Domenica, 28 Giugno 2015 14:00

Grecia, la situazione precipita. ormai il Paese è al baratro

Dalle Bruxelles arrivano segnali tranquillizzanti, si tenta di minimizzare. Peccato che nessuno può davvero sapere cosa succederà ora che i negoziati per la proroga delle scadenze di debito sono falliti. Il fatto senza precedenti è che un Paese dell'Eurozona dichiara fallimento. Il popolo è già nel panico, i mercati già crollano. E adesso?

La situazione legata all'ormai imminente default greco è inedita ed insieme preoccupante. Perché dopo mesi di estenuanti trattative, si è arrivati inesorabilmente alla rottura tra creditori europei ed il debitore greco. Va detto, i creditori dell'Eurogruppo hanno sempre rifiutato di discutere il vero nodo della questione (politico innanzitutto), ovvero la ristrutturazione del debito e la fine dell'austerity che in questi anni di crisi ha fatto esplodere la recessione e demolita ogni possibilità alla politica volta a stimolare la crescita. E continua ad arrivare il conto sociale, elevatissimo per le classi medie e per le fasce più deboli.

I cosiddetti "falchi" europei, quelli che hanno premuto solo sulla cieca politica di austerità, sono oltretutto miopi: le loro pretese e i loro veti invece che rafforzare la Costruzione europea rischiano di farla fallire, visti i risultati per la Grecia e chissà per chi altri dopo.

La Grecia, dal canto suo, ha bollato come inaccettabili le condizioni poste dall'Eurogruppo ed ha deciso di sottoporre a referendum la firma dell'accordo, in nome di democrazia e trasparenza verso il popolo (decisione ineccepibile), chiedendo contestualmente il prolungamento di qualche giorno del programma di aiuti per poter permettere al voto popolare di esprimersi.

Dall'altra parte, l'Europa accusa la Grecia di aver fatto saltare il negoziato e quindi non vuole concedere alcuna proroga al piano di aiuti. Finale: Atene non potrà onorare la tranche di debito in scadenza il 30 giugno e quindi a fine giornata di domani sarà inevitabilmente in default.

E adesso che succede? Tutto a posto, dicono dall'Eurogruppo: dalle varie cancellerie europee e da Bruxelles arrivano segnali tranquillizzanti, anche il nostro ministro dell'economia Pier Carlo Padoan minimizza, sostenendo che l'Italia è immune da contagio perché l'economia "si è molto rafforzata", dice lui, mentre la BCE ha tutti gli strumenti per intervenire. Beato lui che dorme sonni tranquilli, magari è un altro come i tanti che lo hanno preceduto che vede la luce in fondo al tunnel.

Comunque, si parla di default "controllato", ossia - almeno in una prima fase - blocco dei capitali e chiusura delle banche greche almeno per qualche giorno, nel tentativo di preservare un minimo di stabilità finanziaria e impedire una drammatica corsa agli sportelli, peraltro prevedibilissima. E' però un fatto che nessuno può davvero sapere cosa succederà dopo questa fase, perché mai prima d'ora un Paese europeo si era trovato nelle condizioni di dover dichiarare fallimento.

In teoria - o secondo la serenità di Padoan - abbiamo l'euro e un'unica banca centrale (la BCE, appunto) che ha molti mezzi e, soprattutto, una forte credibilità per sostenere l'eventuale terremoto dei mercati. Tuttavia, il sistema è sempre fragile: da un lato per via delle divisioni politiche tra i Paesi membri e, dall'altro, a causa del divario ormai netto tra le differenti economie, fatto che porta anche Paesi come la Francia nell'area "debole" insieme a Italia, Spagna e Portogallo.

Il default greco potrebbe, insieme alla sua uscita dall'euro portare i mercati a scommettere sulla disgregazione dell'Eurozona - ricordiamo che anche Cipro si trova ormai sull'orlo del fallimento.

Ad incrementare le possibilità della ipotesi speculativa e quindi rendere potenzialmente più ricco il bottino degli scommettitori vi è anche un fattore tecnico: l’enorme massa di liquidità e il livello artificialmente basso dei tassi d’interesse dovuti al quantitative easing in atto da parte della BCE, tradotto nell'acquisto di titoli dalle banche nello sforzo di immettere liquidità nel sistema per cercare di far ripartire l'economia. Qualcuno ha visto in ciò l'occasione del secolo, con i tassi d'interesse negativi dei titoli di Stato tedeschi. Analogamente, il default greco può essere a sua volta considerato "un'occasione del secolo"?

Ebbene, in tal caso assisteremmo a una bufera finanziaria senza precedenti e, con buona pace della BCE, quantomeno esisterebbe il rischio concreto di veder vanificata in un attimo ogni possibilità di ripresa economica. Infatti, i Paesi più deboli e indebitati, come l'Italia, tornerebbero inesorabilmente in recessione con conti pubblici drasticamente penalizzati dal prevedibile aumento dello spread. A voler essere pessimisti, poi, in Italia lo spread potrebbe addirittura tornare ai livelli dell'autunno 2011 - quando poi si dimise il governo Berlusconi ed entrò il "salvatore" Mario Monti. In tal caso, si verificherebbero enormi problemi di stabilità finanziaria ed il rischio per il nostro Paese di una situazione pre-fallimentare.

Al contrario, ipotizzando che i mercati valutino il default della Grecia come un qualcosa non a mettere in discussione l'euro, in tal caso sarebbe possibile far fallire un Paese dell'Eurozona pur mantenendolo nell'euro. Con l'obiettivo di pilotarne l'uscita in un modo non eccessivamente traumatico. A tal riguardo, notiamo come lo stesso FMI, a detta del suo portavoce, potrebbe non chiedere ad Atene il pagamento della rata da 1,6 miliardi, quella che scade martedì prossimo, ma limitarsi alla messa in mora e quindi concedere ancora qualche settimana di tempo alla Grecia per permettere il 5 luglio, piaccia o no, di far esprimere il popolo sulla firma del piano dei creditori con un referendum carico di significati politici ed in un momento di fortissima tensione.

Un punto è certo, ed è bene che i greci se ne rendano subito conto: a Paese ormai in default, un'adesione referendaria al piano della odiata "ex Troika" equivarrebbe a una resa senza condizioni ai creditori che, poi, andrà in qualche modo gestita. Già, e chi la gestirà? E che responsabilità soprattutto politiche intende assumersi l'Europa per questo?

In fondo, in caso di vittoria del fronte greco contrario all'austerity - ed è un evento fortemente probabile - con un rapido ritorno alla dracma si potrebbe verificare un ritorno alle relazioni strette con Russia e Cina. E quindi, comunque la si giri, per l'Europa è un disastro e per l'Italia – attacchi speculativi ai mercati o meno – la strada verso la luce in fondo al tunnel si fa sempre più ardua.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 473 volte