Sabato, 09 Novembre 2013 13:30

gioielli e regali agli ospiti VIP della RAI. pagati col canone

La RAI, si sa, è un costosissimo carrozzone che annovera un numero incredibile di "dirigenti" con stipendi favolosi. La goccia che fa traboccare il vaso, si fa per dire, è scoprire che gli ospiti illustri della RAI, come ai salotti di Porta a Porta, vengono omaggiati con gioielli ed altre regalie. Tanto paga il cittadino, con l'odiatissimo canone.

Secondo quanto rivela un'indagine interna attivata in base ad una segnalazione di una lettera anonima di inizio anno, fra il 2008 e il 2012 è stato speso oltre mezzo milione di euro per fare omaggi a destra e a sinistra. Non ci sono i nomi e cognomi degli omaggiati, certo è che la TV pubblica ha dispensato regalie a personaggi e politici di spicco che hanno partecipato o fatto partecipare amici e portavoce a trasmissioni RAI. Ennesimo scandalo, ennesimo sperpero della televisione pubblica, da tempo nell'occhio del ciclone per i conti costantemente in rosso.

Nel dettaglio, negli ultimi 4 anni sono stati scialacquati ingenti denari pubblici per acquistare orecchini, gemelli d'oro, orologi di pregio, foulard, cravatte firmate in famose boutique di Roma. Un flusso di centinaia di migliaia di euro (tipo 300 mila all'anno) ovviamente senza lasciare traccia, cioè senza che fossero indicati i reali beneficiari dei doni, né i motivi - ci mancherebbe - né tantomeno i generosi dirigenti in vena di regali.

Per ora la faccia è stata quella di Luigi Gubitosi, il direttore generale, uomo tanto dal pugno di ferro quanto dallo stipendio d'oro (650 mila euro all'anno), a parole voglioso di fare chiarezza. Per ora, è stato licenziato il responsabile dell'ufficio "regali", primo ed unico (per ora) capro espiatorio vittima sicura della nota pratiche di scaricabarile, complice del malaffare chissà. La domanda è: perché i vertici RAI hanno agito solo adesso che lo scandalo è saltato fuori e non sono intervenuti prima? Non ne sapevano nulla?

Anna Maria Tarantola, il presidente (366 mila euro all'anno), si è detta sorpresa per l'azienda finora (a suo dire) trasparente e corretta. Sta di fatto, però, che, in piena crisi economica e ricerca di risparmi e tirate di cinghia, l'attività gestionale "allegra" della RAI segna 245 milioni di euro di perdite nel 2012, con un organico di più di 10.400 dipendenti, 579 dirigenti adibiti per affidare all'esterno (ovviamente sempre ai soliti) servizi per 1,61 miliardi di euro a fronte di entrate annuali per 2,68 miliardi.

Un carrozzone che continua a bruciare soldi come la caldaia di una locomotiva, nonostante i continui aumenti del canone abbonati che la RAI ogni anno incassa dai contribuenti. I quali, in un mondo in cui viga lo stato di diritto, dovrebbero essere legittimati a fare causa alla RAI, perché non è scritto da nessuna parte che la televisione pubblica è autorizzata a fare regali.

E poi c'è la Lega Nord, che su piede di guerra invita gli utenti a non rinnovare l'abbonamento al canone RAI nel 2014: è sufficiente inoltrare apposita dichiarazione alla sede di Torino, come da modulistica messa a disposizione della stessa azienda pubblica. Molti già l'hanno disdetto chiedendo che il loro televisore fosse piombato per la ricezione dei canali televisivi, ma va ricordato che tanti, a causa della crisi, non sono più in grado di sostenere tale balzello che risale al 1948.

A proposito, chi ha almeno 75 anni di età e nell'anno precedente ha avuto, insieme con il coniuge convivente, un reddito complessivo non superiore a 6.713,98 euro, è esonerato dal pagamento del canone Rai per la casa di residenza.

Ovviamente in televisione e sui giornali ancora non se ne parla, magari per evitare che l'inchiesta riveli altre redazioni finanziate coi soldi dei contribuenti - per ora questa è un'illazione, per carità - fatto sta che questo malcostume italiano nella gestione delle risorse pubbliche è ormai radicato in tanti uffici ed aziende pubbliche come la RAI, secondo il concetto che il denaro pubblico è denaro di nessuno e non denaro di tutti.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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