Venerdì, 16 Marzo 2018 12:00

Facebook e Google contro il Bitcoin

Va male per le criptomonete, dal Bitcoin a Ethereum Ripple e tutte le altre Altcoin. Una vera e propria guerra dichiarata alle monete virtuali da parte, ora, anche di Facebook e Google. Che succede?

Riprendiamo a parlare, dopo questo articolo, di Bitcoin.

Il 2018 è iniziato davvero male per le criptovalute: il 7 gennaio sembrava un mercato incredibilmente florido, con una capitalizzazione totale di più di 800 miliardi di dollari, poi invece è cominciata la discesa, oltretutto con andamento di altalene e montagne russe. Oggi vale circa 320 miliardi: sempre un valore ragguardevole, ma poco meno di due terzi del capitale di inizio gennaio si sono persi per strada.

I fatti sono che Facebook ha deciso di vietare le inserzioni sulle criptovalute, sia quelle solide e consolidate, come appunto il Bitcoin, che quelle future o comunque on attendibili, come quelle ancora sotto processo di ICO (Initial Coin Offering, analogo alla raccolta di denaro per collocazione delle società in Borsa).

E, dopo il primo social network, anche il primo motore di ricerca (Google) ha deciso di vietare gli annunci di Bitcoin e simili: il provvedimento sarà operativo da giugno, ma già solo averlo deciso ha fatto sentire i suoi disastrosi effetti sulle quotazioni del settore, con un calo medio nelle ultime 24 ore del 10 percento.

La 'divisione della torta', cioè la quota di Bitcoin scambiati accanto alle altre criptovalute, è rimasta immutata: il Bitcoin è sempre la criptovaluta più scambiata e capitalizzata, addirittura ha rinforzato tale posizione relativa. il problema è che circa due mesi fa valeva 20 mila dollari, oggi è a 8 mila dollari e - sembra - ancora scende.

Chiediamoci allora come mai Facebook e Google, due aziende colossali, hanno deciso di dar battaglia alle criptomonete. Ferdinando Ametrano, docente di Bitcoin e tecnologia della blockchain presso l'università Milano Bicocca ed il Politecnico di Milano, spiega: "Del mercato apprezzo sempre il contenuto informativo che rivela: se Google e Facebook rinunciano a profitti è perché ritengono la pubblicità di criptovalute ed ICO fraudolenta. Lo credo anche io: si tratta di quel 'far west' della corsa all'oro digitale affollato da furfanti e fenomeni da baraccone. L'oro digitale, Bitcoin, quello non ha bisogno di pubblicità: il suo riconoscimento è sostanziale e culturale, non ha bisogno di imbonitori".

Se così fosse, però, Google e Facebook avrebbero 'rigettato' solo gli annunci alle criptovalute meno affermate e più recenti, invece nella loro 'crociata' sono finite tutte le monete vituali, compreso il Bitcoin e le altre monete più consolidate. Ametrano risponde: "La volatilità è intrinseca al processo di scoperta del valore che avviene nel mercato. Quando si tratta di mettere a fuoco il valore potenzialmente dirompente dell'equivalente digitale dell'oro, il processo non può che essere complesso, confuso, controverso, insomma volatile". Come dire, inevitabilmente andavano aggredite tutte.

Ancora, chiediamoci che ne sarà delle altre monete sotto il Bitcoin per capitalizzazione. Si sa, quando i tempi si fanno duri le monete cominciano a crollare, una dopo l'altra, ed in tanti hanno detto, tante volte, che di tutte le monete esistenti alla fine ne rimarrà - se va bene - una sola, il Bitcoin. Per Avetrano "le alternative a Bitcoin sono per ora velleitarie e senza reali meriti funzionali. Ethereum, Monero, Litecoin, Ripple, Zcash possono avere una marginale, spesso sopravvalutata e fraintesa, utilità. Ma il resto è davvero ciarpame".

E veniamo alle previsioni. Il noto economista Kenneth Rogoff dice che il Bitcoin scenderà e si stabilizzerà a 100 dollari. Mentre gli analisti di Saxo Bank scommettono su un valore diametralmente opposto: 100 mila dollari. Chi ha ragione? Secondo Avetrano "Se Bitcoin è oro digitale, sottolineando la parola 'se' perché ci possono essere ancora legittimi dubbi, allora è ampiamente sottovalutato. Facciamo qualche valutazione grossolana. A livello globale i patrimoni gestiti sono circa 100 trilioni di dollari: quando il 2 percento investisse in Bitcoin, anche solo a scopo di diversificazione, questo implicherebbe un prezzo per Bitcoin di 100 mila dollari. La capitalizzazione dell'oro fisico è di 8 trilioni: per raggiungere un livello comparabile Bitcoin dovrebbe arrivare a 400 mila dollari. La legge di Metcalfe dice che il valore di un network è proporzionale al quadrato del numero dei suoi utenti: oggi si stimano 50 milioni di investitori Bitcoin, se proiettiamo a 350 milioni di investitori la capitalizzazione di Bitcoin dovrebbe crescere di 50 volte. Se non riuscirà ad essere oro digitale il suo valore si azzererà. Meglio investire solo quanto si può perdere senza eccessivo rammarico".

Per finire, chiediamoci quali ostacoli si trova davanti il Bitcoin per diventare davvero oro digitale. L'opinione di Avetrano è che "non ci sono ostacoli sostanziali. Sarà un percorso controverso e vedremo tentativi di delegittimazione e criminalizzazione. Ma la scarsità digitale è una rivoluzione inarrestabile: sarà difficile rimettere il genio nella bottiglia".

Concludiamo: nessuno sa se tra un anno chi ha comprato Bitcoin oggi, a circa 8000 dollari l'uno (o anche meno), sarà ricco o avrà dilapidato un piccolo o grande patrimonio. Certo è che resta tuttora un asset di elevatissimo rischio, con giganteschi potenziali ma, per sua natura non gestito da autorità di controllo, estremamente volatile. Tenete duro!

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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