Venerdì, 10 Gennaio 2014 13:00

dopo due anni, la verità oltre il tunnel

A chi dice che vede la luce in fondo al tunnel, lui solo però, a chi sorride allo spread che ha un valore basso, ma poi dimentica che il popolo vive con stipendi e tasse, a tutti questi che fanno propaganda si propongono, a due anni dall'inizio delle larghe intese, i numeri. Quelli parlano da soli, ed urlano allo scandalo ed alla menzogna della politica. Buona lettura.

Tutto è cominciato oltre due anni fa, con la caduta del governo Berlusconi, nel novembre del 2011. L'Italia è entrata nella nuova dimensione politica della gestione dell'emergenza finanziaria ed economica, con governi tecnici e di larghe intese. Tutti governi non legittimati dal voto popolare, beninteso. Facciamo un bilancio, per capire se questa "cura" ci sta facendo bene.

Il PIL del 2013 non è ancora noto - stanno chiudendo i conti ora - ma ad occhio e croce possiamo dire che l'anno si è chiuso con un calo dell'1,8%, dopo il calo del 2,5% del 2012. Poi, volendo credere che d'ora in poi ogni cosa andrà per il verso giusto, il PIL potrebbe crescere di un mezzo punto percentuale - un'inezia, insomma. Il fatto è che oggi siamo ancora a nove punti sotto i livelli del 2007, ultimo anno prima della crisi.

I consumi: a novembre 2013 risultavano ancora in calo annuo del 2%. La fonte è CONFCOMMERCIO, che stima all'1,5% la riduzione del potere di acquisto delle famiglie italiane nei primi 9 mesi del 2013 e del 2,5% il calo annuo della spesa delle famiglie. Parlando di consumi elettrici - tipici indicatori dello stato di salute dell'economia - questi sono scesi del 3,4% nel 2013 su base annua, una percentuale addirittura doppia di quella del 2012. Sotto Natale, addirittura, i consumi sono crollati dell'8% rispetto all'anno precedente. Con un risultato drammatico per le imprese: un'impresa storica (cioè con più di 50 anni) su quattro ha chiuso in Italia nel 2013.

Investimenti fissi lordi: in calo del 5,4% su base annua nel 2013 - e ricordiamo il già pessimo calo dell 8,3% del 2012. Rispetto al 2007, inizio della crisi, essi si attestano al 24,4% in meno. E pensiamo: se la tendenza dovesse proseguire nei mesi a venire, si rischia un livello di investimenti più basso del capitale logorato, cioè che vi sia un tasso di sostituzione inferiore al 100%. Per chi ancora non ha capito, in Italia si arriverebbe a "distruggere" capitale per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale - il fenomeno infatti avviene tipicamente durante un evento bellico.

E veniamo alla disoccupazione. Già intorno al 10% nel 2011, sale al 12,7% nel dicembre del 2013: il dato più alto mai rilevato dall'ISTAT. Tradotto, quasi 3,3 milioni di disoccupati, mentre il numero degli occupati si pone al 55,4% contro il 57% di due anni prima. Il dato più allarmante è quello che riguarda la disoccupazione giovanile (cioè nella fascia di età tra 15 e 24 anni), arrivata ormai al 41,6%: quasi un giovane su due è disoccupato.

La produzione industriale sembra in fase di recupero recentissimamente - negli ultimi mesi, cioè - ma resta sempre del 20% più bassa rispetto al 2007. Analogamente, il rapporto tra deficit e PIL è passato dal 3,9% nel 2011 al 3% nel 2013, anche considerando i magheggi contabili che hanno evitato di chiudere l'anno in corso con un disavanzo stimato in termini effettivi intorno al 3,5% del PIL. Tutto ciò vanificando le formule finanziarie "lacrime e sangue” del governo Monti e poi Letta, che dal 2009 ad oggi hanno ammontato a 109 miliardi, pari al 7% del PIL, di cui tre punti di maggiori tasse e imposte e 2,9 punti del PIL di tagli.

Il debito pubblico italiano è il vero fallimento delle larghe intese, il campanello d'allarme che non sta andando nel vero giusto: inferiore al 120% del PIL nel 2011, oggi è salito fino al 129,8% (al netto dei sostegni europei). E dovrebbe continuare a salire anche quest'anno, beninteso. Coerentemente, la pressione fiscale è salita al record di sempre, cioè il 44,3% del PIL, e si prevede che si attesti al 44,2% nel 2014. Il cosiddetto "total tax rate", ovvero l'ammontare totale di imposte sugli utili delle imprese, è ormai al 65,8%, un tasso inaccettabile per le economie avanzate.

Unico dato positivo, le esportazioni sono in crescita del 2% nel 2012 e dello 0,3% nel 2013, con la previsione di un aumento anche nel 2014 del 4,1%. In ogni caso, è stato e sarà determinante il fattore tasso di cambio dell'euro sul dollaro, con il biglietto verde che si rafforza sulla moneta unica grazie al "tapering" della Federal Reserve. Mentre l'andamento negativo delle importazioni ha contribuito al miglioramento del saldo commerciale.

Questi sono solo alcuni tra gli innumerevoli dati che indicano un peggioramento dell'economia italiana negli ultimi anni: la disoccupazione, la pressione fiscale e l'entità del debito pubblico sono macigni che nessuno del governo vuole o riesce a limare.

FONTE: http://www.investireoggi.it

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