Giovedì, 01 Giugno 2017 12:00

fallito ricorso per multa inflitta in assenza di vigili

Fallito il ricorso di un cittadino che ha ricevuto una multa inflitta da un dispositivo di controllo automatico non presidiato da alcun vigile: per la Cassazione è tutto valido. Vediamo i dettagli.

Dopo questo articolo, torniamo a parlare di apparecchiature per la rilevazione autimatica di infrazioni al codice della strada.

Arriviamo subito al dunque: la multa inflitta da un dispositivo automatico di verifica, come quelli per il passaggio col rosso, è valida anche se al momento non sono presenti agenti accertatori: è sufficiente che il Comune ne dimostri il corretto funzionamento, ossia che sia omologato.

In realtà, lo dice già il Codice della Strada: la multa è valida anche senza la presenza di agenti, laddove la contravvenzione venga rilevata con apparecchi omologati dal Ministero. Poi, c'è la conferma con l'espressione della Corte di Cassazione: in caso di contestazione, l’automobilista deve produrre a proprie spese la prova evidente del malfunzionamento del dispositivo, altrimenti anche senza agenti presenti la multa è valida. La sentenza della Cassazione, in dettaglio, è la n. 460 del 11/1/2017, sezione Civile, II.

Il caso specifico sottoposto all'attenzione della corte è relativo a quanto occorso ad un automobilista che non si era fermato al segnale rosso del semaforo. La multa era stata rilevata dall'apposita apparecchiatura di rilevamento, ovviamente omologata dal Ministero. Appunto, l’automobilista contesta la contravvenzione - facendo leva sull'assenza di agenti al momento dell'infrazione - verso il giudice di pace. Sostiene, più precisamente, che l’apparecchiatura di rilevamento non funzionava bene e che sul posto non c’erano agenti per accertare l’inflazione: in finale, secondo l'istanza prodotta dall'automobilista la multa non era stata immediata e quindi non era regolare.

La storia continua: il giudice di pace dà ragione all’automobilista, subito dopo però il Comune ricorre in appello al tribunale di Massa. Il quale respinge l'appello: l'automobilista avrà quindi pensato di averla spuntata. Colpo di scena, invece: il caso arriva alla Corte di Cassazione che accoglie la tesi del Comune - cioè quanto contenuto nell'appello - segnalando le seguenti motivazioni:

- il Comune ha fornito la prova che l’apparecchio utilizzato per l'accertamento dell'infrazione è omologato dal Ministero

- quindi può essere usato in maniera autonoma, in altre parole senza la presenza di agenti accertatori

- quindi ancora, il verbale di accertamento dell'infrazione è assolutamente legittimo e può essere recapitato successivamente all’accertamento.

Beninteso, la tesi del Comune è stata ulteriormente corroborata dalle foto che riproducono l’automobilista al passaggio con il semaforo rosso.

Alla fine, la Corte di Cassazione, ha annullato la sentenza del tribunale di Massa e stabilito che lo stesso tribunale, nella persona di un altro magistrato, debba pronunciarsi definitivamente sulla controversia, evidentemente in linea con la pronuncia della Cassazione.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it/

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