Giovedì, 19 Luglio 2012 14:00

fiscal compact: l'Italia firma la cambiale per i prossimi 20 anni

Il patto di stabilità è stato ratificato dall'Italia. Senza alcuna referendum, senza alcun rumore, senza neanche qualche commento o dubbio sugli effetti che potrà suscitare. Per chi non lo sappia ancora, questo meccanismo obbliga ogni Stato membro a rientrare dai debiti entro 20 anni. Per l'Italia si traduce in pagare quasi 50 miliardi all'anno. Già... e chi li pagherà?

Oggi è stato approvata la ratifica del cosiddetto fiscal compact, cioè il trattato che introduce i meccanismi di stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, e che mira – così si legge – a salvaguardare la stabilità di tutta la zona Euro.

Mentre molti Stati in Europa hanno mosso dubbi e meditato internamente prima di firmare, in Italia si è assistito ad un allineamento non solo degli organi di stampa, che rimangono silenti sull’avvenuta approvazione, ma dello stesso Parlamento che ha ratificato il testo senza discussione, senza neppure che sia stato necessario al Governo porre la questione di fiducia: alla Camera hanno votato 368 sì contro 65 no.

Forse c'è da chiedersi se il testo e le sue implicazioni siano state ben comprese. Parliamone. Il patto di stabilità prevede che i Paesi che hanno un debito pubblico superiore al 60% del PIL debbano rientrare entro tale soglia nell'arco di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell'eccedenza ogni anno. Analogamente, gli Stati si obbligano a mantenere il deficit pubblico (il disavanzo tra la spesa pubblica e le entrate) sempre sotto al 3% del PIL, a pena di sanzioni severissime.

Quindi, dovendo correre entro tali strettissimi binari diviene impossibile intraprendere una politica fiscale capace di stimolare la domanda. Al contrario, ogni anno bisogna fare cassa condannandosi ad una rigidità di politica economica insostenibile. Qualcuno ha già fatto i conti: L’Italia, la nazione prima al mondo per pressione fiscale, si impegna oggi a sostenere quasi 50 miliardi di Euro all’anno di tasse e tagli per 20 anni. Rispettare parametri fiscali sempre più rigidi e stringenti vorrà dire rinunciare ad ogni spazio possibile di manovra, vorrà dire dover imporre agli italiani, per i prossimi vent’anni, un regime di austerità radicale. Facile capire da dove verranno raccolti tutti quei soldi: si colpiranno ancora salari, stipendi e prestazioni del welfare, si aggraveranno le condizioni di vita delle classi sociale medio-basse, si assisterà a nuove tasse. Nuovi tagli dappertutto, dalla sanità alla scuola, dall’università ai trasporti.

La recessione "vera" dobbiamo ancora conoscerla, altro che sostenere che "ormai siamo fuori dal tunnel". Tutto questo avverrà senza che in maniera diretta o indiretta sia stato consultato il popolo italiano, ma unicamente per rispettare decisioni prese al di fuori del Paese. il Governo è nelle mani di un gruppo di “tecnici” che rappresentano interessi esterni. Il Parlamento obbedisce, senza neppure un minimo accenno di protesta.

 

FONTE: http://www.byoblu.com

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