Sabato, 21 Dicembre 2013 13:00

i parlamentari italiani, questi strapagati

Lo sappiamo ormai a memoria: la casta degli onorevoli si autoattribuisce fiumi di denari pubblici, facendo solo finta di ridurre questi oneri per i contribuenti. Ma è bene rinfrescare le idee, con uno studio apposito svolto da CONFINDUSTRIA che pone a confronto gli onorevoli d'Europa. I nostri, ovvio, sono i più pagati.

In rapporto al PIL procapite, i parlamentari italiani sono di gran lunga i più pagati d'Europa. Semmai qualcuno avesse ancora qualche dubbio. Dati del 2012 alla mano, lo stipendio da deputato in Italia è pari a 4,7 volte il PIL pro-capite, contro l'1,8 del Regno Unito.

Ma lo stipendio non è tutto: in tasca finiscono anche altri "assegni" furbescamente etichettati fuori stipendio, ma sempre di denaro pubblico trattasi. Ecco allora che, contando anche i rimborsi spese (spesso autocertificati), i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali e le spese di trasporto, questo rapporto sale al 9,8 per il deputato italiano contro il 6,6 per quello inglese.

Chi fa i conti in tasca ai 945 parlamentari italiani è il rapporto di fine anno del CSC, Centro Studi CONFINDUSTRIA. La quale, ovviamente, si slancia anche ai "soliti" suggerimenti per individuare i possibili risparmi: riducendo del 30% l'indennità dei parlamentari, ridimensionandone il numero, riformando le loro pensioni e abolendo i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali e le spese di trasporto ma mantenendo la diaria oppure eliminandola e introducendo un tetto massimo alle spese rimborsabili - nulla di nuovo insomma, tutte le promesse da marinaio finora fatte dai grandi riformisti della politica - si calcola un risparmio fino a 1 miliardo di euro.

Ovviamente i risparmi suggeriti si estendono ad altre roccaforti del potere statale: comuni, regioni (le province si danno per abolite), tutte istituzioni gonfie di sprechi e, come ben noto, sperperi ed illeciti. E, per finire, tutto l'universo di società partecipate dalla pubblica amministrazione, più di 7.700 che costano, in termini di ripiano delle perdite, circa 22 miliardi di euro.

E veniamo al discorso occupazione: il ricorso alla CIG (Cassa Integrazione Guadagni) è ormai a capolinea, e questo "sgonfiamento" continuerà lentamente fino al 2015 riportando la forza lavoro coinvolta dagli ammortizzatori sociali verso le 200 mila unità, un livello poco superore a quello di inizio 2009.

Quindi, secondo CONFINDUSTRIA gli attuali assistiti dall'INPS, i cassintegrati, verranno riassorbiti in azienda rallentando la creazione di nuovi posti di lavoro, basti pensare che tra il 2011 ed il 2012 siano rientrati al lavoro il 51,7% dei lavoratori cassinterati, contro il 77% degli anni precedenti. Pertanto, dando per buono che non tutti i cassintegrati rientreranno al lavoro, il numero delle persone occupate potrà livemente aumentare dalla primavera 2014, con una stima della crescita dell'occupazione totale dello 0,1% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015 - ipotesi assolutamente ottimistica.

Con tale scenario, si appiattirà la disoccupazione - che ha raggiunto il suo apice nell'autunno 2013. Il tasso di disoccupazione si stima infatti che non crescerà nei prossimi anni (è già altissimo, in effetti) fermandosi al 12,3% per tutto il 2014, poi scenderà di un decimo di punto nel 2015, al 12,2% medio annuo.

Il popolo degli "scoraggiati", invece, rimarranno tali: aumentati dal 2008 a oggi del 54,1%, così come sono aumentati del 50,7% quelli che stanno aspettando l'esito di passate azioni di ricerca di lavoro.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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