Lunedì, 29 Agosto 2016 12:47

emergenza terremoto e solidarietà: i dubbi sulle collette all'italiana

Del terremoto occorso recentemente ad Amatrice e comuni limitrofi, purtroppo, sappiamo tutto. E sappiamo anche cosa ci chiedono di fare i vari media: donare soldi, tipicamente col sistema dell'SMS solidale. Il punto è: come e da chi verranno gestiti questi soldi, e soprattutto quanti arriveranno a beneficio delle famiglie sfollate?

I media strombazzano, secondo il classico stile 'Telethon', i risultati parziali della raccolta fondi con il numero solidale della Protezione Civile, che finora dicono abbia raccolto 10 milioni di euro.

Accanto, sono state lanciate altre collette: la Croce Rossa, la Caritas e ovviamente tante immancabili ONLUS e ONG, anche con bonifici liberi su conti correnti creati ad hoc su banche, compagnie di assicurazione e mezzi di informazione. Pure i partiti hanno girato il cappello e chiesto il contributo solidale. Pure la COLDIRETTI, il Club Alpino Italiano, l'associazione dei dentisti, l'ordine dei medici, l'ordine dai giudici amministrativi, l'Alitalia, le confederazione degli armatori, le coop...

La gara di solidarietà, italianissima e meritoria, manca come al solito di coordinamento tra le singole iniziative: a livello nazionale ci si muove in ordine sparso. Col rischio che non tutti i mille contributi donati dai cittadini giungano davvero e completamente a destinazione come chi ha donato si aspettava.

Non si dà conto di come vengono spese le donazioni, questo il problema: al netto delle truffe, sempre esistenti, restano i dubbi sulla reale efficacia delle iniziative. Anche perché spesso le organizzazioni badano più ad aumentare la propria reputazione che al bene dei destinatari, sottolinea l'economista Stefano Zamagni, presidente della Fondazione Italiana per il Dono ed ex presidente della defunta Agenzia per il Terzo Settore. Il quale insiste come dare conto dei risultati che si ottengono con quel denaro è cruciale: se si spendono i soldi raccolti per comprare palloncini puoi allietare per un po' i bambini nelle tende, ma non risolve i problemi di lungo periodo dei terremotati.

Nel resto dell'Europa le organizzazioni super partes ci sono: la UK Charity Commission inglese o gli omologhi tedeschi e francesi, o addirittura la Japan Platform, risultata cruciale nel gestire l'assistenza e la ricostruzione dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito la costa orientale del Giappone nel 2011. E la Protezione Civile non può svolgere tale ruolo: ha il compito di gestire le emergenze e non di occuparsi di ricostruzione. Infatti, la candidata ideale per svolgere questo ruolo sarebbe stata l'Agenzia per il Terzo Settore, per l'appunto abolita dal governo di Mario Monti nel 2012.

La Protezione Civile lo dice chiaramente: con i soldi del 45500 saranno ricostruiti edifici pubblici ed il loro utilizzo sarà gestito con procedura trasparente. Ossia, le somme saranno versate, senza alcun ricarico, su un conto infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato. Alla fine della raccolta - stima 45 giorni - con le regioni sarà istituito un comitato di garanti per dare il nulla osta ai progetti di ricostruzione di edifici pubblici presentati dagli enti locali. Ripetiamolo ancor più chiaramente: i soldi non verranno usati per le case dei erremotati ma per scuole, palestre, centri per i bambini e municipi.

Nel ribadire la richiesta di non inviare loro cibo o vestiti, la Protezione Civile ricorda che raccolte spontanee di tali generi sono partite sotto il controllo delle regioni: Lazio, Marche e Umbria hanno aperto tre conti correnti ad hoc e attivato caselle di posta elettronica a cui segnalare la disponibilità di beni per i terremotati.

Alla partita si sono uniti anche gli onnipresenti truffatori e sciacalli: sempre più cittadini via Facebook e Twitter chiedono controlli sulla gestione dei fondi raccolti nella fase di emergenza, col fondato timore che qualcuno se ne approfitti a scapito dei terremotati. Come occorso in Sicilia, dove due giorni fa la polizia postale ha identificato alcune false raccolte di fondi, cibo e vestiti a nome dell'Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (ANPAS), piuttosto che, da L'Aquila e Santa Maria Capua Vetere, venivano richiesti denari porta a porta da parte di sedicenti rappresentanti di qualche ONLUS.

Dice la sua anche Rosario Fiorello. In un post su Facebook ha avvertito: "Occhio: sono stato invitato ad almeno quattro manifestazioni per raccogliere fondi. Attenti a questi eventi che facciamo noi dello spettacolo. Se alla fine non devolvi tutto, ma 'tutto' meno le spese, allora non lo fare, perché il gioco deve valere la candela. I soldi vanno dati tutti in beneficenza. Mi fiderei di più se venisse organizzato da una ONLUS o una associazione affidabile. La storia insegna che poi uno raccoglie i soldi, fa, dice, poi quando vai a vedere dove sono finiti i soldi, non li trovi. Vorrei vedere nomi e cognomi, per chiedere alle persone che ricevono questi soldi che stanno facendo, quanto hanno speso, quando partono i lavori. Fino a quando non sarà garantita, io preferisco fare la mia beneficenza privata. Non c’è bisogno di cantare: dai i soldi direttamente e il gioco è fatto".

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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