Lunedì, 26 Febbraio 2018 11:33

Elezioni politiche: come votare consapevolmente

Con le magie della attuale legge elettorale, il Rosatellum, si corre realmente il rischio di credere di votare una corrente e soprattutto un candidato di nostra fiducia e poi, nella realtà, si sostiene inconsapevolmente un candidato altrimenti meno gradito all'elettorato, per non dire impresentabile. Siatene consci.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di legge elettorale.

Ne parlano, più o meno caoticamente, programmi televisivi e testate giornalistiche: con una croce sulla scheda elettorale possono prodursi effetti diciamo 'inattesi'. Facciamo qualche esempio.

A Bologna votando il PD si sostiene Pierferdinando Casini. A Modena, con lo stesso voto si da una mano a Beatrice Lorenzin. A Pontida, culla del partito del Carroccio, con il voto alla Lega si sostiene Maurizio Lupi, già fedelissimo di Angelino Alfano e da sempre attivo per, come dire, i governi di 'larghe coalizione' di questi ultimi anni. Ecco come funziona il Rosatellum, un vero gioco di prestigio del sistema elettorale che regola le elezioni politiche di domenica prossima: illusioni ottiche di una legge che invita a votare un partito e usa quel voto per dare la preferenza a un candidato che non si vorrebbe. Ecco allora il consiglio: usare il voto consapevolmente, analizzare come funziona la legge elettorale ed usare il voto nel modo veramente voluto, evitando le trappole.

Qualcuno dirà: "Per la prima volta dopo molti anni, tornano stampati i nomi dei candidati". E' vero, ma non vi lasciate ingannare. Tanto per cominciare, a parte nomi celebri alle ribalte dei vari programmi televisivi, alzi la mano chi conosce i candidati che si ritroverà sulla propria scheda.

E poi, è questo il 'trucco' della legge elettorale, l'elezione avviene secondo un sistema misto: in parte maggioritario e in parte proporzionale. E non in pari misura: un terzo dei parlamentari è eletto con il criterio maggioritario col collegio uninominale (ossia, vince chi ottiene un solo voto in più dell’avversario), due terzi invece di deputati e senatori saranno presi da listini bloccati con il criterio proporzionale (ossia, più la lista prende voti, più eletti saranno pescati dalle liste bloccate, a partire dal capolista che quindi ha certezza di entrare).

Chiaro ora? Aspettate, non abbiamo finito, ci sono altri trucchetti occultati, celati nella legge.

Primo: se scegliamo il candidato dell'uninominale, cioè la persona che davvero ha riscosso la nostra fiducia, il voto va anche ai partiti che lo sostengono - evidentemente all'insaputa della volontà dell'elettore.

Secondo: se scegliamo il partito, il voto va anche al candidato uninominale. Ci risiamo, altra azione all'insaputa dell'elettore.

Terzo: l'elettore, scegliendo il partito, non può esprimere alcuna preferenza:  se scegli un partito, subisci senza alcuna riserva la lista bloccata.

Quarto: conseguenza ne è il fatto che se scegli il candidato dell’uninominale scegli anche il partito che lo sostiene, e quindi sostieni implicitamente i candidati di tale partito nel listino bloccato del proporzionale.

E' un po' un gioco degli specchi: voti per Rossi, ma attraverso riflessioni ingannevoli in realtà stai votando per Bianchi. E magari Bianchi non lo conosci neppure, o peggio sapendolo non lo avresti mai votato.

Non è ancora finita. Ecco un'altra chicca. Sappiamo che entrano in Parlamento solo le forze politiche che superano la soglia di sbarramento del 3 percento. Il punto è che i voti non sono tutti uguali: i voti ai partiti non coalizzati sono ripartiti tra tutte le liste che superano la soglia del 3 percento, mentre i voti ai partiti coalizzati che superano l'1 percento sono ripartiti solo tra le forze della stessa coalizione.

Non avete ben capito? Bene, facciamo un esempio calzante. Civica Popolare, piccola lista di Beatrice Lorenzin. Diciamo che supera l'1 ma non il 3 percento. Per quanto detto, i voti al suo simbolo sono redistribuiti tra i partiti che nella coalizione di centrosinistra superano il 3 percento, verosimilmente il PD e la lista di Emma Bonino, PiùEuropa. Ossia, un voto ad un esponente ex berlusconiano - Lorenzin o Casini, fate voi - finisce alla forza radicale di Emma Bonino, che tutti ricorderanno non avesse proprio un pensiero filo berlusconiano. Stesso succede al centrodestre: facciamo il caso che Noi con l'Italia - guardando ai nomi, appare chiaramente come un polo di ex democristiani - superi l'1 ma non il 3 percento: i voti vanno quindi di Lorenzo Cesa, di Maurizio Lupi, di Raffaele Fitto e di Gaetano Quagliariello vanno a Matteo Salvini. Come dire: un voto moderato come l'animo democristiano finisce ad alimentare idee decisamente estremiste.

