Giovedì, 12 Dicembre 2013 16:33

e se si uscisse dall'euro?

La crisi dell'euro sta provocando tante reazioni - oltre a grandi disastri socio-economici. Si coalizzano le correnti degli euroscettici, quelli che dicono di tornare alla moneta nazionale. Oppure di aggiungere una seconda moneta euro con una diversa valuta. Traiamo le somme e vediamo gli scenari possibili.

È chiaramente sbagliata la ricetta del rigore in Europa: lo dicono i risultati, spero siamo tutti d'accordo: il perseguimento ottuso del pareggio di bilancio non porta certo alla ripresa dei consumi e della crescita del PIL, anzi.

Ci vogliono politiche economiche espansive, come quando, dopo la Grande Depressione del 1929, negli USA gli operai andavano a costruire ferrovie e autostrade, a spazzare le strade pur di vincere la disoccupazione. Con l'effetto che, anche grazie agli interventi pubblici di sostegno alla domanda, i consumi aumentarono, così come pian piano gli investimenti e l'occupazione.

Questa ricetta è talmente buona che la usa anche Barack Obama: l'economia americana è infatti ripartita grazie alle forti politiche di stimolo fiscale e monetario, combinata a tagli alla spesa pubblica e stimoli monetari e fiscali che hanno riportato in breve tempo il paese alla crescita e ridotto il disavanzo pubblico.

L'Europa no: è ferma, immobile, arroccata al rigore del pareggio di bilancio. Mentre si distrugge ogni speranza per le generazioni a venire, soprattutto nell'area sud dell'Europa.

Ma è troppo semplicistico gridare "via dall'euro", come sbraita Grillo e gli fanno coro vari movimenti antieuropeisti, fino in Francia con Marine Le Pen del Front National. Ci vuole altro, ci vuole un coraggio politico ormai sparito in 13 anni di commissione Barroso. Ci vuole una politica europea più comunitaria e meno germano-centrica, con la Germania che accetti il nuovo statuto della BCE per attuare una strategia monetaria espansionista, in cambio di riforme strutturali dei paesi con debito e deficit elevati (tipo l'Italia).

La zona euro è uscita dalla recessione, questo di dicono, comunque resta sotto la minaccia della deflazione ma soprattutto della disoccupazione e dei debiti eccessivi degli Stati. Di fronte a ciò i fronti populisti si animano, specialmente nei paesi del sud Europa, con l'odio verso le politiche di austerità.

Le soluzioni: uscita dell'euro, la più gridata, o una sua rifondazione attraverso una integrazione rafforzata. L'uscita dall'euro potrebbe avvenire attraverso il ritorno alle monete nazionali nell'Europa del sud insieme alla creazione di una moneta comune nell'Europa del Nord. Oppure in modo più traumatico, attraverso una disintegrazione dell'euro - travolto da crisi politiche ed economiche nazionali e dalle conseguenti speculazioni finanziarie dall'estero.

Parliamone: il primo scenario è un sogno: credete che gli Stati membri si mettano d'accordo su chi esce e chi rimane nell'eurozona, mentre i mercati stanno a guardare? Resta l'ipotesi traumatica, che comporterebbe di sicuro costi elevatissimi per le economie nazionali e potrebbe avere pesanti ricadute recessive globali, in termini di svalutazione della moneta nazionale, calo del PIL e aumento della disoccupazione.

Già, perchè ad esempio in Italia tornare alla lira vorrebbe dire perdere da un giorno all'altro valore ai patrimoni di tutti gli italiani, tornati in una svalutatissima lira. E ricordiamo che siamo un popolo di risparmiatori, sia in termini di patrimonio personale che immobiliare: tutto ciò perderebbe istantaneamente valore, tipo un quarto o un terzo in meno. E la svalutazione "galoppante" prenderebbe il ruolo del famigerato spread.

Unica nota positiva, con la lira l'industria italiana potrebbe tornare a competere sui mercati globali sfruttando le svalutazioni competitive, come succedeva negli anni ottanta. Solo che diventeremmo terra di conquista per chi ha liquidità, più di quanto non stia avvenendo ora: un Paese in saldo, insomma.

Ed ovviamente con un debito pubblico in lire assolutamente aumentato, una presumibile fuga di capitali all'estero (dove ci sono le monete "forti", tipo sterlina o dollaro) e quindi la disintegrazione del sistema bancario, pilastro dell'economia italiana.

Ma non è finita: morirebbe anche il Mercato Comune Europeo, il MEC di una volta: secondo gli economisti ciò porterebbe a una perdita secca del PIL ell'eurozona di un altro 5% ed una diminuzione del reddito annuo procapite di 4.000-5.000 euro.

CIliegina, semmai ce ne fosse bisogno, l'economia mondiale crollerebbe in una profonda recessione. Strano ma vero. E qui arriviamo al colpo di scena: in Africa i capi di stato di Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda e Burundi il 30 novembre, a Kampala, hanno firmato un protocollo che li impegna a creare nei prossimi dieci anni un'unione monetaria dei paesi dell'Est Africa. Insomma, questi leader africani stanno lavorando per creare un mercato comune e una singola unione doganale, scommettendo sull'integrazione per aumentare gli scambi e la crescita economica dell'area. E non è il solo tentativo: di moneta unica e mercato unico in Africa: tre mesi fa anche i leader dei Paesi dell'Africa Occidentale, tra cui Nigeria, Ghana, hanno siglato un analogo protocollo per l'introduzione di una valuta comune dal 2015.

Insomma, in Europa i populisti urlano l'uscita dall'euro come l'unica soluzione alla crisi, mentre in Africa c'è chi lavora per riuscire, a breve, ad adottare una moneta unica.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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