Martedì, 26 Luglio 2016 12:00

Ethereum vs Ethereum Classic: smart contract rigido o flessibile?

Gli investitori nell'Ethereum avranno notato la recente comparsa, accanto alla moneta ETH, anche della simile moneta ETC, ossia l'Ethereum Classic. I cambi in Bitcoin sono ovviamente diversi. Che vuol dire? Quali sono le differenze? E soprattutto, dove investire?

Avevamo già parlato di Ethereum e DAO in questo articolo.

Come molti sanno, la cosiddetta 'hard fork' per salvare il progetto / smart contract 'The DAO' si è tradotto nel tentativo da parte della comunità di manomettere la blockchian per far recuperare agli investitori del progetto le monete maliziosamente - diciamo così - ritirate. Ciò ha avuto delle pesanti conseguenze. Ossia, da un certo punto in poi la blockchain si è divisa tra quella che supporta il progetto e tutte le sue regole fisse (compreso il ritiro di monete da parte dell'utente malizioso) e quella che invece non ne supporta tutte le regole (e soprattutto restituisce la proprietà delle monete ai legittimi proprietari). Rispettivamente, ETH (progetto supportato in pieno, monete ritirate) e ETC (progetto supportato solo parzialmente, monete restituite).

Beninteso, sono molti i sostenitori di Vitalik Buterin, il creatore di Ethereum. Molti di loro sono quindi rimasti delusi e sconvolti quando il progetto implose su se stesso: per quanto indubbiamente fosse intelligente e visionario Buterin ed i suoi colleghi sviluppatori, sono sempre esseri umani, soggetti ad errori e soprattutto ai comuni vizi e pregiudizi. E poi, 50 milioni di dollari investiti nel progetto sono un sacco di soldi per la maggior parte delle persone, figurarsi per un gruppo di giovani guidati da un genio giovane ed inesperto. Col senno di poi, qualcuno direbbe che non era il caso di investire tutto quel denaro in un progetto su una piattaforma ancora sperimentale.

Purtroppo, è successo: un brillante utente (per alcuni un hacker, per altri semplicemente uno che ha sfruttato a proprio vantaggio le regole) ha abboccato ed inghiottito l'esca dello smart contract scritto male, ed a quel punto non c'era più niente che Buterin ed i suoi potessero realisticamente fare. In fondo, The DAO non era il loro progetto, ma era quello di tutti gli investitori coinvolti. Ma come ovvio che fosse, proprio gli investitori scontenti, più tutti i 'miners' che contribuiscono al funzionamento della rete Ethereum, si sono rivolti a lui per varare l'inevitabile soluzione della biforcazione ETH / ETC.

Tutto ciò, da molti punti di vista, è una cosa positiva: significa che gli uomini possono sbagliare, ma che non c'è l'ottusa volontà di salvaguardare la regola (scritta dagli uomini) contro la logica e soprattutto gli interessi dei più. Ciò, però, crea un importante precedente: gli sviluppatori non possono certo promettere che una situazione come questa non succederà più e che, in futuro, non ci saranno altre 'hard fork'. Di errori ce ne saranno ancora, invece, e quindi altre volte la comunità dovrà decidere come intervenire per correggere il tiro:

Alla fine, comunque, ogni misura è stata adottata negli unici interessi del mercato, non certo degli sviluppatori (che, per così dire, semplicemente forniscono gli strumenti agli investitori). Ossia, tutti gli utenti che avevano investito monete ETH nel progetto ed hanno subito un prelievo di tali monete nel modo malizioso suddetto, hanno ricevuto una pari quantità di monete ETC a titolo di risarcimento. Tutto qui: chi invece non ha investito nel progetto non ci ha rimesso nulla, e la sua blockchain su ETH rimane immutata.

Da quanto detto evidenziamo subito una differenza tra ETH ed ETC: la seconda ha un supporto di rete ancora scarso, ossia un hashrate basso. Il che vuol dire che è maggiormente sensibile ad attacchi massivi: se un utente contribuisce al 51 percento della potenza di calcolo dell'intera rete ETC, può di fatto riscrivere le transazioni a suo vantaggio, ossia prendere possesso di tutti gli ETC disponibili. Beninteso, è una tattica semplice ma efficace per ogni tipo di criptovaluta giovane. E guarda caso, è già stata tentata - senza successo però. Dopodiché, con l'introduzione dell'ETC tra le monete scambiabili sul celebre mercato Poloniex, l'hashrate è talmente aumentato - ad oggi è più che raddoppiato - da rendere l'attacco massivo oramai impossibile.

Nel frattempo che ragioniamo il valore degli ETC è salito a balzi del 20 e 30 percento, attirando gli appetiti di borse cinesi e grandi mining pool: se il prezzo continua a salire in questo modo, presto la comunità passerà a minare anche ETC, almeno fintantoché la difficoltà resta sufficientemente bassa rispetto alla ricompensa per ciascun blocco. Dopodiché - e non ci vorrà molto tempo, il denaro gratis dura sempre poco - la convenienza passerà dai miners ai traders.

In conclusione, da un punto di vista tecnico e funzionale ETC ed ETH sono pari, nel senso che entrambi offrono la stessa tecnologia e stesse potenzialità. Chi deciderà il pirmato di una moneta rispetto all'altra sarà unicamente il mercato, a cominciare dai miners che contribuiranno al loro hashrate (e quindi alla sua stabilità e sicurezza) per finire con gli investitori, che decideranno della loro capitalizzazione. In tutto ciò Buterin non ha alcun ruolo o influenza: ce l'avrebbe se potesse convincere l'intera comunità che un hard fork come questo non succedrà più. Ma certo non lo può garantire. Poi, semmai l'ETC sarà sparito e rimarrà solo il buon vecchio ETH, vorrà dire che la monta è ritornata ad essere pure. Ed immutabile, costi quel che costi.

 

FONTE: http://www.newsbtc.com

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