Martedì, 20 Dicembre 2016 15:41

decreto salva risparmio: in realtà salva le banche e ci costa almeno 300 euro

Il governo Gentiloni si sbriga subito a varare un decreto che chiama 'salva risparmio'. Dovrebbe invece chiamarsi 'salva banche', con i soldi nostri ovviamente. Ancora una volta cambiano le face di chi è al timone dell'Italia, ma la sostanza non cambia.

Subito dopo l'insediamento di Gentiloni come nuovo premier, avevamo ricordato in questo articolo le questioni che richiedevano immediata soluzione da parte del governo. Vediamo oggi le geniali soluzioni al problema più urgente - non certo dal punto di vista del cittadino.

Aldilà dello slogan - cui peraltro ormai ci siamo abituati, dal 'decreto del fare' al 'salva Italia' al 'la buona scuola' - ci è noto che il neo governo del premier Gentiloni ha stanziato 20 miliardi di euro allo scopo di salvare il sistema bancario italiano, da tempo in crisi. E, come noto, la banca maggiormente sofferente è MPS.

A questo punto non si capisce bene i risparmi di chi verranno salvati, come recita il titolo del decreto: il ricco paracadute ce lo mette lo Stato, che essenzialmente sostiene l’aumento di capitale del Monte dei Paschi, quindi è verosimile che gli obbligazionisti subordinati verranno velocemente schiacciati da una conversione forzata in azioni il cui valore è ancora tutto da decidere. Non sono allora i risparmi degli obbligazionisti a salvarsi, questo è certo.

E non si salveranno neanche i risparmi dei cittadini, a maggior ragione quelli che con la banca senese non c'entrano nulla: un intervento pubblico di tale portata al sistema bancario nazionale come andrà finanziato, secondo voi? Ovvio, nell'unico modo che lo Stato conosce, le tasse. Ossia, la manovra da 20 miliardi di euro comporterà un incremento della fiscalità generale stimabile in non meno di 300 - 330 euro a cittadino. O peggio: considerato che non tutti i cittadini saranno paganti, cioè potranno pagare questa nuova tassa perché già oltremodo vessati da quelle già in vigore (essi ammontano a non meno del 10 percento della popolazione), i paganti come i soliti dipendenti statali e pensionati pagheranno per tutti, quindi ben oltre l'importo suddetto.

Vediamo di capire meglio come giunge la mossa del governo sottesa dal decreto in questione. MPS ormai tenta di rendere meno oneroso l'aumento di capitale (atteso fino a 5 miliardi di euro) agli investitori istituzionali, giocando un brutto tiro agli obbligazionisti subordinati - di fatto, dopo gli azionisti, sono quelli meno tutelati appena arrivano le difficoltà finanziarie di un emittente. E quindi, si cerca di racimolare più adesioni possibili dalla conversione in azioni MPS, in modo da consentire ai grandi investitori - gli 'anchor investors' - di entrare in MPS col un rischio più basso possibile e quindi con prospettive di guadagno migliori.

Sappiamo che la risposta all’offerta di conversione di bond subordinati MPS in azioni si è arrestata a poco più di 1 miliardo di euro per gli istituzionali a fine novembre, e che gli obbligazionisti retail hanno invece finora supportato con 150 milioni di euro contro un potenziale di 2,16 miliardi - si parla dei bond MPS Upper Tier II 2008-2018. Ecco allora spiegate le intenzioni del governo: diffondere un po’ di 'sano' terrorismo psicologico, sperando di indurre gli indecisi a partecipare per giusta causa (salvare MPS). Altrimenti, è pronta la conversione coatta dei bond acquistati da 42.000 risparmiatori in azioni dal prezzo ancora ignoto. Beninteso: un'operazione del genere si porterebbe dietro una valanga di cause legali, altro che lo scandalo di Banca Marche, Popolare Etruria, CARICHIETI e CARIFE. Capito ora come chi ci governa pensa di tutelare i risparmi di tutti?

In dettaglio, notiamo che i bond MPS subordinati si attestano oggi intorno al 50% del valore nominale: situazione già oggi non certo confortante. Mentre dal lato dei cittadini che nulla hanno a che vedere con MPS, laddove lo Stato dovesse attuare la prevista iniezione di liquidità diventerà immediatamente conseguente un nuovo aumento delle tasse. E già qualcuno subodora un nuovo aumento dell'imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie, piuttosto che l'introduzione di nuovi bolli per le operazioni finanziarie di trading o ancora sul prelievo e versamento di contante allo sportello.

A conti fatti, quindi, che voi siate obbigazionisti del Monte dei Paschi sull'orlo del fallimento o cittadini pronti all'ennesima 'mazzata' fiscale, aderire all'offerta di conversione dei bond MPS potrebbe quindi essere la soluzione meno sfavorevole, sia nell'ottica di permettere un aumento di capitale senza sostegno pubblico (ossia, aumento di tasse) che per invogliare meglio gli investitori istituzionali a entrare nel capitale. Se ciò non dovesse succedere, il governo non farà altro che intervenire forzando MPS a riacquistare le obbligazioni subordinate convertendole in azioni. Ad un prezzo ancora da negoziare, ma presumibilmente meno conveniente di quello attualmente offerto dal mercato.

In finale, il Ministero del Tesoro cercherà in ogni modo di metterci meno soldi possibili, facendo ricadere l'onere dell'operazione sulle obbligazioni subordinate, che oggi pesano per circa 4,29 miliardi di euro.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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