Venerdì, 26 Ottobre 2012 14:00

debito pubblico: ce la faremo a risollevarci?

Oggi ammonta a circa 2 mila miliardi di euro. Un numero impossibile da immaginare - figuriamoci in lire! La soluzione, ammesso che qualcuno dei palazzi voglia davvero cercarla, non è certo ciò che sta succedendo in questi giorni: per far cassa si chiedono sempre più tasse, le quali bloccano la crescita. Ed il rapporto debito / PIL ovviamente ne risente. In peggio: né crescita né riduzione del rapporto debito / PIL.

La cifra esatta è di 1.975,631 miliardi di euro. Questo il debito pubblico dell’Italia nel mese di agosto, per come rilevato della Banca d’Italia. Il mese precedente era addirittura 1.977,494 miliardi, quindi come dire che era di 2 miliardi in più. Paragonati al PIL (prodotto interno lordo), si parla del 126,1%.

Ma allora, facciamo enormi sacrifici e non si vedono i risultati: perché? Elementare: il rapporto tra debito e PIL peggiore quanto più aumenta il primo a dispetto del secondo. Ora, il debito varia con il deficit, cioè la differenza tra entrate e spese dello Stato. Il PIL, invece, varia con la crescita annua della ricchezza prodotta più l’inflazione. Ancora, il deficit dipende dalla somma del disavanzo fiscale e degli oneri pagati annualmente sul debito accumulato. Alla fine, tutti questi fattori entrano nel calcolo del rapporto debito / PIL.

Dal 2007 il rapporto debito/PIL è andato sempre crescendo: infatti, nel 2008 il PIL si è contratto dell’1%, per effetto della crisi finanziaria esplosa negli USA, mentre il deficit pubblico iniziò a crescere, per via dell’erosione delle entrate. Nel 2009 eravamo già al 116%, conseguenza di un crollo del PIL del 5,3% e di un deficit altrettanto alto. Da allora, il rapporto è sempre cresciuto, in quanto la crescita nominale del PIL è stata insufficiente a tenere il passo della crescita dell’indebitamento pubblico, a sua volta esploso per via di un alto deficit fiscale e di un aumento degli oneri per rifinanziare il debito pregresso. Anche quest’anno si prevede una recrudescenza del fenomeno, vista la profonda recessione in corso che dovrebbe determinare un calo del PIL di almeno il 2,5%, mentre il deficit pubblico dovrebbe attestarsi tra il 2,5% e il 3% del PIL.

Non bisogna inoltre fare l'errore di pensare che tutto il debito pubblico - i circa 2.000 miliardi di euro - sia quotato sul mercato secondario, nel senso che si trovi in forma di titoli di stato. Infatti, di questi sono bond pubblici solo 1611 miliardi circa - dato di marco. Infatti, non tutti i debiti contratti avvengo attraverso l'emissione di obbligazioni - i bond.

Ad esempio, il debito può essere in forma di mutuo bancario, quindi non quotato sul mercato ma sempre debito pubblico. E' il caso delle amministrazioni pubbliche locali (regioni, province e comuni) detengono complessivamente un debito di quasi 200 miliardi di euro, per la quasi totalità espresso nella forma di mutui e prestiti dal Tesoro, quindi, non quotato sul mercato.

Alla fine verso chi lo Stato è debitore? Chi ha in mano le "cambiali"? Banche e istituzioni finanziarie risultano creditrici dello Stato italiano per il 45,9% del nostro debito totale - dato di marzo - mentre i privati - famiglie e imprese - detengono una quota del 14,17%. Segue la Banca d’Italia con il 4,73%. Un’altra fetta del 35,18% è nelle mani di creditori stranieri, i quali, tuttavia, salgono al 41,5%, quando ci riferiamo al debito quotato. Quest’ultimo dato è dimostrativo anche del favore che i nostri titoli pubblici incontrano tra gli investitori stranieri, malgrado negli ultimi mesi il rapporto si è un po' incrinato, per via della crisi di fiducia nell’Eurozona.

Ok, tutto chiaro. Ma allora, come si può abbassare il debito? Come usciamo dalla situazione? La risposta non è banale: dipende. Dipende, tanto per cominciare, dalle dinamiche della crescita e del deficit pubblico italiano. Ovviamente occorre agire su due fronti: accelerare il tasso di crescita del PIL nel medio-lungo termine e pareggiare costantemente i conti pubblici. Se, ad esempio, riuscissimo in tale operazione sin dal 2013 (ipotesi praticamente impossibile), con una crescita nominale del PIL del 4% annua (PIL reale+inflazione) e con deficit zero, da qui al 2020, il debito scenderebbe a poco più del 92%. Si capisce benissimo, quindi, come il rilancio della crescita e il pareggio di bilancio debbano essere obiettivi di lungo periodo, irrinunciabili per risanare la nostra economia.

Nel breve periodo, grazie al governo Monti, i due obiettivi - crescita e riduzione del debito - sono risultati incompatibili: per pagare i debiti sono aumentatele tasse, le quali certo non agevolano la crescita. Per carità: non che altri governi si siano comportati diversamente. Però a furia di imporre tasse e di tagliare le spese per ridurre il deficit, il PIL crolla, quindi per assurdo il debito aumenta percentualmente sul PIL. Insomma, tanti sacrifici per nulla.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

 

Letto 954 volte