Martedì, 08 Maggio 2018 11:05

governo di tregua: una farsa?

L'ultima risorsa del Presidente Mattarella per dare all'Italia un governo è il cosiddetto 'governo di tregua'. Ma davvero serve a qualcosa o è solo una finta, disperata mossa che nasconde un pugno di mosche?

Ripartiamo, dopo questo articolo, a parlare di politica italiana e di elezioni.

Si parla oggi di 'governo di tregua' come nuova (ultima?) idea del Presidente Sergio Mattarella per risolvere l'ennesima crisi di governo. Ma temiamo non serva davvero a nulla, a parte a prendere (perdere) tempo. L'Italia, da anni, ha bisogno di scelte difficili, e non di farse istituzionali.

Invece, abbiamo assistito a consultazioni fiume, in cui ognuno sembrava solo parlarsi addosso. Fino a ieri, quando il centro destra ha di nuovo proposto un governo a guida Matteo Salvini, mentre la Lega chiedeva a latere elezioni anticipate a luglio. Scenario quest'ultimo che piace al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, che per chi non lo ricordasse è il vincitore indiscusso delle elezioni.

Silvio Berlusconi è messo da parte, ed il Capo dello Stato resta col cerino in mano. Che fare? Un governo di tregua, ecco l'idea, in attesa di elezioni a luglio - le date potrebbero essere l'8 piuttosto che il 15 - guidato da una personalità super partes. Una del tipo dell'allora Mario Monti.

Il punto è che serve a Palazzo Chigi un premier che assuma il pieno potere delle sue funzioni. E non basta per questo un premier di tregua: verosimilmente, questi verrebbe bloccato sul nascere dalle contrapposizioni tra i tre schieramenti, ognuno voglioso di emergere nel dibattito e conquistare nuove quote di elettorato in vista delle elezioni.

Il problema è che serve una nuova legge elettorale, altrimenti non potrà nascere domani nessun nuovo governo politico. Mentre il governo di tregua al massimo potrebbe provare a fare la prossima legge di stabilità 2019, o provare a dar risposte alla Commissione Europea, che entro la fine del mese ci attende per un conto di 5 miliardi di euro (ossia,  percento del PIL) truccato da manovra correttiva dei conti pubblici per l'esercizio in corso. Sembra poco, ma sono 5 miliardi da reperire urgentemente, da qui a dicembre, evidentemente con nuove tasse. Ancora, serve un governo che ci rappresenti al Consiglio Europeo di giugno, in cui discutere le riforme dell'Eurozona e della Unione Europea su tavoli che finora ci hanno visto sempre estranei.

L'appuntamento più grave per il nuovo governo, tregua o non tregua, sarebbe sicuramente il reperimento di circa 15 miliardi occorrenti per evitare l'insorgere del meccanismo delle clausole di salvaguardia per il 2019, per le quali scatterebbe l'aumento delle aliquote IVA dal 22 al 24 percento e dal 10 all’11,5 percento. Oltre alle accise sul carburante.

Finora la cosiddetta ripresa, intesa come la cessazione della recessione, dalla fine del 2014 ha apparentemente funzionato grazie a tre fattori esterni, esogeni, insomma non grazie ad azione di governo nazionale: il crollo delle quotazioni del petrolio (effetto, materie prime importate a minor prezzo), l'azzeramento dei tassi della BCE, che ha fatto incetta di titoli di Stato (effetto, compressione del costo del denaro e ammorbidimento delle rate mensili dei debitori) ed infine il cambio debole dell'euro (effetto, rilancio del Made in Italy, con esportazioni nette che volano al 3 percento del PIL).

Tutto fattori che, man mano, sfumano: il prezzo del petrolio è cresciuto dell'85 percento ultimamente, grazie all'accordo di OPEC con Russia sul taglio della produzione, mentre l'euro sta recuperando terreno al passo del 4 percento nell'ultimo anno. Giusto i tassi restano bassissimi, ancora ai minimi storici, e solo questo ancora aiuta l'economia italiana contro il rischio spread sui rendimenti sovrani. Per ora.

Ecco perché, in tutto questo fermento di sfide e problemi all'orizzonte, stona con le aspettative veder perder tempo - politicamente parlando - ed evitare di prendere decisioni difficili ma lungimiranti su capitoli come euro, conti pubblici, tasse, burocrazia, pensioni, lavoro, ammodernamento istituzionale e della Pubblica Amministrazione. Il governo di tregua non serve, non serve, non serve. Ed i mercati ci faranno scontare questa 'pausa di riflessione'.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

Letto 44 volte