Mercoledì, 09 Agosto 2017 12:00

dipendenti delle Camere: tornano gli stipendi no limits

Grazie ad una commissione tutta in quota PD, i dipendenti di Parlamento e Senato tornano ad essere esenti dai limiti stipendiali imposti dalla norma a suo tempo voluta... sempre dal PD. Perché a lavorare per la casta si guadagna bene: un barbiere può arrivare a 136 mila euro annui.

Dopo aver parlato in questo articolo delle vacanze degli onorevoli, torniamo a parlare degli stipendi della casta.

Caduto anche il minimo barlume di 'austerity' del Parlamento e del Senato: a dicembre prossimo termina la misura contenitiva sugli stipendi dei dipendenti di Montecitorio e di Palazzo Madama. E quindi, in assenza di alcun rinnovo della misura né di alcuna norma strutturale in merito, si torna come prima: spese pazze per tutti.

Come il centralinista, il barbiere o l'usciere che per anzianità arrivano a prendere 136 mila euro l'anno - il limite era di 99 mila euro, comunque sempre una cifra fuori misura per il comune mortale. O l'informatico, fino a 152 mila euro annui anziché avere il limite a 106 mila euro. I dirigenti ed i consiglieri parlamentari, poi, avranno emolumenti superiori al celebre tetto dei 240 mila euro annui sancito per tutti i dipendenti pubblici del Belpaese ai tempi del governo Renzi: fino a 358 mila euro l’anno, addirittura una cifra superiore agli appannaggi del presidente Sergio Mattarella.

Il tutto grazie al PD, lo stesso partito che - pensate - aveva proposto e fatto approvare tale norma. Ennesima ipocrisia della politica o semplicemente totale indifferenza della casta per la propria immagine resa agli occhi del popolo?

Certamente è un paradosso, un palese dietro front rispetto alle misure di austerity volute dalla presidente Laura Boldrini - a questo punto, possiamo dire solo apparentemente, evidentemente sulla scia delle riduzioni imposte dal governo per il pubblico impiego. Fatto sta che le delibere emanate a suo tempo dall’Ufficio di Presidenza, ossia dalla Boldrini, sono state impugnate e, nel 2015, è stato deciso che i tagli erano sì legittimi ma non strutturali: valevano solo per un transitorio di tre anni, eventualmente rinnovabile.

Ecco svelato il trucco: al 31 dicembre 2017 scadranno i tre anni, e quindi - senza rinnovo - si tornerà ai magnifici stipendi di cui sopra. Vagando per le Camere - ormai vuote per ferie - giusto un questore della Camera allarga le braccia ed ammette: "Spiace ammetterlo, ma è così".

Stavolta, però, non si tratta del solito ricorso che, inspiegabilmente, la Cassazione accoglie stravolgendo il senso della norma inizialmente diffusa: non è stato un giudice del lavoro ordinario a sentenziare in merito, ma si tratta della decisione di alcuni deputati che formano la Commissione Giurisdizionale per il Personale, un organo della Camera che con questo governo è formato soltanto da deputati PD: Francesco Bonifazi, Fulvio Bonaviticola ed Ernesto Carbone - rispettivamente presidente, relatore e componente effettivo di questo 'tribunalino' interno tanto sensibile ai dipendenti della Camera ed alle loro 'difficoltà economiche'. E, come si diceva, la loro decisione di fatto smentisce una norma fortemente voluta e difesa dalla vice presidente della Camera, Marina Sereni, sempre in quota PD.

Addirittura la loro decisione è stata 'inevitabile', come riferiscono gli stessi deputati della commissione: "Fu l’unica soluzione, perché la delibera di presidenza stabiliva un adeguamento ai tagli del pubblico impiego dove però gli incarichi dirigenziali sono temporanei, mentre i dipendenti della Camera hanno meccanismi di progressione stipendiale non legati all’incarico e disciplinati dal concorso che hanno fatto per l'immissione in ruolo".

Addirittura, se la Camera prorogasse i tagli, verosimilmente i dipendenti farebbero nuovamente ricorso ed i membri della commissione darebbero loro ancora ragione; a quel punto, occorrerebbe restituire le somme trattenute con pure gli interessi.

Di tempo per decidere in merito alla proroga dei limiti stipendiali in questione ce ne è davvero poco - tra ferie ed altre priorità, difficilmente gli onorevoli vorranno cavalcare questa battaglia - anche perché i tempi sono stretti dalla formazione del bilancio, entro il 30 settembre, con cui la Camera deve fornire le previsioni tendenziali di entrata e uscita per ciascun capitolo ai fini della predisposizioni del bilancio di previsione per l’anno prossimo. Sappiamo che il Parlamento riaprirà il 12 settembre, quindi il tempo non c'è. Ammesso che qualcuno voglia cercarlo.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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