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Sabato, 02 Aprile 2016 10:51

dimissioni ministro Guidi: indagato anche il Capo della Marina

Le dimissioni del Ministro Guidi dal MSE, come prevedibile, hanno scoperchiato il vaso di Pandora e azionato la macchina del fango, che non distingue accertamenti d'ufficio da motivate accuse e soprattutto colpevoli da innocenti. Fino al Capo di Stato Maggiore della Marina, l'ammiraglio De Giorgi, indagato in relazione al traffico illecito di rifiuti nell'inchiesta di Potenza.

Le principali testate di oggi titolano messaggi del tipo "il Capo della Marina indagato insieme al compagno della Guidi". Facciamo attenzione e, soprattutto, atteniamoci ai fatti e non alle illazioni: deturpare l'immagine luminosa di una persona associandola a crimini tutti da verificare è successo già troppe volte.

Iniziamo dai racconti dei giornali. La Repubblica, nella sua edizione cartacea, ed il Corriere della Sera sul sito web riferiscono che l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi è indagato per traffico illecito di rifiuti nell’inchiesta promossa dalla procura di Potenza. La stessa indagine che, attraverso le intercettazioni, ha già provocato le dimissioni dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi.

Sempre La Repubblica dice che già a settembre scorso era stato notificato al Capo della Marina un avviso di proroga delle indagini, acccanto all'altro indagato Gianluca Gemelli, cioè il compagno dell’ormai ex ministro Guidi. Le accuse per entrambi erano gravissime: associazione per delinquere, abuso d’ufficio e traffico di influenze, per fatti attinenti l’autorità portuale di Augusta. Ancora, per l'inchiesta di Potenza sull’impianto di Tempa Rossa è iscritto anche un alto dirigente della Ragioneria della Stato, Valter Pastena.

Ed ecco come agisce la macchina del fango: La Repubblica a questo punto elenca i brevi tratti della luminosa carriera ed ambiziosi traguardi raggiunti dall'ammiraglio, come se - ancora prima di capire chi è reo e chi no - fosse in discussione tutta la carriera del militare: figlio di un memorabile Capo della Marina, 62enne ed ormai prossimo alla scadenza del proprio mandato, tra l'altro ideatore dell'operazione "Mare Nostrum”. Ancora, il suo nome riferiscono sia circolato negli ultimi mesi per una candidatura al vertice della Protezione Civile.

Quindi il quotidiano tratteggia le conclusioni: "il suo incarico" - al vertice della Marina - "scade tra poco più di un mese, e le notizie sul coinvolgimento nelle indagini sembrano destinate a segnare la fase finale di una navigazione condotta sempre sfidando le onde. De Giorgi infatti somma l’audacia dei piloti d’aereo all’esperienza del marinaio nel tenere la rotta in ogni situazione, nelle missioni militari come nelle manovre della politica: il mondo a cui ha scelto invece di dedicarsi il figlio Gabriele che, interrompendo la tradizione di famiglia, adesso è nello staff del sottosegretario Domenico Manzione".

La Repubblica si sofferma poi a tratteggiare i tentativi dell'Ammiraglio di allontanare il pensionamento ormai imminente per motivi di età: "Sulla scia di questi successi e facendo leva sulla stima conquistata nell’entourage renziano – l’ammiraglio è l’unico alto ufficiale accreditato di un filo diretto con Palazzo Chigi – De Giorgi in questi mesi ha cercato di allontanare il pensionamento. Nonostante i meriti, le ipotesi di un rinnovo dell’incarico hanno incontrato resistenze in tutti gli ambienti della Difesa. D’altronde il suo orgoglio di marinaio non sempre lo ha visto allinearsi con le istanze di integrazione tra forze armate: nella sua visione, la Marina può intervenire autonomamente nello scacchiere mediterraneo grazie alle due portaerei, ai marò del San Marco e agli agguerriti incursori del Comsubin".

Ora, guardando il tutto in modo il più possibile asettico, sembra buffo, per non dire sospetto, come proprio in coincidenza della conclusione della brillante carriera dell'ammiraglio e soprattutto dell'aprirsi di prospettive importanti - l'estensione della durata del mandato piuttosto che la candidatura ai vertice della Protezione Civile - sia arrivato puntualissimo lo "sgambetto" della magistratura. La verità o meno dei fatti verrà accertata nelle sedi opportune, ma le tempistiche di attivazione della macchina delle indagini e della stampa in parallelo dovrebbe farci pensare.

 

FONTE: http://www.repubblica.it

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