Venerdì, 07 Agosto 2015 14:00

guida pratica all'assegno di maternità 2015

Lo Stato ed il Comune erogano l'assegno di maternità. Sappiamo davvero tutto su cosa sia e come funzioni alla luce delle ultime norme in vigore?

Nel caso di lavoratrici che sono impegnate in attività discontinue e che non hanno fruito di nessun trattamento economico di maternità, per loro è previsto un assegno di maternità da parte dello Stato che ammonta a 2.086,24 euro.

Già: l'assegno di maternità, cioè il trattamento economico previsto dall'articolo 49, comma 8 della legge 488 del 1999. A cui posso accedere, dietro presentazione di specifica richiesta, le lavoratrici discontinue e precarie che sono diventate mamme nel corso dell'anno in corso. Addirittura, l'assegno viene erogato, a parte l'ovvio caso di nuove nascite, anche per adozioni da parte delle mamme italiane o cittadine comunitarie. Mentre per le donne extracomunitarie l'assegno viene concesso solo se queste sono in possesso del permesso CE a lungo periodo.

E veniamo a come richiederlo. Ebbene, al momento della nascita o dell'adozione del bambino, la richiedente deve essere residente in Italia (in taluni casi molto particolari, l'assegno di maternità può essere richiesto anche dal padre).

Ed ancora, non esiste soltanto l'assegno di maternità concesso dallo Stato, ma anche quello erogato dai Comuni, il quale può essere richiesto qualora non si tragga beneficio da altri trattamenti economici di maternità. Beninteso, in tutti i casi i due trattamenti non sono cumulabili.

Bene. La domanda per ottenere l'assegno di maternità dello Stato deve essere presentata alla sede INPS di competenza entro 6 mesi dalla nascita del bambino o entro 6 mesi dalla sua entrata in famiglia, in caso di adozione. Nel caso, invece, dell'assegno concesso dal Comune, la domanda va presentata al Comune di residenza entro gli stessi termini.

E parliamo di requisiti. Per l'assegno di maternità erogato dallo Stato i requisiti della madre riguardano:

- almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso tra i 18 e 9 mesi prima la nascita del bambino la madre

- almeno 3 mesi di lavoro e non aver perso il diritto a prestazioni previdenziali (come ad esempio in caso di disoccupazione o malattia) da più di 9 mesi - o comunque il periodo non deve essere superiore al periodo di fruizione delle prestazioni godute

- in caso la madre avesse cessato di lavorare nel periodo della gravidanza, comunque dovrebbe poter far valere 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso tra i 18 e 9 mesi precedenti il parto.

Avevamo accennato alla possibilità che l'assegno potesse essere usufruito anche dal padre. Ma come?

Intanto, vale sempre il requisito che il padre sia in possesso dei requisiti contributivi identicamente richiesti alla madre. E quindi, lo richiede nei seguenti casi:

- se il figlio è affidato esclusivamente al padre

- se il figlio è stato abbandonato dalla madre.

- in caso di affidamento pre adottivo

- in caso di coniugi separati nel corso della procedura di affidamento.

- in caso di padre adottante non coniugato

- in caso di pronuncia dell'adozione solo nei confronti del padre.

- in caso di decesso della madre naturale o di quella adottiva se coniugato con essa ed ha riconosciuto il figlio.

Ancora, devono essere soddisfatti i seguenti requisiti:

- il padre deve essere residente in Italia

- il minore deve risiedere nella famiglia anagrafica del padre

- il minore deve anche essere soggetto alla podestà del padre

- e non deve essere in affidamento presso terzi

- mentre la madre del minore, deceduta o che abbia abbandonato il bambino, non deve aver già usufruito dell'assegno.

Riassumiamo.

L'assegno di maternità può essere richiesto da madre anche adottante, da padre anche adottante, affidataria o affidatario pre adottivo, adottante non coniugato, coniuge della madre adottante o affidataria pre adottiva ed infine dall’affidatario nel caso di non riconoscimento da parte di entrambi i genitori.

Sia l'assegno erogato dallo Stato che dai Comuni non sono cumulabili con altre prestazioni a sostegno della maternità. Ma, se l'assegno erogato dallo Stato ha un importo superiore a quello delle prestazioni già percepite, la madre può richiedere di percepire la differenza.

Poi, l'assegno dello Stato spetta in maniera completa se non è stato percepito altro trattamento economico di maternità, mentre viene corrisposto in misura ridotta se sono stati percepiti trattamenti economici inferiori all'importo dell'assegno: ad esempio, nella situazione di parto plurimo il trattamento economico potrebbe essere inferiore in quanto non terrebbe conto del numero di gemelli nati o dei bambini adottati.

Infine, per l'assegno erogato dai Comuni gli importi sono basati sul requisito di reddito: occorre infatti un ISEE, per nuclei familiari di 3 componenti, non superiore a 35.256,84 euro. Premesso ciò, l'importo è di 1.691,05 euro corrisposto in 5 mensilità da 338,21 euro l'una.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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