Lunedì, 04 Gennaio 2016 19:19

è iniziato l'anno del bail in

Da pochi giorni il "bail in" è diventato attivo a tutti gli effetti. D'altronde, come dicono al governo, "è l'Europa che ce lo chiede". Fatto sta che rappresenta un rischio concreto anche per i correntisti delle banche, non solo per azionisti e detentori di obbligazioni subordinate. Ma con un po' di attenzione si può cercare di evitare il peggio. Vediamo come.

Dal primo gennaio scorso, le banche italiane sono soggette alla direttiva UE concernente il "bail-in", con le più o meno note implicazioni non solamente per gli istituti, ma più propriamente per il loro rapporto con i clienti. In soldoni, è il caso di dirlo, questi ultimi potrebbero essere chiamati a contribuire con i propri risparmi depositati in varie forme, vedremo quali, nel caso si rendesse necessario il salvataggio della loro banca. E' la fine dell'era del risparmio a rischio zero.

Andiamo per ordine, vedendo in dettaglio cosa dice la direttiva UE, recepita dalla nostra legislazione negli ultimi mesi del 2015.

Essa impone alle banche, in caso di necessità, di risanare le proprie pendenze passando per gli azionisti, gli obbligazionisti e, in ultima istanza, i correntisti, prima di battere cassa allo Stato nazionale e, infine, al Fondo Monetario Internazionale, transitoriamente suddiviso in compartimenti nazionali. Cioè, le banche in crisi non potranno ottenere aiuti pubblici se prima non avranno caricato le perdite ricorrendo ai suddetti soggetti.

Nell'ordine, ad essere soggette al meccanismo di salvataggio "interno", il bail in appunto, sono gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, gli obbligazionisti ordinari o senior ed infine i correntisti con conti superiori ai 100 mila euro. I soggetti esclusi dalla misura sono i detentori di "covered bond", di conti bancari fino a 100 mila euro, nonché gli altri creditori della banca, come i dipendenti e non saranno mai oggetto di esproprio i beni depositati in banca dai risparmiatori nelle cassette di sicurezza (oro, contanti, oggetti di valore, etc.), proprio in quanto non sono di proprietà della banca, che funge da semplice erogatore di un servizio di locazione.

In pratica, una banca in difficoltà e che rischiasse il crac dovrebbe azzerare inizialmente il valore delle azioni. Ossia, le azioni possedute dai risparmiatori diventerebbero subito carta straccia. Poi, se questo provvedimento dovesse risultare insufficiente a coprire le perdite, si passerebbe ad intaccare la categoria successiva, ovvero gli obbligazionisti subordinati, e così via come detto sopra fino ad arrivare ai correntisti.

Facciamo subito una precisazione. Se dopo il salvataggio delle quattro banche recentemente colte dalla misura (di fatto preventiva) è naturale che si sia diffusa la paura tra i correntisti, è opportuno ricordare che il governo deve impedire l'esproprio dei conti correnti e deposito anche per le cifre al di sopra dei 100 mila euro, proprio nei casi in cui il rischio collaterale sarebbe di destabilizzazione finanziaria, cioè comportasse il rischio di contagio verso altri istituti: sarebbe il caos.

E quindi, cosa rischiano davvero i risparmiatori con conti sopra i 100mila euro? Immaginate davvero che un governo non si avvalga della clausola per impedire che scatti un esproprio ai danni dei risparmiatori, di fatto politicamente costoso ed insostenibile? Aldilà della valutazione politica, nel caso fossero toccati i conti bancari dei clienti di una banca evidentemente il panico si diffonderebbe nel giro di qualche minuto presso tutte le banche, anche quelle sane. La nostra è la terza economia dell'Eurozona: immaginate come si diffonderebbero le immagini dei clienti disperati agli sportelli, agli occhi dei risparmiatori tedeschi, francesi, spagnoli e via dicendo.

Certo, l'ultima cosa che si dovrebbe fare è ignorare quanto accaduto tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre, quando il governo Renzi ha salvato quattro banche minori (Carife, Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti), azzerando il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate. E' comunque un fatto gravissimo. Ma resta il fatto che con l'introduzione del bail in coloro che rischiano maggiormente sono azionisti e obbligazionisti. E si badi bene, non solo quelli subordinati: tutti i bond, anche quelli ordinari non garantiti, potranno verosimilmente essere intaccati nel caso di necessità, per cui bisognerà prestare maggiore attenzione ai titoli acquistati, perché farsi allettare dal solo rendimento sarebbe semplicemente folle.

Facendo due conti, a settembre 2015 i bond bancari in circolazione risultavano pari a 216,9 miliardi di euro - 72,7 miliardi in meno di un anno prima. Sono obbligazioni potenzialmente a rischio, così come le azioni, anche se appena un po' meno (comunque, le valutazioni vanno effettuate caso per caso). Globalmente, i grossi gruppi bancari italiani sono sostanzialmente solidi, come dimostrano i risultati degli stress test: il vero rischio potrebbe essere per loro la necessità di aumentare il capitale per adempiere ai requisiti patrimoniali richiesti dalla BCE. Ma è poco verosimile che per tale motivo si arriverebbe ad azzerare il valore di azioni e obbligazioni.

Ma se proprio si vuole minimizzare il rischio, basterebbe limitarsi a depositare fino a 100mila euro presso una sola banca. Oppure, per quelli con disponibilità maggiori, sarebbe sufficiente accendere conti in più banche, mantenendosi al di sotto della soglia in ciascuna di essa. Ancora, si potrebbe cointestare il conto, visto che il limite riguarda il singolo risparmiatore e non il deposito in sé.

In ogni caso, l'esperienza ha dimostrato che è meglio evitare la miriade di istituti locali, spesso di dimensioni provinciali o al massimo regionali, radicati nel credito cooperativo e la cui gestione è in molti casi improntata a un vero e proprio conflitto d'interesse del management e bilanci a dir poco opachi, come ha dimostrato il caso di Banca Etruria: Pur senza volere scadere nell'allarmismo, per questi istituti drizziamo le antenne anche solo per effettuare un deposito superiore ai 100mila euro.

Anche per queste banche, comunque, la vera conseguenza del bail-in non dovrebbe essere l'esproprio dei risparmi degli italiani, bensì l'aumento di pressioni da parte dei regolatori pubblici perché molti piccoli istituti si fondino e diano vita a un sistema bancario meno frastagliato, più robusto e più sicuro per i clienti.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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