Martedì, 16 Ottobre 2012 14:38

ferie non godute nella PA: non più monetizzabili

Un apposito codicillo della spending review taglia la possibilità di monetizzare le ferie non godute. Quindi, maggior interesse da parte dell'interessato  a"smarcare" le ferie per il timore di perderne il diritto.

Parliamo dell’articolo 5, comma 8, del Dl 95/2012 - la ben nota spending review, in vigore dal 7 luglio scorso. Al fine di razionalizzare la spesa pubblica e gestire il risparmio, si stabilisce che le ferie non godute "non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi". Insomma, le ferie mai e poi mai si tramutano in soldi. Invece, le ferie devono essere per forza usufruite - non c'è altra possibilità, a meno di rinunciare al diritto di fruirne - come a suo tempo previsto dal Dlgs 66/2003.

Nel pubblico impiego, come noto, prima dell'avvento della nuova norma la monetizzazione delle ferie non godute era possibile nel solo caso in cui fosse avvenuta la cessazione del rapporto lavorativo. La norma era tra l'altro molto rigida: ogni sua violazione comportava per i dirigenti una diretta responsabilità amministrativa e disciplinare, ed oltretutto le amministrazioni in caso di uso malevolo di tale possibilità avrebbero potuto procedere al recupero degli oneri mal spesi a carico dei dipendenti.

E veniamo ai problemi applicativi della norma: il Dipartimento della Funzione Pubblica, con una nota del 6 agosto scorso, ha sentenziato come segue: “pur dopo la nuova normativa" - la spending review - " debbano rimanere salvaguardate tutte quelle situazioni che si sono definite prima della sua entrata in vigore, poiché in caso contrario si attribuirebbe alla norma una portata retroattiva che non è stata esplicitamente prevista”. Insomma, dire "in nessun caso" è illegittimo.

Infatti, rifacendosi non solo alla normativa interna, ma anche a quella europea, si deduce che la monetizzazione delle ferie non godute deve avvenire anche quando viene sospeso il rapporto di lavoro e segue la cessazione. ad esempio, nei casi di collocamento in aspettativa per lo svolgimento  del periodo di prova presso altra amministrazione a seguito della vincita di un concorso secondo le clausole di alcuni comparti.

Insomma, un'altra volta una norma parte in una certa forma con un certo obiettivo, poi cambia e viene parafrasata in mille modi, frutto di mille compromessi formali e non. Alla fine, semmai entra in vigore ha un senso ben distante dal principio, e coglie diversamente il segno.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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