Giovedì, 17 Maggio 2018 10:39

debito pubblico: impossibile cancellarlo

Non è ancora ultimata la discussione sul cosiddetto 'contratto di governo' tra Lega e Movimento 5 Stelle. Tra le tante ipotesi era circolata anche quella di abolire unilateralmente il debito pubblico verso l'Europa. Una balla? Parliamone.

Riprendiamo a parlare, dopo questo articolo, di post elezioni.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio oggi smentiscono di aver concordato, una volta al governo, di chiedere alla BCE il condono di 250 miliardi di euro del debito pubblico italiano accumulato attraverso gli acquisti della BCE di titoli nazionali, il ben noto 'quantitative easing' voluto da Mario Draghi. Ossia, l'idea c'era stata, ne avevano parlato ed abbozzato una versione coerente del contratto di governo, ma poi hanno deciso per una nuova versione del contratto che supera tale idea. Ancora parliamo di bozze del documento, beninteso.

Bozza o non bozza, idea confermata o smentita, diciamolo subito: la richiesta di cancellazione del debito italiano è irricevibile dalla BCE e oltretutto autolesionistica per il Belpaese.

Primo, lo statuto della BCE vieta la monetizzazione i debiti sovrani - e proprio di questo si tratterebbe. E anche se Draghi o il suo successore accettassero, due istanti dopo dovrebbero attendersi uguali richieste da altri governi indebitati dell'Eurozona: Grecia, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Irlanda, Malta, Austria e via dicendo: o tutti o nessuno.

Secondo, non è tecnicamente vero che la BCE detiene 250 miliardi di obbligazioni governative (BTP) al termine, ormai vicino, del QE. Perché l'80 percento degli acquisti di titoli di Stato è attuato da banche centrali nazionali, che quindi si prendono buona parte del relativo rischio. A conti fatti, Francoforte tiene circa 50 miliardi di euro di bond italiani, via Nazionale ben 200 miliardi. Insomma, la cancellazione del debito va chiesta a Bankitalia.

Formalmente non sarebbe un problema ingestibile per la Banca d'Italia: formalmente una banca centrale può operare anche con un patrimonio netto negativo. Però, se BCE e Bankitalia cancellano una posta di attivo, contabilmente si troverebbero a dover compensare la svalutazione con la cancellazione anche di poste di passivo. Cioè, poste di base monetarie, in virtù del fatto che la moneta emessa rappresenta una passività per la banca mentre rispecchia un'attività per altri.

E quindi, ecco come funzionerebbe per BCE e Bankitalia: Francoforte ha acquistato titoli del debito e rilasciato moneta sui mercati. Per l'Italia, ciò vuol dire diventare un'economia senza contante: la nostra banca centrale ha emesso 150 miliardi di euro di banconote e monete disponibili, e non ci siamo con i conti visto che sono 200 i miliardi necessari per il condono del debito. Con il rischio di non poter più rimborsare i debiti verso le nostre banche commerciali. E così comincerebbe una spirale di crisi finanziaria e di liquidità devastanti.

Ma non finirebbe qui. C'è il discorso della fiducia degli investitori: dopo la richiesta di condono del debito da parte del governo a un investitore istituzionale, chi mai comprerebbe titoli di Stato? Saremmo identificati come una economia che non vuole onorare i propri debiti: le agenzie di rating ci declasserebbero all'istante tutti i nostri bond, mentre i capitali stranieri si metterebbero subito in fuga, i rendimenti dei BTP in essere schizzerebbero in alto (visto il rischio sottostante) e il costo di rifinanziamento del debito salirebbe proporzionalmente, con impatti devastanti sui conti pubblici. E azzerando i già scarsi margini di manovra fiscali.

Ancora: se gli investitori dei mercati intuissero che la richiesta di cancellazione del debito è solo un anticipo della vera mossa strategica, quella di portare l'Italia fuori dall’euro, le vendite di bond scenderebbero a pioggia, in un fuggi fuggi generale, e lo spread non lo terrebbe a freno più nessuno: nessun istituto sovrannazionale potrebbe giustificare acquisti di titoli di Stato a protezione dello spread, visto che si tratterebbe di uno Stato che vuole sottrarsi agli obblighi che tali titoli comportano.

Finale: chiedere la cancellazione di parte del nostro debito sovrano - alla BCE o a Bankitalia - avrebbe effetti drammatici sui mercati finanziari, per via dei timori di una ristrutturazione generalizzata e, peggio ancora, di uscita dall'Eurozona. E l'abbiamo imparato diverse volte nel corso degli ultimi governi tecnici: queste profezie si auto alimentano di paure, rumori e proiezioni disastrose, e alla fine ledono la fiducia degli investitori, anche se poi non si avverano. E con la fiducia degli investitori non si scherza.

FONTE: https://www.investireoggi.it

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