Venerdì, 20 Settembre 2013 12:52

dove finiscono i soldi del canone: le "aziende dei figli di"

I grillini le chiamano le "Happy Five": aziende dai cognomi noti che ricevono fiumi di soldi dalla RAI per le fiction. La domanda: ora che sappiamo i nomi, cambierà qualcosa nella selezione delle aziende e soprattutto nella negoziazione dei prezzi?

Sul blog di Beppe Grillo compaiono i nomi delle c.d. Happy Five, le cinque case di produzione di fiction da anni pagate profumatamente della RAI: circa un miliardo ricevuto dalla tv pubblica da cinque anni a questa parte. Ovviamente i grillini avevano sottolineato la poca trasparenza di questa situazione, anche per voce del loro "infiltrato" alla Commissione di Vigilanza RAI, il deputato Roberto Fico.

In dettaglio, l'onorevole Fico ha ottenuto i primi tre nomi durante l'audizione della Direttrice di RAI fiction, Eleonora Andreatta. Per le fiction 2013 stiamo parlando di una torta di 194 milioni di euro. Andiamo per ordine.

La prima beneficiaria della torta, che quindi si aggiudica la fetta più grossa, è la LUX VIDE, simpatico nome della azienda fondata da Ettore Bernabei, ex Direttore Generale della RAI per chi avesse la memoria corta: oggi l'azienda è condotta dalla figlia Matilde, un po' come funziona in Mediaset per Marina Berlusconi o a Miss Italia per Patrizia Mirigliani. Ad esempio, produce la fiction "Don Matteo" piuttosto che le serie legate ad argomenti biblici.

Seconda fetta alla Fremantle Media, il cui amministratore delegato è Lorenzo Mieli, altro cognome noto: infatti, si tratta di Paolo figlio dell'ex direttore del Corriere della Sera. Ad esempio, produce la fiction "Un posto al sole" e, a suo tempo, "casa Vianello".

Terza fetta va alla PUBLISPEI, azienda fondata da Gianni Ravera, il noto cantante degli anni '50, e attualmente gestita da Verdiana Bixio, figlia del socio di Ravera. Insomma, ancora di generazione in generazione. Ad esempio, produce la fiction "i Cesaroni" e "Un medico in famiglia".

Per le altre due aziende i grillini ci daranno maggiori dettagli, per poi magari scoprire che il sistema è sempre lo stesso. Globalmente, comunque, Eleonora Andreatta ha spiegato come attualmente: "non esista una grande concentrazione di società e negli ultimi 5 anni quelle che hanno avuto rapporti più stabili con la RAI sono cambiate". Le tre citate, insomma, "sono quelle che occupano costantemente le prime posizioni ed è perché sono legate da tempo a titoli di successo per il pubblico RAI. Le altre società variano a seconda degli anni e delle serie prodotte".

Ovvio illazionare sul fatto che, pur riconoscendo un certo successo alle serie prodotte dalle aziende citate, è difficile dire che sono le migliori se da anni, come si dice in gergo, sempre i soliti di aggiudicano l'appalto. Continuando, la direttrice ha posto l'accento su alcuni costi di produzione, a suo dire ridotti dai 750 mila euro per un'ora di girato a "soli" 600 mila euro. Mentre i grillini insistono sull'evidente e stridente questione "parentale": i nomi delle società rimandano a famiglie prestigiose, come le chiama l'onorevole Fico "le aziende dei figli di".

 

FONTE: http://www.beppegrillo.it

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