Altro esempio, stavolta applichiamo il primo dei suddetti punti. A Latina facciamo il caso della Giorgia Meloni, candidata per l'uninominale in Parlamento. Proprio la Meloni, quella che organizza manifestazioni "anti - inciucio". Ebbene, se voti Meloni, tale voto è ripartito in quota proporzionale anche a Noi con l’Italia, i democristiani di cui sopra esponenti da sempre di alleanze diciamo 'a tavolino' per reggere governi di non eletti come Gianni Letta, Matteo Renzi o Paolo Gentiloni. Stesso destino, ovvio, per chi vota un candidato della Lega.

Applichiamo invece il secondo punto: prendiamo Vincenzo Mario Domenico D’Ascola, candidato a Reggio Calabria per il centrosinistra all'uninominale al Senato. Con tutto il rispetto, è inequivocabilmente un berlusconiano, oltretutto già eletto parlamentare col PDL, già legale di Giampaolo Tarantini e di Claudio Scajola, attuale socio dello studio di Niccolò Ghedini. Nulla di male o di illecito in tutto ciò, evidentemente, ma l'elettore che vota la lista di centrosinistra ha capito che da una mano ad un fedelissimo di Silvio Berlusconi?

Ancora, applichiamo il terzo punto. Andiamo ad Alba, provincia di Cuneo. Il Movimento Cinque Stelle ha posto a capolista del listino bloccato per il Senato Carlo Martelli, proprio il parlamentare che - insieme ad altri -  ha dovuto ammettere di non aver restituito i bonifici al fondo per le piccole e medie imprese, cioè ha violato le regole grilline. Scelta sua, beninteso, fatto sta che è stato espulso dal Movimento. Intanto però il tempo passa, e nel mentre Martelli sarà eletto - è capolista, appunto. Insomma, voti M5S e fai eleggere un non (più) grillino.

Applichiamo ora il quarto punto. Sesto Fiorentino, candidato all’uninominale del centrosinistra Roberto Giachetti. Noto parlamentare del PD, noto radicale nelle scelte - legittime - come lo sciopero della fame per la riforma elettorale e nei temi sui diritti civili, come ai tempi del dibattito sulla legalizzazione della cannabis, sul biotestamento e sulle unioni unioni civili. Tutto bene, tutto corretto. Ma nello stesso collegio con Giachetti, ossia tra le forze che lo appoggiano, figura anche Civica Popolare. La quale lista nella parte proporzionale candida al secondo posto del listino bloccato - ossia, sicuramente eletto - Gabriele Toccafondi, altro già berlusconiano, poi alfaniano e da sempre ciellino. Ditemi voi un ciellino come la penserebbe sulla legalizzazione della cannabis o sugli altri temi sollevati da Giacchetti. Fermo restando la rispettiva legittimità di opinione e pensiero, il punto è che l'elettore che vota Giachetti magari la pensa come lui, invece sostiene anche Toccafondi, di tutt'altra opinione ed ascendente culturale.

Poi ci sono gli impresentabili. Persone che questo sito non può neanche citare perché, nella nostra strana democrazia, si urta la sensibilità del diretto interessato nel ricordare all'elettorato che qualcuno che si fa chiamare 'onorevole' è stato condannato dalla magistratura, quindi con atto pubblico riferito ad un personaggio pubblico. Ma, guarda un po', ancora calca i corridoi dei palazzi del potere dello Stato. Fate voi allora le deduzioni: pensate ad un ex presidente della regione Lombardia, cercate su Google se è stato condannato per corruzione e per quanti anni, e già che ci siete verificate che è candidato al Senato come capolista di una forza democristiana in tre circoscrizioni della medesima regione. Ecco il finale: un elettore di centrodestra che vuole votare un candidato uninominale nelle circoscrizioni in questione, diciamo un Mario Rossi perfettamente candidabile, involontariamente fornisce una mano per entrare, senza peraltro accorgersene, all'impresentabile condannato.

La soluzione per evitare di portar voti a non voluti ed impresentabili esiste: bisogna votare solo una lista - nell'area voluta - che non è tra quelle dell'impresentabile, e non barrare alcun nome. Ma così si torna indietro al voto al partito. Come facevamo ai tempi del Porcellum. Cioè, si stava meglio quando si stava peggio.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it

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