Mercoledì, 31 Ottobre 2012 19:23

dal 2014 le province passeranno da 86 a 51

Al 2014, ben 35 province saranno soppresse, quasi la metà di quella attualmente esistenti. In teoria è un passaggio notevole del governo Monti, che potrà permettere importanti tagli alla spesa. In pratica, è in parte un ritorno al passato: alcune regioni ultimamente si erano arricchite di province dalle dimensioni surreali. Ora si fa un buon passo indietro. Chissà come sistemeranno i presidenti di provincia "disoccupati"?

Il taglio delle province minori, poco meno della metà delle esistenti, è oggi realtà: il consiglio dei ministri, sulla scia degli obiettivi fissati dalla spending review, ha approvato il decreto legge sul riordino. “Il processo è irreversibile" ha detto il ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi.  A dirla tutta, erano state ipotizzare misure addirittura più drastiche, come confessa il ministro: "il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province".

Patroni Griffi ha aggiunto che “da gennaio e coerentemente con la governance, verranno meno le giunte provinciali e nella fase di transizione sarà possibile per il Presidente delegare non più di tre consiglieri. Questo fino a quando il sistema non andrà a regime nel 2014″. Da novembre 2013, invece, si terranno le elezioni per decidere i nuovi vertici.

La disciplina manca però per le province delle regioni a statuto speciale: il governo si occuperà in seguito della cosa, concedendo ad ogni decisione in merito 6 mesi di tempo in più.

Per assicurare l’effettività del riordino delle province senza necessità di ulteriori interventi legislativi, il governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati ed adempimenti preparatori "garantiti dall'eventuale intervento sostitutivo di commissari ad acta". Parimenti, è previsto il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali e l'abolizione degli assessorati. Gli organi politici dovranno avere sede esclusivamente nelle città capoluogo, e sempre dal 1 gennaio 2014 diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese realizzando, alla fine, il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e, tuttavia, finora incompiuto. 

E veniamo alla nuova carta d'Italia: ecco le nuove macro-province.

PIEMONTE: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli; LIGURIA: Imperia-Savona, Genova, La Spezia; LOMBARDIA: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia. VENETO: Verona-Rovigo, Vicenza, Padova-Treviso, Belluno, Venezia; EMILIA ROMAGNA: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini; TOSCANA: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno. MARCHE: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno. UMBRIA: Perugia-Terni. LAZIO: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone. ABRUZZO: L’Aquila-Teramo, Pescara-Chieti. MOLISE: Campobasso-Isernia. CAMPANIA: Napoli, Caserta, Benevento-Avellino, Salerno. PUGLIA: Bari, Foggia-Andria-Barletta-Trani, Taranto-Brindisi, Lecce. BASILICATA: Potenza-Matera. CALABRIA: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.

Come detto, rimangono fuori le 5 regioni a statuto speciale, per le quali il governo ha ancora 6 mesi di tempo.

Viene da chiedersi un certo numero di cose. Primo, dove sistemeranno i tanti politici della casta che occupavano quelle poltrone strapagate, e parimenti tutti gli statali che oggi vi lavorano. Secondo, come ricicleranno i palazzi finora occupati dagli uffici della provincia. Terzo, se le funzioni svolte dalle province vengono assorbite dalle regioni o dai comuni. Staremo a vedere.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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