Giovedì, 18 Luglio 2013 14:46

doppi incarichi, doppi stipendi. la casta non molla

A ben ricordare, uno dei tanti proclami del nuovo e giovane governo è stato proprio quello di abolire doppi incarichi e, soprattutto, doppi stipendi. Invece ieri notte, mentre tutti dormivamo sonni tranquilli, la casta ha saldamente difeso i suoi interessi. Nulla di nuovo, per carità...

Si parla di doppi incarichi. E, naturalmente, doppi stipendi.

A tal riguardo, in Parlamento, esattamente in commissione Affari Costituzionali e Bilancio, è stata approvata nella notte una norma che non può che far discutere, a dir poco impopolare di questi tempi.

Mentre viene sbandierato ogni articolo - o proposito ivi celato - del "decreto del fare", mentre si dibatte e si pontifica - senza  effetti positivi largamente tangibili, almeno finora - di temi occupazionali e di crescita economica, gettiamo un occhio su un piccolo, quasi invisibile emendamento promosso dal Ignazio Abrignani (PDL), ed immediatamente controfirmato da Nico Stumpo (PD) e da Martina Nardi (SEL). Oggetto: difendere la posizione contro la legge con cui Giulio Tremonti aveva stabilito l'incompatibilità di ruoli di governo per coloro che ricoprono già una carica di sindaco. Esempio tipico, il sindaco parlamentare / senatore.

Con questo breve balletto di firme, incredibilmente veloce e notturno, il ruolo di sindaco eletto al ruolo politico nazionale è salvo: il codicillo consente il doppio incarico, a patto che il comune in questione non superi i cinquemila abitanti. In pratica, quasi tutti gli onorevoli interessati hanno il doppio stipendio salvo. Oltretutto, Tremonti aveva stabilito che l'incompatibilità sarebbe iniziata dalle prossime elezioni politiche, cioè quelle dello scorso febbraio, mentre l'emendamento nottambulo sposta l'asticella verso le prossime elezioni comunali. Così i prodi sindaci possono conservare il loro diritto al doppio mandato fino alla fine.

L'emendamento salva-sindaci prevede che "ai fini del contenimento della spesa pubblica per lo svolgimento delle elezioni, il decreto legge 13 agosto 2011 dovrà essere letto nel senso che la causa di incompatibilità si applica solo per quei sindaci la cui elezione si sia tenuta dopo la data di entrata in vigore del decreto". Insomma, tutti i sindaci eletti nel 2009 hanno il doppio incarico assolutamente in salvo.

Subito invaso dalle polemiche, Abrignani ha commentato che il numero coinvolto nella norma è assolutamente risicato: "In realtà – ha spiegato – sono soltanto diciotto i parlamentari che potranno proseguire l'incarico, una cifra che non giustifica scandali". Certo, magari non si tratta di un impatto economico clamorosamente elevato, ma comunque stona con i bei proponimenti del c.d. "decreto del fare".

Per esempio, Mara Carfagna ha subito commentato: "Una norma profondamente sbagliata" - già, ma voluta da un suo "collega" di partito - "Posso già affermare che in aula voterò contro. Non si tratta di una decisione contra personam, ma di un una scelta dettata dal buon senso”. A quanto pare la Carfagna ha risentimenti contro il corregionale De Luca, primo cittadino di Salerno, che ricopre anche la carica di commissario provinciale del partito nella città campana.

La Carfagna continua così: "Consentire di cumulare più cariche è un errore in un momento così delicato per il nostro paese, è un segnale negativo che non può essere giustificato. Dal messaggio che si manda ai cittadini, poi, se ne trae uno scenario deleterio: uno schiaffo a tutti quelli che chiedono correttezza e trasparenza".

Prossima puntata: il governo, venerdì prossimo, metterà la fiducia al decreto. Insieme alla norma in parola. Staremo a vedere se vinceranno i sindaci o la Carfagna.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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