Mercoledì, 14 Dicembre 2016 12:00

Fini: sono un coglione, non sono un corrotto

L'ex Presidente della Camera non può più negare le evidenti irregolarità commesse dai Tulliani. Quindi, per sua stessa ammissione, preferisce la linea del "non lo sapevo". Ma chi ci crede?

In questo articolo avevamo citato il militare delle Fiamme Gialle che aveva accertato le gigantesche frodi fiscali perpetrate dai concessionari di slot machine e loro complici. La vicenda si lega al destino del personaggio del giorno, Gianfranco Fini.

Un po' di memoria. Nel lontano 2008, l'allora Presidente della Camera Gianfranco Fini, storico leader di Alleanza Nazionale, vide a rischio la propria carriera in quanto fu evidente la vendita da parte di AN (allora era presidente del partito) di un appartamento a Montecarlo donato nel 1999 al partito 'per la giusta battaglia' dalla contessa Anna Maria Colleoni.

Il punto è nel 2008 che fu venduto per una sciocchezza (circa 300 mila euro) ad una società offshore riconducibile al cognato, Giancarlo Tulliani. Poco dopo, per 330 mila euro, viene venduto ad un'altra società offshore riconducibile invece alla moglie, Elisabetta Tulliani. Infine, l'appartamento viene rivenduto nel 2015 a un milione e 400 mila euro - prezzo stavolta più vicino al vero valore dell'immobile. E nel frattempo si scopre che i Tulliani non hanno neanche pagato la misera somma per l'acquisto della casa, in quanto erano soldi di Francesco Corallo, titolare (attraverso infiniti raggiri offshore) del più importante concessionario di slot machine. Ancora, nel 2009 si registra un bonifico di circa 3,5 milioni di euro al solito cognato di Fini ed al suocero Sergio Tulliani, da parte di una società offshore riconducibile a Corallo.

Fini allora promise di dimettersi se fosse stato dimostrato il suo coinvolgimento nella vicenda, ma fatto sta che, pur di fronte ad evidenze difficolmente negabili con vaghi 'non è vero' oppure ' ed io che c'entro con i miei parenti', non si dimise affatto, ma terminò regolarmente nel 2013 il suo incarico alla Camera.

Solo recentemente sono uscite evidenze schiaccianti sulla vicenda, consentendo l'arresto di Francesco Corallo ed il coinvolgimento formale nelle indagini di svariati ex parlamentari e, ovviamente, i tre Tulliani. I giornalisti sono quindi tornati 'alla carica' da Fini per sentire se, anche stavolta, nega ogni coinvolgimento con i parenti. Ecco quindi la trascrizione dell'intervista de 'Il Fatto Quotidiano'.

GIORNALISTA: Presidente Fini, ha sentito? La società della casa di Montecarlo per i magistrati è di sua moglie.

FINI: Lei dice? Addirittura è di mia moglie, nemmeno del fratello Giancarlo, è sicuro?

(la società Timara Ltd è riconducibile a Elisabetta Tulliani. I pm hanno trovato le procure del 2014 rilasciate da sua moglie)

F: Che devo dirle, sono notizie delle quali non ero minimamente a conoscenza. Sono davanti a un bivio: o sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. In cuor mio so qual è la verità e non pretendo di essere creduto ma per me questo è un dramma familiare.

G: Ne ha parlato con sua moglie Elisabetta?

F: No, lo scopro adesso da lei.

G: Ci sono 3,5 milioni bonificati a suo suocero e a suo cognato. Un bonifico del 2009 sarebbe legato al decreto sulle slot machine.

F: A chi viene fatto il bonifico?

G: A suo suocero.

F: E che c'entra Sergio Tulliani con il decreto?

G: Infatti c'entra più lei...

F: Il presidente della Camera non c’entra nulla. Non potevo fare nulla.

G: Il PDL però era potente.

F: Mi sembra assoluta fantasia, è solo una vicenda familiare drammatica.

G: Alla famiglia di sua moglie arrivano milioni di euro e lei non nota nulla?

F: Pensa me lo abbiano detto?

G: Il tenore di vita della sua famiglia è stato influenzato dall'arricchimento dei Tulliani?

F: No, come campavo prima campo adesso.

(Fini nel 2011 dichiarava, e sottolineiamo 'dichiarava', più di 200 mila euro l'anno. Sicuramente era già sufficientemente agiato)

G: Nel 2010 lei poteva prendere in mano la destra italiana.

F: Non c’è dubbio che io ho pagato un prezzo salato pur non riconoscendo a me stesso nessuna responsabilità personale se non... familiare.

G: Davvero credeva ai Tulliani?

F: Giancarlo Tulliani mi disse che l'appartamento non era di proprietà e io dissi che se fosse stata di sua proprietà mi sarei dimesso. Gli ho creduto, sì.

G: Che dirà stasera a cena a sua moglie?

F: Questi sono affari miei.

G: Bplus è accusata di avere portato via 215 milioni euro allo Stato e 3,5 sono andati alla famiglia di sua moglie. Sono anche affari nostri.

F: Se è così ne risponderà in tribunale. Io ho stima del procuratore Pignatone.

G: Da segretario ha venduto una casa del partito alla società di sua moglie. Non pensa di dover chiedere scusa?

F: Se l'avessi saputo non l'avrei venduta! Secondo lei è piacevole a 65 anni ammettere di essere un coglione?

G: E ai vecchi militanti del MSI e di AN cosa vorrebbe dire?

F: Che sto soffrendo quanto loro e sono stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto.

Facciamo il riassunto: questa persona si è sposata, di seconde nozze, con una persona (e relativa famiglia, suocero e cognato in particolare) già nota alle cronache per svariati imbrogli ed evasioni fiscali operati con il precedente marito, lo storico presidente del Perugia calcio Luciano Gaucci. Da poco sposati, fa vendere ad un'inezia un appartamento del partito ad una società offshore riconducibile a moglie e cognato. Ancora, sotto il governo (anche) suo passa un decreto che favorisce il re delle slot machine, il quale guarda caso condivide parte degli incassi con suocero e cognato. Come dire, se questa persona è diventato leader storico di AN e Presidente della Camera, due sono le cose: o è un gigantesco, incredibile sprovveduto, oppure è un gran bugiardo, oltreché un corrotto.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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