Giovedì, 18 Giugno 2015 11:23

i contratti di locazione: il vademecum per chi affitta

Una serie di richiami e punti da ribadire per chi affitta: come avviene la registrazione, quali dati servono per redigere il contratto, come funziona la cedolare secca, come avvengono gli aggiornamenti ISTAT del canone di locazione. Buona lettura!

I contratti di locazione si distinguono in quelli ad uso commerciale e quelli ad uso abitativo. Pur se differenza tra i due è sostanziale, molti sono gli aspetti che coincidono nei due tipi di contratto.

Infatti, per entrambi ed a prescindere da quale sia il tipo, devono essere contenuti i seguenti dati:

- dati del proprietario

- dati dell'affittuario

- data di inizio del contratto

- durata del contratto

- dati che identifichino il bene

- prezzo da corrispondere quale canone (annuale o mensile)

Fin qui sembra ovvio, ma ecco il dettaglio da non dimenticare:

- aggiornamento ISTAT, ossia il tasso di rivalutazione del canone di affitto tipicamente su base annuale. Questo aspetto lo vediamo più avanti.

- dettagli del versamento della caparra, ossia entro quale data ed eventualmente in che forma specifica (addebito su c/c, ad esempio) corrispondere la rata di affitto.

Beninteso, non esiste un contratto tipo. Soprattutto per il contratto di uso abitativo. Il punto è che, per essere legalmente valido, il contratto deve contenere tutte le informazioni descritte sopra.

Altro dettaglio importante da specificare è la divisione delle spese, ad esempio la quota condominiale. Al momento della firma del contratto è bene infatti che sia stato chiarito, idealmente nelle voci del contratto stesso, qual è la suddivisione delle spese tra proprietario ed inquilino. Quale che sia, deve essere esplicitamente accettata e sottoscritta da ambo le parti.

E poi, la registrazione del contratto di locazione. Questo è uno dei requisiti affinché il contratto sia regolare, e può avvenire entro 30 giorni dalla stipula del contratto stesso o per via telematica o per via cartacea.

Se si sceglie la via cartacea, occorrono:

- due copie del contratto firmato

- il modello 69

- le marche da bollo (e non una sola: vanno applicate ogni 4 pagine oppure ogni 100 righe di testo)

- il modello F23 con ricevuta di pagamento dell'imposta di registro, tipicamente a carico dell'affittuario (comunque è un accordo tra le parti).

Alla fine, presentando tutto l'incarto all'Agenzia delle Entrate si riceverà una copia del contratto firmata e registrata: tutto a posto ed in regola a quel punto.

E parliamo della cedolare secca. Essa è un'opzione in mano al contribuente (il proprietario) che sostituisce il regime contributivo "tradizionale". Infatti, la cedolare secca è fatta per sostituire tutte le tasse legate alle entrate di un immobile in affitto (IRPEF, imposta di bollo e imposta di registro).

Quando conviene? E' un conto che ognuno deve farsi: la cedolare secca di fatto conviene ai padroni di casa che pagano un'unica somma molto più bassa del totale delle imposte che gravano sui contratti ordinari. Anche perché, la cedolare secca comporta un divieto di aggiornamento ISTAT degli affitti (a tutto vantaggio dell'affittuario).

E quindi, parlando di aggiornamento ISTAT, tutti i tipi di contratto di locazione - appunto esclusi quelli in regime di cedolare secca - sono soggetti all'aggiornamento annuale ISTAT, che provoca un aumento del canone di locazione in base all'indice FOI.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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