Sabato, 02 Dicembre 2017 12:00

divorzio e separazione: la parola alla donna

Secondo la parte femminile della questione, la moglie e mamma, i problemi con il divorzio sono difficoltà economiche e bambini da accudire. Perché, sempre secondo l'opinione rosa, la normativa in Italia risale ad un modello di famiglia antica e retrograda che ritiene che debba essere principalmente la donna ad occuparsi dei figli. E' proprio così?

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di separazioni e divorzi.

Nessuno può dire, sentendo i pareri di madre e moglie, padre e marito e figli, quale sia la parte che ha ragione. Perché la domanda sarebbe mal posta. L'importante è invece sentire tutte e tre le posizioni, per capire, lato per lato di questo drammatico 'triangolo', quali sono i problemi avvertiti in una situazione del genere.

Cominciamo, per cavalleria, dalla signora.

E' un fatto che, dopo la gravidanza, una donna su tre resta in casa, mamma e casalinga. Perché se rientrassero al lavoro dovrebbero affrontare una triste realtà: salari bassi (ossia, più bassi che i colleghi uomini) e maggiori difficoltà a poter gestire un tempo pieno: il 19 percento delle donne sceglie allora il part time, contro il 6,5 percento degli uomini.

Poi, l'assegno di mantenimento: non tutti i mariti lo pagano come legge impone che facciano: Eugenia Maifredi, presidentessa di Mamme e Papà Separati, spiega: "Più della metà delle madri che si rivolgono alla nostra associazione non riescono a ricevere il mantenimento dall’ex marito: dov’è la convenienza che una donna può avere nel divorziare?". E continua la spiegazione: "La richiesta di tutte la mamme è la stessa: il pacco alimentare. L’immagine dell’ex moglie arpia e arricchita è un falso luogo comune. La verità è che il divorzio è un lusso in Italia e non si può pensare che qualcuno ne esca arricchito".

Il problema delle mamme separate, insomma, è il vile denaro: secondo Francesca Bettio, professoressa di economia presso l’Università di Siena e membro fondatore del portale inGenere.it, "nelle famiglie con capofamiglia donna c’è un maggior rischio di povertà, perché le lavoratrici hanno minori guadagni, minori pensioni, maggiore incidenza dell’affidamento dei figli in caso di divorzio. Le donne lavorano meno anni, meno ore e con un guadagno medio orario più basso".

I dati ISTAT parlano chiaro, d'altronde: a ottobre 2017, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è legata ai carichi familiari: nel secondo trimestre 2017 il tasso di occupazione della fascia femminile  25 - 49 anni è stato l'81 percento per le donne che vivono da sole, il 71 percento per quelle in coppia senza figli ed il 56 percento per le madri. Dai dati emerge inoltre il dato paradossale che le donne in Italia sono mediamente più istruite degli uomini ma il loro tasso di occupazione è ancora molto basso, intorno al 48 percento contro il 67 percento degli uomini.

Sempre secondo l'istituto di statistica, questa disparità parte da una gestione della famiglia che pesa ancora sulle spalle della madre, causa una bassa condivisione nella gestione dei tempi di lavoro e cura. E quindi, le donne lavoratrici sono destinate a carriere più discontinue e retribuzioni più basse, col risultato che, da separate, sono più povere. Secondo Bettio, dati ISTAT alla mano: “A seguito della rottura di un matrimonio le donne subiscono, in media, un peggioramento delle condizioni di vita superiore a quello degli ex compagni ed è maggiore il loro rischio di entrare in povertà".

Insiste anche Maifredi: "Il 50 percento delle nostre assistite non ricevono l’assegno". Quindi, mentre i padri separati lamentano che l’assegno di mantenimento è spesso troppo alto, considerate spese che deve affrontare un uomo separato, la posizione delle donne è che una mamma affidataria non ha solo un affitto o un mutuo da pagare: la lista di spese straordinarie include rette scolastiche, libri, visite mediche, corsi di sport, viaggi studio.

Ancora la Maifredi: "dopo i 40 anni per una donna è molto difficile trovare lavoro. Le fanno credere di non valere più nulla. Figuriamoci quando dice di essere divorziata e con un figlio". Porte chiuse in faccia e suggerimenti di restare a casa ad occuparsi dei bambini, insomma, è la risposta del potenziale datore di lavoro. Anche perché, sempre a detta delle signore, agli uomini fa comodo che siano le donne a perdere il lavoro: le baby sitter costano caro e gli asili chiudono alle 16.30. Prova ne é che all’uomo sono concessi solo tre giorni di congedo di paternità: è chiaro come sia scontato per la società che tutto il peso dei figli debba gravare sulla donna.

Insomma, la parabola della moglie - madre divorziata finisce con una vecchiaia in solitudine, dato che la stragrande maggioranza delle madri divorziate non riesce a rifarsi una vita con un nuovo compagno: la mamma separata è vittima di un comune senso di colpa quando cerca di rifarsi una vita, sottraendo del tempo ai figli.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it

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