vigore del decreto Madia, ovvero il 25 giugno. Quindi, ancora e fino a tale data "non incorrono nel divieto gli incarichi a soggetti in quiescenza conferiti precedentemente, anche se alla stessa data il trattamento economico o compenso non era ancora stato definito".

Nel dettaglio, vediamo chi si salva.

Viene salvato in extremis il 76enne Piero Gnudi, ex ministro ed ex presidente di Enel e dell'IRI, nominato giusto il 6 giugno commissario dell'ILVA al posto di Enrico Bondi - altro pensionato "ripescato" ai fasti della PA.

Ma non solo: tirano un sospiro di sollievo anche tutti gli altri capitani della dirigenza statale in pensione ma insediati da anni su nuove poltrone. Qualche esempio, l'ex ambasciatore Giovanni Castellaneta, presidente della società pubblica di assicurazione del credito Sace. Ma anche Pietro Ciucci, presidente dell'Anas, divenuto beneficiario di una pensione d'oro per aver lasciato l'incarico di direttore generale della stessa società della rete autostradale.

Ed anche Tiziano Treu, ex ministro e responsabile dell'omonimo pacchetto sul lavoro interinale: a ottobre era stato scelto, ricorderete, per guidare l'INPS. Pensate, tanto è attaccato alla poltrona che ha fatto sapere di essere disponibile a lavorare pure gratis -  "sono abbastanza ricco", dice candidamente, grazie alla pensione da professore universitario e al vitalizio da parlamentare.

A legger bene, comunque, sono vietati gli incarichi direttivi ma non la docenza. Il documento del ministro spiega infatti che le nuove norme non puntano "a introdurre discriminazioni nei confronti dei pensionati, ma ad assicurare il fisiologico ricambio di personale nelle amministrazioni, da bilanciare con l'esigenza di trasferimento delle conoscenze e delle competenze acquisite nel corso della vita lavorativa".

Cioè, "le nuove disposizioni sono espressive di un indirizzo di politica legislativa volto ad agevolare il ricambio e il ringiovanimento del personale nelle pubbliche amministrazioni" e quindi evitare che "il conferimento di alcuni tipi di incarico sia utilizzato dalle amministrazioni pubbliche per continuare ad avvalersi di dipendenti in quiescenza", bloccando conseguenteente l'avanzamento dei più giovani.

Ed ecco il senso della norma: svecchiare il settore pubblico precludendo ai pensionati tutte le poltrone che "implicano la direzione di uffici e la gestione di risorse umane", ivi compresi "gli incarichi in strutture tecniche, quali quelli di direttore scientifico o sanitario, che comportano le suddette mansioni".

In tale divieto rientrano anche tutte le responsabilità "nell'ambito degli uffici di diretta collaborazione di organi politici". Restano invece, come detto, consentiti gli "incarichi di docenza in cui l'impegno didattico sia definito con precisione e il compenso sia commisurato all'attività didattica effettivamente svolta", la partecipazione alle giunte degli enti territoriali e agli organi elettivi degli ordini professionali e le cariche a titolo gratuito, che comunque non possono superare i 12 mesi di durata e non sono prorogabili né rinnovabili.

E nessuno sgarri: l'ispettorato dovrà rispondere entro 2 settimane ad eventuali segnalazioni pervenute da cittadini e imprese su ritardi o irregolarità rilevati negli uffici pubblici - entro tale termine massimo devono essere avviate le verifiche del caso.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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